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lunedì 5 novembre 2018

Una lettera di Giorgio Caproni a Carlo Betocchi


Una lettera di Giorgio Caproni a Carlo Betocchi datata 26 gennaio 1960 da "Una poesia indimenticabile. Lettere 1936-1986" di Giorgio Caproni - Carlo Betocchi, Pacini Fazzi Editore - Lucca 2007)

mercoledì 3 aprile 2013

CARLO BETOCCHI: AVRO’ LA MIA TOMBA; SARAI TU CHE VERRAI



Avrò la mia tomba; sarai tu che verrai,
morte procace, non squallida come quei timidi
dicono: io son tuo amante, morte, mia morte
che raccogli la vita tra le braccia e la 
tramandi, dalle sue spoglie grano traendo,
e vita, nuova vita nel sole dei morti,
invisibile nella loro pace fruttifera,
da cui un'altra né mai diversa vita risorge,
nulla finisce, anzi tutto continua, o morte,
o amata morte, o amata.

(Carlo Betocchi, "Poesie del sabato", Mondadori, 1980)

giovedì 30 agosto 2012

CARLO BETOCCHI: A MANI GIUNTE


I
Ha detto: "Io sono quello che sono"
e tu non temere mai nulla: poiché,
se tu credi, non sarà la tua esistenza,
ma sua: né sarà mai protetta, tuttavia,
come tu speri e credi: anzi gettata
nelle fosse. Chi crede in Dio
si appresti ad essere l'ultimo
 dei salvati, ma sulla croce, ed a bere
tutta l'amarezza dell'abbandono.
Poiché Dio è quello che è.

IV 
L'anima è forse un concetto? Poiché se troppo
credi ed apprezzi di averla, e la godi per te,
tu la svuoti; ma se per pietà d'altrui,
o delle cose, mentre pensi di non averla
in te la rivendica la tua pietà d'esser
pari al bisogno, tu darai forma a quella
che, faticosamente, sarà l'anima di tutti:
uomini e sassi, ed animali e piante.

V
No, non temere mai nulla da Dio. E intanto
respira nel coro di quantunque respira
la certezza che non c'è differenza tra vita
e non vita, poiché nel cosmo non c'è altro
che vita, ed ogni apparenza di morte non è,
nell'esistere, che un confidare la carità
del vissuto a ciò che sempre vivrà.  
Carlo Betocchi, Tutte le poesie, Garzanti, 1996