Visualizzazione post con etichetta rondoni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta rondoni. Mostra tutti i post

martedì 31 dicembre 2013

Te deum del cuore (D. Rondoni)

E ora che l’anno finisce, il cuore deve de­cidere da che parte stare. Il cuore, che è la sede delle decisioni che davvero segnano l’esistenza, come dice la Bibbia. E il nostro cuore, adesso che finisce un anno duro e pie­no di fatiche, deve decidere: lamento o gra­titudine? È sempre così. Di fronte a un anno che passa, come di fronte al viso dei propri figli, o delle persone che ti trovi accanto. Hai mille motivi per lamentarti, cuore nostro. Mil­le motivi per dare voce alle ferite. Alle delu­sioni. Ai torti subiti. Mille motivi per far par­lare la lingua amara della rivendicazione. O la lingua stanca dell’avvilimento.
Molte notizie che anche oggi troviamo sui giornali farebbero salire parole dure dal cuo­re. Ma come c’è la durezza della pena, c’è an­che la durezza della gioia. La resistenza, la forza della gratitudine. Quella che proviamo per cose che magari sui giornali non ci fini­scono. La gratitudine per le cose da niente che costellano la nostra vita. Per il respiro che ancora ci viene accordato, e il riso e anche per il pianto con cui conosciamo il dolore e l’amore. Le cose che non fanno notizia, co­me il sorriso di un figlio, l’occhiata della per­sona che amiamo, il suo voltarsi quando la salutiamo. Quelle cose da niente che non fan­no notizia, ma che ci suggeriscono una gra­titudine invincibile. E noi vogliamo scegliere di rendere grazie per queste cose da niente. Per la fede dei semplici, papi nel fulgore del loro ministe­ro o ammalati nella penombra della loro of­ferta. Vogliamo ringraziare per tutte le ma­dri che, camminando lavorando soffrendo, non perdono la speranza. E custodiscono l’amore. Per tutti quelli che non fanno no­tizia e fanno andare il mondo, mettendo cu­ra e pazienza in lavori senza onori appa­renti. Gratitudine per la bellezza spavento­sa e dolce di questo posto chiamato Italia, edificato dal genio, dalla fede e dalla opero­sità dei nostri padri, sotto i cui cieli abitia­mo e vediamo panorami per cui vale la pe­na essere venuti al mondo. Il nostro cuore decide di ringraziare, in questa fine d’anno. Per le cose che ci hanno corretto. Per quel­le che, pure facendoci soffrire, ci hanno le­gato di più a ciò che vale. E ringraziare per le cose da niente, i ‘buon­giorno’ scambiati per le scale, i ‘se hai biso­gno di una mano, ci sono’ che ci hanno det­to anche con gesti silenziosi. Vogliamo ren­dere grazie per la benedizione dei bambini nostri e per quelli degli altri. Per i loro visi do­ve tutto reinizia. E per la pazienza dei nostri anziani, che onorano il tempo senza sentir­lo come una ingiustizia, ma come un chiari­mento. Vogliamo ringraziare per la pazienza preziosissima dei sofferenti nel corpo, nella mente. Per chi è restato senza lavoro, ma non senza dignità. Per le cose che non fanno mai notizia, come la cura e l’amicizia offerta da tanti a chi è solo. Per il mare di bene che con onde silenziose sostiene il nostro viaggio.

Ora che l’anno finisce strapperemo il cuore dalle mani del demonio lamentoso che vor­rebbe non farci vedere come i cuori di tutti cercano il bene. Ora che finisce l’anno con tutte le sue ferite e le sconfitte e le perdite, rin­grazieremo per tutti i doni, e per il segreto bene che si nasconde anche nel patimento se una mano ci passa sugli occhi come ai bambini. Ringrazieremo per tutti gli abbrac­ci silenziosi. Per i baci di amicizia e di amo­re scambiati. Per le cose da niente che non fanno notizia ma hanno fatto la vita e la spe­ranza per questo anno che finisce. E ringra­zieremo per il dono più misterioso di tutti, la fede. Per le mani che ce lo hanno offerto, per i volti che lo hanno confermato in mezzo al­le tenebre dell’anno. Per i dolci amici che ci hanno parlato di Lui, Signore buono dell’an­no che va e dell’istante che viene.

lunedì 12 novembre 2012

STABAT MATER


Perché in lui c'è la certezza della Resurrezione
ma ora che sta così male
se lo vuole sentir dire da sua Madre.
Davide Rondoni

martedì 7 agosto 2012

Passione & Madre


IV 

Gesù incontra la Madre


Non so cosa pensare…
Era meglio per lei 
       restare
lontana da qui, 
 e non vedere
cosa fanno patire a suo figlio.
O no, è giusto così, 
che nello sguardo di lei 
lui tiri un respiro, sia un giglio
sulle piaghe…

Io non so cosa pensare…
Come fa il cuore di lei a sopportare,
a vedere ora apertamente
quel che in segreto
custodiva, 
la spada, il lupo che la feriva. 
Teatro così violento.

