In questo, ha aggiunto Francesco, consiste l’annuncio della notte di Natale: «Dio non conosce lo scatto d’ira e l’impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto». L'«immensa luce» annunciata dal profeta Isaia «nasce a Betlemme e viene accolta dalle mani amorevoli di Maria, dall’affetto di Giuseppe, dallo stupore dei pastori». Il «segno» annunciato dagli angeli ai pastori «è l’umiltà di Dio portata all’estremo; è l’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza».
Nella notte di Natale, ha detto ancora il Papa, «siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere. Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?».
Dall'omelia di Papa Francesco 24/12/2014
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venerdì 26 dicembre 2014
giovedì 17 aprile 2014
Risurrezione
Il figlio di Dio infatti - ha detto papa Francesco - appare sulla croce come un uomo sconfitto, patisce, è tradito, vilipeso e infine muore. Gesù permette che il male si accanisca su di lui e lo prende su di se per vincerlo. La sua passione non è un incidente, la sua morte quella morte era scritta, davvero non abbiamo tanta spiegazione, è un mistero sconcertante il mistero della grande umiltà di Dio, infatti ha tanto amato il mondo da dare il figli unigenitoimmagine e testo tratto da Avvenire 16-04-2014
lunedì 13 gennaio 2014
«Il rapporto con Gesù salva i sacerdoti dal dio Narciso»
Il vero sacerdote, unto da Dio per il suo popolo, ha un rapporto stretto
con Gesù: quando questo manca, il prete diventa “untuoso”, un idolatra, devoto
del ‘dio Narciso’: è quanto ha affermato Papa Francesco nella Messa presieduta
stamani a Santa Marta. Hanno concelebrato il cardinale Angelo Bagnasco e un
gruppo di sacerdoti dell’arcidiocesi di Genova.
L’omelia di Papa Francesco è tutta dedicata ai sacerdoti. Commentando la
prima lettera di San Giovanni, laddove dice che abbiamo la vita eterna perché
crediamo nel nome di Gesù, il Papa si chiede come sia il rapporto dei sacerdoti
con Gesù, perché “la forza di un sacerdote è in questo rapporto”. “Gesù, quando
cresceva in popolarità – osserva - andava dal Padre”, si ritirava “in luoghi
deserti a pregare”. “Questa è un po’ la pietra di paragone di noi preti – ha
affermato - se andiamo o non andiamo a trovare Gesù; qual è il posto di Gesù
Cristo nella mia vita sacerdotale? Un rapporto vivo, da discepolo a Maestro, da
fratello a fratello, da pover’uomo a Dio, o è un rapporto un po’ artificiale …
che non viene dal cuore?”:
“Noi siamo unti dallo Spirito e quando un sacerdote si allontana da Gesù
Cristo può perdere l’unzione. Nella sua vita, no: essenzialmente ce l’ha … ma
la perde. E invece di essere unto finisce per essere untuoso. E quanto male
fanno alla Chiesa i preti untuosi! Quelli che mettono la loro forza nelle cose
artificiali, nelle vanità, in un atteggiamento … in un linguaggio lezioso … Ma,
quante volte si sente dire con dolore: ‘Ma, questo è un prete-farfalla!’,
perché sempre è nelle vanità … Questo non ha il rapporto con Gesù Cristo! Ha
perso l’unzione: è un untuoso”.
Il Papa ha quindi aggiunto:
“Noi sacerdoti abbiamo tanti limiti: siamo peccatori, tutti. Ma se andiamo
da Gesù Cristo, se cerchiamo il Signore nella preghiera – la preghiera di
intercessione, la preghiera di adorazione – siamo buoni sacerdoti, benché siamo
peccatori. Ma se ci allontaniamo da Gesù Cristo, dobbiamo compensare questo con
altri atteggiamenti … mondani. E così, tutte queste figure … anche il
prete-affarista, il prete-imprenditore … Ma il prete che adora Gesù Cristo, il
prete che parla con Gesù Cristo, il prete che cerca Gesù Cristo e che si lascia
cercare da Gesù Cristo: questo è il centro della nostra vita. Se non c’è
questo, perdiamo tutto. E cosa daremo alla gente?”.
