In questo, ha aggiunto Francesco, consiste l’annuncio della notte di Natale: «Dio non conosce lo scatto d’ira e l’impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto». L'«immensa luce» annunciata dal profeta Isaia «nasce a Betlemme e viene accolta dalle mani amorevoli di Maria, dall’affetto di Giuseppe, dallo stupore dei pastori». Il «segno» annunciato dagli angeli ai pastori «è l’umiltà di Dio portata all’estremo; è l’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza».
Nella notte di Natale, ha detto ancora il Papa, «siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere. Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?».
Dall'omelia di Papa Francesco 24/12/2014
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venerdì 26 dicembre 2014
domenica 9 novembre 2014
lunedì 24 febbraio 2014
sabato 28 dicembre 2013
"La salvezza divina implica la lotta al peccato"
“La memoria del primo
martire viene così, immediatamente, a dissolvere una falsa immagine del Natale:
l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste! La liturgia ci
riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e
ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa
attraverso la porta stretta della Croce.”
Papa Francesco – Santo Stefano 2013
martedì 25 dicembre 2012
Ecco, io faccio nuove tutte le cose *
Dai "Discorsi" di San Leone Magno, papa
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci!
Non c’è spazio
per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la
paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne.
Nessuno è escluso da
questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro
Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero
dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti.
Esulti il santo, perché si
avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono;
riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.
Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l’impenetrabile
disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la
natura umana, l’assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della
morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava.
Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel
più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14).
Essi
vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo.
Di
questa opera ineffabile dell’amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli
nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l’umanità nella sua miseria!
O
carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito
Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà
di noi e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con
Cristo (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle
sue mani.
*Apocalisse 21,5
buon Natale
Nessuno può dire: ho la Verità - questa è l'obiezione che si muove - e, giustamente, nessuno può avere la Verità. E' la Verità che ci possiede, è qualcosa di vivente! Noi non siamo suoi possessori, bensì siamo afferrati da lei. Dio ci è diventato così vicino che Egli stesso è un uomo: questo ci deve sconcertare e sorprendere sempre di nuovo! Egli è così vicino che è uno di noi. Conosce l'essere umano, lo conosce dal di dentro, lo ha portato con le sue gioie e le sue sofferenze. Come uomo, mi è vicino, vicino "a portata di voce".
papa Benedetto XVI
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martedì 18 dicembre 2012
Hanno perseguitato Cristo, oggi perseguitano i Cristiani
Se avessi scritto: “Venne tra la sua gente, ma i
suoi non lo hanno accolto” (cfr Gv 1,11), sarei stato meno efficace.
A uccidere i Cristiani cominciò l’Impero Romano, che pur tollerava tutti i culti; e lo fece non certo
perché fossero criminali, o perché non riconoscessero l’autorità imperiale.
Molti cristiani infatti militavano nell’esercito, con giuramento di fedeltà, e
secondo la mentalità del tempo erano pronti a difendere dai “barbari” il “limes”, cioè il confine dell’Impero.
È vero
che i persecutori facevano girare su di loro le più strane storie, come
l'accusa di sacrificare bambini e berne il sangue, ma queste erano dovute al
fatto che i “misteri” erano rivelati solo agli iniziati (e l’accusa del Sangue
derivava da una errata comprensione del sacrificio dell’Eucaristia, nel quale
sotto le apparenze del pane e del vino si offre il Sangue di Cristo).
Allora perché Roma si sentiva minacciata da loro?
Perchè i seguaci della nuova religione, pur servendo
fedelmente Roma, non le riconoscevano un valore assoluto e divino, che
riservavano solo a Cristo Dio.
In una parola i cristiani erano - e sono - coloro che
al di sopra di ogni valore mettono Gesù.
Ciò non li porta a cercare un altro mondo né a disprezzare le cose della vita terrena, ma a non prenderne mai alcuna come totalizzante. In più ritengono che il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, non possano essere stabiliti dagli uomini, neanche con l’autorità che proviene dalla maggioranza, ma solo da Dio attraverso la legge naturale.
Ciò non li porta a cercare un altro mondo né a disprezzare le cose della vita terrena, ma a non prenderne mai alcuna come totalizzante. In più ritengono che il bene e il male, il giusto e l’ingiusto, non possano essere stabiliti dagli uomini, neanche con l’autorità che proviene dalla maggioranza, ma solo da Dio attraverso la legge naturale.
Ieri
contestavano all’Imperatore di ritenersi un essere divino e di poter agire a
suo arbitrio, oggi parlano di “valori non negoziabili”. Vanno sempre oltre le soluzioni immediate (per
esempio “l’amore mi porta a convivere” o “col divorzio mi rifaccio una vita”).
Dicono
sempre: “Va bene però... bisogna guardare ciò che dice Dio”, in quanto Lui solo è l’Assoluto. Ed
è questo “però” che infastidisce, perché il
riferimento a Dio sembra impedire l’esercizio della libertà.
È facile
accorgersi, come notano gli storici delle persecuzioni romane, che per gli
imperatori, i quali ritenevano se stessi “divini” (facendosi così molto più
simili al modello dei tiranni orientali, e rinunciando di fatto a quello della
Roma Repubblicana guidata dal Senato), i Cristiani fossero una minaccia.
La persecuzione della Roma antica è per molti aspetti simile
alla cristianofobia che oggi pervade l’occidente. Essa qui in Europa non
sopprime materialmente, ma opera una discriminazione culturale che emargina la
fede cristiana e di fatto la uccide, presentandola come superata, vecchia e
nemica dell’uomo.
Guai se i
cristiani affermano che Dio ha dei diritti anche nella vita sociale (il Regno
Sociale di nostro Signore Gesù Cristo; cfr. enciclica “Quas
primas” di Pio XI), o difendono il matrimonio naturale con la
sua complementarietà di sessi.
Guai se
proclamano che l’amore maturo non è solo attrazione affettiva o pura ricerca di
piacere, ma impegno ufficialmente preso di mutua donazione e di procreazione.
Ancor
peggio se ricordano alla nostra società materialista che non basta riempire
l’uomo di cose, servizi, centri di benessere, sport o della demagogia dei
diritti, ma è indispensabile fargli intravedere un fine che vada al di là dei
suoi 80 anni di vita.
Negli
ultimi due secoli, l’uomo occidentale inebriato di ragione immanente, si è
convinto di essere “divino” cioè autore col suo pensiero e con la dittatura del
numero, della sua auto-salvezza. E quando uno è convinto di salvarsi da solo,
non ha più bisogno di un Salvatore. Chi gliene parla diventa anacronistico e a
lungo andare odioso.
Per i cristiani a Natale l’Unico Salvatore torna nel
mondo e, a costo di essere perseguitati, Lo vogliono accogliere.
Don Giorgio Bellei
articolo tratto da qui.
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