Dio infatti non si stanca mai di perdonare al peccatore che si converte, e non si stanca di dargli sempre di nuovo una possibilità. Questa misericordia non significa giustificazione del peccato, ma giustificazione del peccatore però nella misura in cui si converte e si propone di non peccare più.
dalla "Relatio ante discptationem" del relatore generale, Card. Péter erdo, 6-10-2014.
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martedì 7 ottobre 2014
lunedì 24 febbraio 2014
mercoledì 6 novembre 2013
giovedì 28 febbraio 2013
Nessuno si ama veramente: Elena Bono
Nessuno si ama veramente, […]
Di qui nasce il deserto
dentro e fuori di voi.
Ma tu imita Iddio
nella misericordia
che è la suprema Perfezione.
Va’ e perdona te stesso, -
sorrise a lui l’Illuminato
Elena Bono, "Il magrissimo asceta fece un interminabile cammino", in Poesie. Opera omnia, Le Mani, Genova 2007.
Di qui nasce il deserto
dentro e fuori di voi.
Ma tu imita Iddio
nella misericordia
che è la suprema Perfezione.
Va’ e perdona te stesso, -
sorrise a lui l’Illuminato
Elena Bono, "Il magrissimo asceta fece un interminabile cammino", in Poesie. Opera omnia, Le Mani, Genova 2007.
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giovedì 3 gennaio 2013
Sotto la guida dello Spirito
Ecco invece, innanzitutto, la buona novella di Gesù: siamo peccatori, ma il nostro peccato è perdonato. A volte ci si è immaginato che la buona novella consistesse piuttosto in questo: teniamo conto del peccato e facciamo del nostro meglio per non caderci; attenzione quindi a sapere bene dove inizia e dove finisce il peccato, cosa è permesso e cosa è vietato. Ma il sapere se questo è peccato e quello non lo è non costituisce assolutamente l'oggetto primario della buona novella: sarebbe una buona notizia per i farisei, non quella di Gesù. Al contrario, la buona novella di Gesù consiste in questo: il nostro peccato, qualunque esso sia, è perdonato. La nostra unica e immensa gioia è di essere peccatori perdonati: l'unica certezza che ci resta qui sulla terra davanti a Dio è fonte di riconoscenza infinita. La grazia che Gesù vuole accordarci, e che noi cominciamo appena a sospettare, è di saperci peccatori: saperlo è il segno che i nostri occhi finalmente si aprono e che stiamo per essere guariti dalla nostra cecità, è il segno certo della grazia, dell'unica grazia sulla terra, che è anche l'unica gioia del cielo: "C'è più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7).
(...)
Per questo il peccatore non è certamente un estraneo agli occhi di Dio; al contrario, Dio vuole conoscere solo il peccatore e, viceversa, quest'ultimo è il solo a sapere qualcosa su Dio.
(...)
"Il peccatore è al cuore stesso della cristianità. Nessuno è così competente in materia di cristianità come il peccatore. Nessuno, se non il santo". Così, a un certo momento, non c'è più differenza tra il peccatore e il santo: il santo, infatti, non è altro che un peccatore convertito, ed è questo prima di qualunque altra cosa. E ogni peccatore è un santo in potenza.
Mediante questa via del pentimento noi osiamo essere la gioia di Dio, perché Dio ha voluto rivelare il suo amore attraverso una pedagogia del peccato e della grazia.
(Sotto la guida dello Spirito, Andrè Louf)
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martedì 25 dicembre 2012
Ecco, io faccio nuove tutte le cose *
Dai "Discorsi" di San Leone Magno, papa
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci!
Non c’è spazio
per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la
paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne.
Nessuno è escluso da
questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro
Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero
dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti.
Esulti il santo, perché si
avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono;
riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.
Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l’impenetrabile
disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la
natura umana, l’assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della
morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava.
Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel
più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14).
Essi
vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo.
Di
questa opera ineffabile dell’amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli
nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l’umanità nella sua miseria!
O
carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito
Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà
di noi e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con
Cristo (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle
sue mani.
*Apocalisse 21,5
mercoledì 12 dicembre 2012
Un incontro di santità
Per
lunghi anni Francesco di Sales educò Francesca Frémyot de Chantal a un solo
obiettivo: a che il cuore le bruciasse di desiderio al solo udire l’espressione
“volontà di Dio”, anche quando non sapeva ancora determinare a che cosa Dio
intendesse condurla.
Dalla
loro corrispondenza si trae una raccolta di splendide massime, di cui tutti
potremmo utilmente servirci.
«Bisogna
fare tutto per amore e nulla per forza. Amare l’obbedienza più di quanto si
teme la disobbedienza».