“Il nostro rapporto con Gesù Cristo, rapporto di unti per il suo popolo –
ha esortato il Papa - cresca in noi” sacerdoti “ogni giorno di più”:
“Ma, è bello trovare preti che hanno dato la loro vita come sacerdoti,
davvero, e di cui la gente dice: ‘Ma, sì, ha un caratteraccio, ha questo, ha
quello … ma è un prete!’. E la gente ha il fiuto! Invece, quando la gente vede
i preti – per dire una parola – idolatri, che invece di avere Gesù, hanno i
piccoli idoli … piccoli … alcuni devoti del ‘dio Narciso’, anche … Quando la
gente vede questi, la gente dice: ‘Poveraccio!’. Quello che ci salva dalla
mondanità e dall’idolatria che ci fa untuosi, quello che ci conserva nella
unzione, è il rapporto con Gesù Cristo. E oggi, a voi che avete avuto la
gentilezza di venire a concelebrare qui, con me, auguro questo: ma perdete
tutto nella vita, ma non perdete questo rapporto con Gesù Cristo! Questa è la
vostra vittoria. E avanti, con questo!”.
sabato 28 dicembre 2013
"La salvezza divina implica la lotta al peccato"
“La memoria del primo
martire viene così, immediatamente, a dissolvere una falsa immagine del Natale:
l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste! La liturgia ci
riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e
ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa
attraverso la porta stretta della Croce.”
Papa Francesco – Santo Stefano 2013
venerdì 4 ottobre 2013
E il Verbo si fece carne*
![]() |
| M. I. Rupnik, San Francesco bacia il lebbroso, San Giovanni Rotondo (FG) |
Ricordatevi quello che Benedetto XVI ci ha detto:
“La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”.
E
quello che attrae è la testimonianza.
San Francesco diceva ai suoi
frati: “Predicate il Vangelo sempre e, se fosse necessario, anche con le parole”.
dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi, 27 settembre 2013
*Gv 1,14
martedì 1 ottobre 2013
E Francesco?
«È grandissimo perché è tutto. Uomo che vuole fare, vuole costruire, fonda un Ordine e le sue regole, è itinerante e missionario, è poeta e profeta, è mistico, ha constatato su se stesso il male e ne è uscito, ama la natura, gli animali, il filo d’erba del prato e gli uccelli che volano in cielo, ma soprattutto ama le persone, i bambini, i vecchi, le donne. È l’esempio più luminoso di quell’agape di cui parlavamo prima.
dall'intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco 1/10/2013 Memoria di S. Teresa di Gesù Bambino
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sabato 1 giugno 2013
"La Chiesa non è un’organizzazione di cultura”
"La Chiesa
non è un’organizzazione di cultura”, ma è “la famiglia di Gesù”: è quanto
sottolineato da Papa Francesco nella Messa di stamani alla Casa Santa Marta. Il
Papa ha ribadito che i cristiani non devono avere vergogna di vivere con lo
scandalo della Croce e li ha esortati a non lasciarsi "intrappolare dallo
spirito del mondo". Alla Messa, concelebrata dal cardinale arcivescovo
dell’Avana Jaime Lucas Ortega y Alamino, ha preso parte un gruppo di
Gentiluomini di Sua Santità.
