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domenica 28 aprile 2013
giovedì 11 aprile 2013
Cristo è morto per Emma Bonino.
Se avessi una pur minima speranza di deviare il corso della storia ci proverei. Che so, andrei davanti al Quirinale, pronta anche a stendermi per terra sul manto stradale di via Nazionale, magari con le braccia tutte ricoperte di Bonnie Bracelets Club Monaco (mio ultimo oggetto dei desideri) in modo che mi si veda anche di notte se passa una macchina, sempre che abbia i fari accesi: rischiare la pelle sì, ma con stile. Farei qualsiasi cosa, se potessi, pur di sventare il pericolo che Emma Bonino diventi Presidente della Repubblica.
Se devo pensare a un’idea di male assoluto mi viene in mente chi uccide i bambini sotto il cuore della mamma. Ma non chi lo fa in un momento di disperazione, paura, vigliaccheria, povertà, incoscienza, solitudine, soffrendo di queste cose tutte insieme o di una sola. Quello non è il male assoluto, è solo una persona che sbaglia, e che può ritrovare il bandolo della matassa, che può addirittura, chiesto perdono, salire alle vette della santità . Però una donna che non solo aiuti materialmente le altre donne ad abortire, ma che difenda anche la loro possibilità di farlo, e che la chiami diritto, che spenda la sua intera vita per seminare morte e disperazione con l’arroganza di chi crede di avere ragione, beh, non mi viene in mente niente di più lontano dal bene.
Eppure Gesù Cristo è morto anche per Emma Bonino. Lui la ama. Lui ha dato la sua vita per lei, e fino a che avrà respiro la aspetterà a braccia aperte. Potrebbe anche succedere che la Bonino finisca per superarmi nel regno dei cieli, anzi, è del tutto probabile. Mi fa piuttosto fatica dirlo, ma è così. Io credevo di avere accumulato qualche piccolo vantaggio nella gara, ma magari in uno slancio, sostenuta dalla grazia, lei andrà a sedersi vicina vicina, e io avrò un posto in piccionaia, che poi sono pure miope, porca miseria.
Come si fa ad amare Emma Bonino (e Ignazio Marino, e Corrado Augias, e Odifreddi e Mancuso eccetera eccetera eccetera)? Quattro regole.
Uno: non parlare mai male di loro. E qui sono già fuori con l’accuso. L’ho fatto, lo faccio sempre, anche pubblicamente. A volte anche da sola, se incontro una di quelle facce mentre leggo il giornale, di sera, quando i figli dormono (mi alleno per quando sarò vecchia, e borbotterò da sola litigando col telegiornale, non vedo l’ora). Argomentare sugli errori politici, sulle leggi, sulle azioni pubbliche, va bene se ci viene richiesto. Si deve denunciare la verità, ma mai parlare male delle persone, care a Cristo più della sua stessa vita.
Due: pregare per loro. Non se ne parla proprio. Prima ho il figlio della mia amica, in pancia, e quello ricoverato, e l’amica di E., e poi M. Le persone malate, i miei figli, mio marito, tutti gli amici fino al cinquantaseiesimo raggio di prossimità, e poi la fame nel mondo, le guerre e ogni fantasiosa attività del principe di questo mondo. Prima di dire una decina per Augias potrei arrivare a preoccuparmi della deforestazione, del dissesto idrogeologico, forse anche un po’ della piaga dei saponi che non rispettano il tuo ph. Figuriamoci se ho tempo di pregare per quelli che sembrano stare dalla parte del male assoluto. Eppure credo che questa preghiera sciolga il cuore di Dio. E se poi l’oggetto del nostro amore faticoso è quello che mi ha sbarrato la strada al lavoro, quella mamma che mi umilia sempre ostentando i successi della sua prole ogm, quel familiare pesante, quel mio debitore disonesto, insomma persone con cui ho a che fare direttamente, allora si aggiungono altre due regolette.
Tre: mai fare qualcosa che possa danneggiarli, e qui la tentazione a volte è irresistibile.
Quattro: appena si presenta l’occasione, fare qualcosa di buono per lui/lei/loro. Capire a che punto sono del cammino e se per caso ci troviamo più avanti aiutarli a procedere di un passetto. Spiegare qualcosa, consigliare senza giudicare, accompagnare. Ciò significa che incontrando la Bonino per strada non solo non la si debba arrotare, cosa che verrebbe istintivo fare come primissimo atto, anche con una certa urgenza – cristianamente, si intende, sempre con misericordia. No. Anzi. Nel caso si dovrebbe anche offrire un passaggio, e non solo per un miglio ma per due. Qui siamo alla pura fantascienza, ma Gesù lo avrebbe fatto, e noi dobbiamo assomigliargli. Lo dobbiamo fare per far stare bene noi e gli altri. In questo momento di grida e parolacce e insulti e accuse pubbliche, come è riposante quando lo si incontra, in qualcuno che a forza di stare con lui ha finito per essere come lui…
giovedì 7 marzo 2013
"SONO CRISTIANO, DUNQUE MATERIALISTA"
Il cristianesimo, bisogna farsene una ragione, ha a che fare con questo mondo. L’accusa alla Chiesa di occuparsi dei fatti del mondo è assurda, diceva il cardinale Newman, proprio perché la ragion d’essere della Chiesa è di «impicciarsi del mondo».