«Siate
contenta di considerarvi ben poca cosa, perché la vostra miseria serve al buon
Dio per esercitare la Sua misericordia».
«Non
temete mai Dio, perché non vuol farvi alcun male. Amatelo invece molto, perché vuol
farvi ogni bene. Non cercate di vincere le tentazioni con violenza, perché questi
sforzi le rendono più insistenti. Immaginatevi Gesù Crocifisso tra le vostre
braccia, e, baciando il Suo costato aperto all’amore, ditegli cento volte: “E’
qui la mia speranza, è qui la sorgente viva della mia felicità. Nulla mi
separerà dal mio amore».
«Non
si può pretendere che nessuna foglia del vostro albero sia agitata dal vento. E’
sufficiente che rimanga attaccata…».
«Dio
vi ha custodita fino al presente. Tenetevi strettamente attaccata alla Sua mano…
Vi accorgerete che dove non potete camminare da sola, vi prenderà tra le Sue
braccia e vi guiderà».
Liberamente
tratto da: A. M. Sicari, Santi nella
carità. Figli, discepoli, amici di Vincenzo de’ Paoli, Jaca Book, 2007.
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sabato 1 dicembre 2012
Sua carità
Hanno
ragione sul fatto della testimonianza, che molto tocca e ci contraddice. Però
si aspettano siano i buoni a pregare, che solo i buoni possano inginocchiarsi:
quelli con coscienza immacolata, quelli da rettitudine morale. Come Maria (però
ne dimenticano il dolore). Perché inginocchiarsi, mettersi a pregare, non è un
premio per la buona coscienza: la carità
non è il regalo a punti del benzinaio. La cerchiamo sempre, più grande di noi.
C'inginocchiamo perché non siamo santi, perché siamo indegni. Perché Lui è
Santo, e Lui è degno: lo vediamo nel mattino, nelle colline; nel freddo
improvviso alle mani a settembre, nella luna l'altroieri piena: dove tutto
vive. Soprattutto, ne sentiamo la mancanza. Ne soffriamo il digiuno dopo
giorni, la domenica mattina. Però Lui chiama in questa assenza: la nostra
assenza, la nostra sufficienza. Nel nostro stare mezzi (mezzi pieni, mezzi
veri) chiama ancora dentro il cuore, Lui soffia, comprende, dice: "Come
hai fatto, vieni": noi, gli operai dell'ultim'ora, gli scandalizzanti che
saremo sempre. Perché Lui è giusto, e Lui è buono: non è di questo che sono
invidiosi?
domenica 30 settembre 2012
DAL DIARIO DI FAUSTINA
Tuttavia al di sopra di tutto confido in Te, o Gesù, poiché sei immutabile. La mia disposizione d'animo è mutevole, Tu invece sei sempre lo stesso, pieno di Misericordia.
Santa Faustina Kowalska (Q.V, 1483)
venerdì 14 settembre 2012
Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti*
“La salvezza si attua mediante un «innalzamento»,
immagine cara a Giovanni per dire la sua profonda comprensione del Crocifisso. Quando sarò innalzato – si legge in
12,32 – attirerò tutti a me: l’innalzamento
dice visivamente la modalità della morte di Gesù, sollevato da terra sulla
croce, e il significato del suo morire, sollevato in alto verso Dio. Se lo
guardi dal basso, vedi nel Crocifisso già i tratti del Risorto, vedi uno
sconfitto innalzato; se lo guardi dall’alto, vedi nel Risorto i tratti del
Crocifisso, come appunto Gesù mostrerà a Tommaso.
L’Innalzato svela contemporaneamente la
duplice verità della Croce.
La grande rivelazione da capire e alla
quale aderire – credere significa
appunto capire e aderire – è la
Croce vista come vittoria, dono e vita. Credere nell’Innalzato
è la rigenerazione dall’alto e dallo Spirito, un modo capovolto, del tutto
nuovo, di guardare Dio e l’Uomo.
L’Innalzato è Colui che svela l’immenso
amore di Dio per il mondo, ed è Colui che salva e dà la vita a chiunque crede
in Lui.
Dio
ha tanto amato il mondo…: in queste parole traspare la stupita meraviglia del credente
che si trova di fronte a un amore divino che nessuno avrebbe osato immaginare”.
B. Maggioni, La brocca dimenticata, Vita e Pensiero, 2010.
Ti
ho trovato in tanti posti, Signore…
Ma
non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma tu aiuta la mia fede.
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma tu aiuta la mia fede.
Beata Madre Teresa di Calcutta, Ho sentito il battito del tuo cuore.
* dalla Prima Lettera di san Paolo apostolo
ai Corinzi: 1, 27.
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