Con quale autorità fai queste cose? Papa Francesco ha svolto la sua omelia partendo dalla domanda rivolta a Gesù dagli scribi e dai sommi sacerdoti. Ancora una volta, ha osservato, vogliono tendere “una trappola” al Signore, cercando di portarlo “all’angolo” di farlo sbagliare. Ma qual è, si chiede il Papa, il problema che questa gente aveva con Gesù? Sono forse i miracoli che faceva? No, non è questo. In realtà, ha affermato, “il problema che scandalizzava questa gente era quello che i demoni gridavano a Gesù: ‘Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Santo!”. Questo “è il centro”, questo scandalizza di Gesù: “Lui è Dio che si è incarnato”. Anche a noi, ha proseguito, “ci tendono trappole nella vita”, ma ciò che “scandalizza della Chiesa è il mistero dell’Incarnazione del Verbo”. E "questo non si tollera, questo il demonio non lo tollera”:
Con quale autorità fai queste cose? Papa Francesco ha svolto la sua omelia partendo dalla domanda rivolta a Gesù dagli scribi e dai sommi sacerdoti. Ancora una volta, ha osservato, vogliono tendere “una trappola” al Signore, cercando di portarlo “all’angolo” di farlo sbagliare. Ma qual è, si chiede il Papa, il problema che questa gente aveva con Gesù? Sono forse i miracoli che faceva? No, non è questo. In realtà, ha affermato, “il problema che scandalizzava questa gente era quello che i demoni gridavano a Gesù: ‘Tu sei il Figlio di Dio, Tu sei il Santo!”. Questo “è il centro”, questo scandalizza di Gesù: “Lui è Dio che si è incarnato”. Anche a noi, ha proseguito, “ci tendono trappole nella vita”, ma ciò che “scandalizza della Chiesa è il mistero dell’Incarnazione del Verbo”. E "questo non si tollera, questo il demonio non lo tollera”:
“Quante
volte si sente dire: ‘Ma, voi cristiani, siate un po’ più normali, come le
altre persone, ragionevoli!’. Questo è un discorso da incantatori di serpenti,
proprio: ‘Ma, siate così, no?, un po’ più normali, non siate tanto rigidi …’.
Ma dietro a questo c’è: ‘Ma, non venite con storie, che Dio s’è fatto uomo!
L’Incarnazione del Verbo, quello è lo scandalo che c’è dietro! Noi possiamo
fare tutte le opere sociali che vogliamo, e diranno: ‘Ma che brava, la Chiesa,
che buona l’opera sociale che fa la Chiesa’. Ma se noi diciamo che noi facciamo
questo perché quelle persone sono la carne di Cristo, viene lo scandalo. E quella è
la verità, quella è la rivelazione di Gesù: quella presenza di
Gesù incarnato”.
E “questo è il
punto”, ha sottolineato Papa Francesco: “Sempre ci sarà la seduzione di fare
cose buone senza lo scandalo del Verbo Incarnato, senza lo scandalo della
Croce”. Dobbiamo invece “essere coerenti con questo scandalo, con questa realtà
che fa scandalizzare”. E’ “meglio così: la coerenza della fede”. Il Papa ha,
quindi, rammentato quanto afferma l’Apostolo Giovanni: “Quelli che negano che
il Verbo è venuto nella carne sono dell’anticristo, sono l’anticristo”.
D’altronde, ha detto ancora, “soltanto quelli che dicono che il Verbo è venuto
nella carne sono dello Spirito Santo”. Papa Francesco ha dunque affermato che
“ci farà bene a tutti noi pensare questo: la Chiesa non è un’organizzazione di
cultura, anche di religione, anche sociale”:
“La Chiesa
è la famiglia di Gesù. La Chiesa confessa che Gesù è il Figlio di Dio venuto
nella carne: quello è lo scandalo, e per questo perseguitavano Gesù. E alla
fine, quello che non aveva voluto dire Gesù, a questi – ‘Con che autorità fai
questo?’ – lo dice al Sommo sacerdote. ‘Ma, alla fine di': Tu sei il Figlio di
Dio?’ – ‘Sì!’. Condannato a morte, per quello. Questo è il centro della
persecuzione. Se noi diventiamo cristiani ragionevoli, cristiani sociali,
cristiani di beneficenza soltanto, quale sarà la conseguenza? Che non avremo
mai martiri: quella sarà la conseguenza”.