Io non so come può fare
una madre a essere madre fino in fondo,
di fronte alla morte del figlio
a questa fine del mondo…
Ma lei ha fatto bene a venire
così lui per un attimo 
può riposare lo sguardo, riposare
il cuore. 
Perché lui sente la croce e lei sente la spada. 
Perché lui muore e lei sente di morire.

Perché in lui c’è la certezza della Resurrezione
ma ora che sta così male
se lo vuole sentir dire da sua Madre.

Perché sono insieme 
come ogni madre e ogni 
figlio. E come nessuna
madre e nessun figlio.

Io non so cosa pensare…
Cosa si sono potuti mormorare,
in quella impossibile consolazione,
in quella definitiva, segreta
consolazione
Davide Rondoni, da "Via Crucis dell'amico", Marietti, 2007

martedì 22 maggio 2012

MILANO







Quante volte, Milano/dalla mia terra più dolce/sono arrivato davanti al tuo volto/piatto, senza respiro. E' il tempo dell'amore duro,/è notte, solo notte, è dignità/di sguardi che sanno d'averla/perduta, è il viale dove scendo/come bestia che è pazza a cercare/l'asfalto nero, rapidoe luminoso di pioggia come/uno stordimento./ Pioggia anche la mattina/giù dai vetri larghi al supermarket,/acqua sentita per un istante,/una stretta nel cuore all'uscita/dalle porte a cellula di luce/e giù la testa, di corsa/fino all'entrata confusa nell'auto/tra l'odore dei vestiti bagnati/e la carezza gelida del cellophàn./ Devo scordarmi di lei,/scesa per le scale/del metrò, senza più bellezza per me,/devo scordarmi di me, chiuso/in auto a guardarla senza più pensiero./Devo scordarmi quel tuo nero, Milano,/e il vaniloquio del traffico/sotto l'acqua, e il giorno e l'ora,/scoprire che non c'era/né diritto né speranza, e neanche/amore, ma furore, solo dolce/e demente furore./ Quante volte dalla mia terra più calma/sono venuto al tuo inferno./Mi conoscono i fedeli dei chioschi notturni,/illuminati come stelle gelate, le mosche/che sembrano i maghrebini, i turchi/che stanno intorno a trafficare, ad aver pace./Quante volte sono venuto al tuo inferno,/Milano, a inaugurarlo./E se quella notte speravo in una notte/più calma e di risentire il mare/non era per predare, non era/per gettare il capo in un bianco fuoco,/ma era per avere quiete, quiete/se non amore, quiete un poco./

(da Il Bar del Tempo, Davide Rondoni)







http://www.flickr.com/photos/peacefuleasyfeeling/

martedì 3 aprile 2012

Davide Rondoni: Compianto, Vita

IX

Che cosa è il dolore
per Cristo,

ditemi, cosa significa questo...

Mi commuove dell'artista la lena?
L'aver fermato in un crampo il vento
la piegatura che dà ombra
e rivela,
la maestrìa piena
e ad altre sodale
che han disseminato il campo
tra quattrocento e per due secoli avanti
per i fedeli semplici, per gli ignoranti?

Io ignoro come loro.
Anzi di più.
Io non sono
con tutto il secolo infausto
di dolore abbastanza
esposto, un secolo
che dalle sue sepolture disperse
grida, rivendica, geme
non sono abbastanza
esposto, non sono ancora
come voi in quest'ombra
perso.

Io non so più
il dolore per Cristo.
Non sapevo cos'è perdere Gesù, cos'era...
Non lo sapevo.
E' disperazione finale
nella figura ventosa, nella figura
rugosa, e nell'uomo che si tiene
su il viso

nel loro vedere il niente
aver vinto su Dio,
nel veder chiuso cadere
il cristiano sorriso.

Non lo sapevo io, che ne potevo sapere...

E' vedere il corpo che l'infinito aveva preso
abbattuto, arreso.

E' vedere ogni cielo chiuso.

Vedere con gli occhi che avevano creduto
Lui vinto, atterrato.

Niccolò, tu me lo hai fatto vedere.

Dove ha fine la speranza, dove cede

Qui nulla si risparmia.

Brucia nel vuoto, viola la notte avanza
nella città che non tace mai.

Qui io perdo la fede.



Davide Rondoni, Compianto, Vita, Marietti 1820, Genova, 2004.