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sabato 30 marzo 2013

Sabato Santo


M.I. Rupnik,
Chiesa delle Suore Orsoline
Figlie di Maria Immacolata
Verona - Italia
La Morte aveva finito il suo beffardo discorso
e la voce di nostro Signore risuonò
fragorosamente nello Sheol,
aprendo ogni tomba una per una.
Terribili spasimi afferrarono la Morte nello Sheol;
dove la luce non era mai stata,
raggi brillarono dagli angeli che erano entrati
per far uscire i morti a incontrare
il Morto che ha dato vita a tutto.
La morte di Gesù è un tormento per me
(dice la Morte),
vorrei averlo lasciato vivo:
sarebbe stato meglio per me che la sua morte.
Qui c’è un morto la cui morte trovo detestabile;
alla morte di ogni altro io gioisco,
ma la sua morte mi tormenta,
e aspetto che torni alla vita:
durante la sua vita egli ha fatto rivivere
e portato di nuovo alla vita tre morti.
Ora attraverso la sua morte
i morti che sono venuti di nuovo alla vita
mi calpestano alle porte dello Sheol
quando vado per trattenerli.
Correrò e chiuderò le porte dello Sheol
davanti a questo Morto
la cui morte mi ha rapinato.
Chi sentirà ciò si meraviglierà della mia umiliazione,
perché sono stata sconfitta da un Morto
venuto da fuori:
tutti i morti vogliono andare fuori,
e lui insiste per entrare.
Un farmaco di vita è entrato nello Sheol
e ha riportato i suoi morti indietro alla vita.


Sant’Efrem il Siro, Inni sulla Risurrezione, n.  36, 11.13.14, Lipa 1999

giovedì 14 febbraio 2013

La sofferenza della Croce


Dio è amore. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là di se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della Croce. La profezia sulla luce e la parola circa la Croce vanno insieme.

da "L'infanzia di Gesù", Benedetto XVI, pag. 101

martedì 25 dicembre 2012

Ecco, io faccio nuove tutte le cose *


Dai "Discorsi" di San Leone Magno, papa
Il nostro Salvatore, carissimi, oggi è nato: rallegriamoci!
Non c’è spazio per la tristezza nel giorno in cui nasce la vita, una vita che distrugge la paura della morte e dona la gioia delle promesse eterne.
Nessuno è escluso da questa felicità: la causa della gioia è comune a tutti perché il nostro Signore, vincitore del peccato e della morte, non avendo trovato nessuno libero dalla colpa, è venuto per la liberazione di tutti.
Esulti il santo, perché si avvicina al premio; gioisca il peccatore, perché gli è offerto il perdono; riprenda coraggio il pagano, perché è chiamato alla vita.
Il Figlio di Dio infatti, giunta la pienezza dei tempi che l’impenetrabile disegno divino aveva disposto, volendo riconciliare con il suo Creatore la natura umana, l’assunse lui stesso in modo che il diavolo, apportatore della morte, fosse vinto da quella stessa natura che prima lui aveva reso schiava.
Così alla nascita del Signore gli angeli cantano esultanti: «Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama» (Lc 2, 14).
Essi vedono che la celeste Gerusalemme è formata da tutti i popoli del mondo.
Di questa opera ineffabile dell’amore divino, di cui tanto gioiscono gli angeli nella loro altezza, quanto non deve rallegrarsi l’umanità nella sua miseria!
O carissimi, rendiamo grazie a Dio Padre per mezzo del suo Figlio nello Spirito Santo, perché nella infinita misericordia, con cui ci ha amati, ha avuto pietà di noi e, mentre eravamo morti per i nostri peccati, ci ha fatti rivivere con Cristo (cfr. Ef 2, 5) perché fossimo in lui creatura nuova, nuova opera delle sue mani.

*Apocalisse 21,5

venerdì 14 settembre 2012

Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti*

 
“La salvezza si attua mediante un «innalzamento», immagine cara a Giovanni per dire la sua profonda comprensione del Crocifisso. Quando sarò innalzato – si legge in 12,32 – attirerò tutti a me: l’innalzamento dice visivamente la modalità della morte di Gesù, sollevato da terra sulla croce, e il significato del suo morire, sollevato in alto verso Dio. Se lo guardi dal basso, vedi nel Crocifisso già i tratti del Risorto, vedi uno sconfitto innalzato; se lo guardi dall’alto, vedi nel Risorto i tratti del Crocifisso, come appunto Gesù mostrerà a Tommaso.
L’Innalzato svela contemporaneamente la duplice verità della Croce.
La grande rivelazione da capire e alla quale aderire – credere significa appunto capire e aderire – è la Croce vista come vittoria, dono e vita. Credere nell’Innalzato è la rigenerazione dall’alto e dallo Spirito, un modo capovolto, del tutto nuovo, di guardare Dio e l’Uomo.
L’Innalzato è Colui che svela l’immenso amore di Dio per il mondo, ed è Colui che salva e dà la vita a chiunque crede in Lui.
Dio ha tanto amato il mondo…: in queste parole traspare la stupita meraviglia del credente che si trova di fronte a un amore divino che nessuno avrebbe osato immaginare”.
 
B. Maggioni, La brocca dimenticata, Vita e Pensiero, 2010.
 
 
Ti ho trovato in tanti posti, Signore…
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma tu aiuta la mia fede.
 
Beata Madre Teresa di Calcutta, Ho sentito il battito del tuo cuore.
 
 
* dalla Prima Lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi: 1, 27.

giovedì 23 agosto 2012

Accettare se stessi

Questa è la quarta cosa che la rivelazione ci dice sull'uomo: ciò che egli sarà una volta giunto alla realizzazione dell'immagine autentica, sarà chiaro solo alla fine, dopo la resurrezione e il Giudizio. Nel frattempo dura la lotta nel nascondimento, il divenire nella continua contraddizione...