Non vorrei sorprendere Rina Gagliardi, che ieri da queste
colonne criticava la Chiesa cattolica accusandola «di essere in preda a una
sorta di “metafisica” di tipo materialistico», ma se uno mi accusa di essere
cristiano non posso prendermela a male.
E mi spiego, anche se potrà sembrare un paradosso.
Non è la prima volta che si taccia la Chiesa di eccessivo “materialismo”, la si
vorrebbe più “spirituale”. Ma l'alternativa è fasulla. Proprio perché crede
nell’esistenza dello spirito, dell’anima, di qualcosa non afferrabile dai
nostri sensi - di cui ritiene però ragionevole, anzi necessario, affermare
l'esistenza per rendere conto in modo esauriente della realtà - proprio per
questo il cristianesimo è sempre stato (e sempre sarà se vorrà conservare il
suo nome) profondamente materialista. Noi cristiani conosciamo lo spirito in
virtù del fatto che vediamo la materia, non siamo dualistici e meno che mai
manichei. L’uno senza l’altra (spirito e materia) nella specie umana non
sussistono. E non siamo neanche gnostici: il mondo, la materia, il corpo non
sono frutto di una caduta. Anzi, il corpo è il “tempio dello spirito”, non ci
viene naturale disprezzarlo. Siamo intrinsecamente portati a valorizzarlo.
Senza idolatrarlo. Anche perché gli idoli “hanno occhi e non vedono; hanno
orecchie e non sentono, hanno piedi e non camminano; hanno mani e non palpano”,
sono cioè, a dispetto del loro aspetto, molto poco materialisti.
Dirò di più, la vera novità del cristianesimo non è lo spirito, ma la carne.
Non è l’eternità, ma la storia, non la spiritualizzazione dell'uomo ma
l'incarnazione, l’ingresso di Dio nel tempo e nello spazio con un corpo umano.
Da qui deriva la valorizzazione del corpo, l’attenzione al corpo, la cura del corpo,
anche di quello imperfetto, contro l’idealizzazione del corpo dalla forma
perfetta che portava – essendo in ultima istanza un’idea spirituale – a
scartare chi alla nascita presentava gravi malformazioni o a esiliare fuori
dalle mura della città, e quindi del consesso civile, i lebbrosi. C'è una
solennità nella Chiesa, l'assunzione di Maria in cielo (15 agosto), che
significa esattamente questo.
È da questo amore per il corpo, che è sempre singolo, concreto, personale - san
Francesco d’Assisi non ha amato l’umanità, ha amato le singole persone che
incontrava - che sono nati gli ospedali e l’idea di cura anche per gli
“incurabili”. Questa l’origine del nome di certi reparti ospedalieri, come si
viene a sapere dalla storia di san Camillo de Lellis. Così è progredita la
medicina. Vale la pena curare un corpo putrescente proprio perché la persona
non è solo «tutto ciò che si configura come ammasso di cellule, di potenzialità
biologiche future o passate, di materia organica» (Gagliardi), ma perché
quell'“ammasso di cellule” è una persona.
Non voglio qui ripetere tutta la discussione sulla disponibilità della vita,
sulla vita cosciente, sulla sua dignità… che si è sviluppata intorno alla
persona di Eluana, ma solo tentare di spiegare il paradosso del “materialismo”
della Chiesa, che va di pari passo con quello della sua “mondanità”.
Il cristianesimo, bisogna farsene una ragione, ha a che fare con questo mondo.
L’accusa alla Chiesa di occuparsi dei fatti del mondo è assurda, diceva il
cardinale Newman, proprio perché la ragion d’essere della Chiesa è di
«impicciarsi del mondo». C’è un passo del Vangelo che parla del premio: «La
vita eterna e il centuplo quaggiù», le due cose - come l’anima e il corpo - non
sono separabili e non vedo quale persona psichicamente normale potrebbe trovare
interessante una così esigente proposta di vita come il cristianesimo se della
vita eterna (sulla quale possiamo solo fare congetture) non fosse dato qualche
anticipo sotto forma di soddisfazione intellettuale e affettiva (cioè integralmente
umana) già su questa terra, se cioè il cristianesimo non avesse qualcosa da
dire sulla concretezza quotidiana dell’esistenza (il che non c'entra nulla col
potere temporale della Chiesa che, per fortuna, è finito). Di spiritualismo e
di superstizione è già abbastanza pieno il mondo moderno perché ci si aggiunga
il nostro.
P.S. Due nota bene sugli esempi portati da Rina
Gagliardi. Il primo su quando parla dell’aborto in termini di «alternativa tra
la vita della madre e quella del nascituro (scelta drammatica che, almeno in
occidente, per fortuna non si pone quasi più)». Cosa vuol dire che non è più
una scelta? Che uno dei due soggetti in gioco non è passibile di preferenza?
Secondo. «La Chiesa ammette il ricorso ai portati più sofisticati del progresso
tecnico-scientifico, come nel caso di Eluana, li vieta quando si tratta di
vincere la battaglia della sterilità». Ora, nel caso di Eluana, la
sofistificazione tecnico-scientifica aveva l’aspetto di un sondino
alimentatore. Quanto alla sterilità, chiamiamo le cose con il loro nome: le
tecniche di fecondazione artificiale non sono una “cura” della sterilità, ma
un’alternativa alla sterilità. Chi ricorra alla fecondazione eterologa non
guarisce dall’infertilità, resta sterile, ma si è ugualmente procurato un
figlio. Così come la selezione pre-impianto o l’aborto terapeutico non mettono
in essere nessuna terapia; scelgono, cioè scartano: corpi e anime.
Ah, dimenticavo, la promessa finale è quella della resurrezione dei corpi.
venerdì 19 ottobre 2012
Santi silenziosi
CUORE DI MAMMA
Chiara Corbella 28 anni, si è spenta mercoledì 13 giugno, a mezzogiorno. Aveva conosciuto Enrico Petrillo a Medjugorje, e si sono presto sposati. In seguito, sono riusciti a superare sofferenze inaudite grazie a un radicato senso di Fede in Dio. Chiara, una ragazza bellissima e radiosa, si racconta in un video di due anni fa: ha una voce ferma, sicura, tremante d'emozione a tratti, ma sembra sapere qualcosa che ai più non è concesso. Rimasta incinta, scopre che la bambina è affetta da una grave forma di anencefalia. Deve dire al marito, ricoverato in ospedale, che la loro bambina non ha speranze di vivere dopo la nascita. Chiara confessa: "Non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: <<Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me l'hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?>>. A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: <<E' nostra figlia e la terremo così com'è!>>. Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il momento in cui l'ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L'abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci. La piccola Maria nasce e muore dopo mezz'ora. Chiara ricorda il momento in cui Maria viene alla luce e spiega: "Se avessi abortito, non penso che avrei ricordato quel giorno come giorno di festa. Invece ricordo la gioia di quel giorno quando è nata". La gioia della maternità pensa di conservarla tutta la vita. E aggiunge: "Alle mamme vorrei dire che conta il fatto di aver avuto il dono del figlio, non il tempo che ci è riservato di stare con lui".
In seguito Chiara rimane ancora incinta, il bimbo si chiamerà Davide, anche lui è affetto da gravissime malformazioni che gli rendono impossibile la vita dopo la nascita ma, ancora una volta, la coppia decide di portare avanti la gravidanza.
Arriva la terza gravidanza, Francesco, che risulta essere un feto senza complicazioni. Al quinto mese di gestazione Chiara scopre di avere un carcinoma alla lingua e rifiuta i cicli di chemio e radio terapia perché non ha come priorità la sua vita ma quella di Francesco e non ha dubbi: non spetta a lei decidere poiché solo a Dio è concesso, così, come ha deciso per Maria e Davide, così farà per Francesco e aspetterà la fine della gestazione per curarsi. Francesco nasce sano e bello il 30 maggio 2011. Chiara, dopo la diagnosi medica del 4 aprile che la dichiarava "malata terminale", ha chiesto a Dio non il miracolo della guarigione, ma di farle vivere questi drammatici momenti di malattia e sofferenza nella pace sua e delle persone a lei più vicine. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, invitando anche le famiglie degli amici. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma finalizzata ad aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra. Nella lettera lasciata a suo figlio e letta dal marito Enrico, Chiara ha scritto: "Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi". E confida al marito: "forse la guarigione in fondo non la voglio: un marito felice e un bambino sereno senza la mamma rappresentano una testimonianza pi grande rispetto ad una donna che ha superato una malattia. E' una testimonianza che potrebbe salvare tante persone...". Al suo confessore, manda un SMS, l'ultimo: "Siamo con la lanterna accesa in attesa dello Sposo".
Così Chiara andava preparando il suo incontro con Cristo.
www.chiaracorbellapetrillo.it
Omelia di padre Vito al funerale di Chiara: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=G6kyhpcJ20c#!
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lunedì 17 settembre 2012
lunedì 30 aprile 2012
Janna Jessen
La testimoninaza di Janna Jessen, che è sopravvissuta a un tentativo di aborto, in un discorso tenuto l'8 settembre 2008 alla Queen's Hall di Melbourne.
"Vi dico queste cose perché... Ascoltate, signore e signori: c'è una battaglia in corso in questo mondo, che lo vediamo o no. E' una battaglia fra la vita e la morte. Voi da che parte state?"
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