Quando invece noi cristiani diciamo questa verità, che “Il Figlio di Dio è venuto e si è fatto carne”, quando noi – ha proseguito il Papa – “predichiamo lo scandalo della Croce, verranno le persecuzioni, verrà la Croce” e ciò “sarà buono”, “così è la nostra vita”:
Quando invece noi cristiani diciamo questa verità, che “Il Figlio di Dio è venuto e si è fatto carne”, quando noi – ha proseguito il Papa – “predichiamo lo scandalo della Croce, verranno le persecuzioni, verrà la Croce” e ciò “sarà buono”, “così è la nostra vita”:
“Chiediamo
al Signore di non avere vergogna di vivere con questo scandalo della Croce. E
anche la saggezza: chiediamo la saggezza di non lasciarci intrappolare dallo
spirito del mondo, che sempre ci farà proposte educate, proposte civili,
proposte buone ma dietro a quelle c’è proprio la negazione del fatto che il
Verbo è venuto nella carne, dell’Incarnazione del Verbo. Che alla fine è quello
che scandalizza quelli che perseguitano Gesù, è quello che distrugge l’opera
del diavolo. Così sia”.
Alessandro Gisott - Radio Vaticana (articolo preso da qui)
domenica 19 maggio 2013
Francesco: Non possiamo essere cristiani “part time”.
"Paolo dà fastidio: è un uomo che con la sua predica,
con il suo lavoro, con il suo atteggiamento dà fastidio, perché proprio annunzia
Gesù Cristo e l’annunzio di Gesù Cristo alle nostre comodità, tante volte alle
nostre strutture comode - anche cristiane, no? - dà
fastidio. Il Signore sempre vuole che noi andiamo più avanti, più avanti, più
avanti… Che noi non ci rifugiamo in una vita tranquilla o nelle strutture
caduche, queste cose, no? Il Signore… E Paolo, predicando il Signore, dava
fastidio. Ma lui andava avanti, perché lui aveva in sé quell’atteggiamento
tanto cristiano che è lo zelo apostolico. Aveva proprio il fervore apostolico.
Non era un uomo di compromesso. No! La verità: avanti! L’annunzio di Gesù
Cristo: avanti!”
"Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei
confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo,
della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare
che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la
domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo
conoscerla? Possiamo trovarla? Qui mi viene in mente la domanda del Procuratore romano Ponzio Pilato
quando Gesù gli rivela il senso profondo della sua missione: «Che cos’è la
verità?» (Gv 18,37.38). Pilato non riesce a capire che “la” Verità è davanti a
lui, non riesce a vedere in Gesù il volto della verità, che è il volto di Dio.
Eppure, Gesù è proprio questo: la Verità, che, nella pienezza dei tempi, «si è
fatta carne» (Gv 1,1.14), è venuta in mezzo a noi perché noi la conoscessimo.
La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. Non è un possesso,
è un incontro con una Persona”.
«Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli
domandasse `Mi vuoi bene?´. Questo dolore, questa vergogna Un uomo grande,
questo Pietro ... peccatore, peccatore. Ma il Signore gli fa sentire, a lui e
anche a noi, che tutti siamo peccatori. Il problema non è essere peccatori: il
problema è non pentirsi del peccato, non avere vergogna di quello che abbiamo
fatto. Quello è il problema. E Pietro ha questa vergogna, questa umiltà, no? Il
peccato, il peccato di Pietro, è un fatto che con il cuore grande che aveva
Pietro, lo porta ad un incontro nuovo con Gesù, alla gioia del perdono».
(interventi di Papa Francesco alla casa S. Marta, maggio 2013)
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sabato 23 marzo 2013
Il "Prête" à porter che cerchiamo in questa stagione non é il Vicario di Cristo
La mia devozione al Papa, non ad un Papa, credo sia fuori di dubbio. Premessa necessaria per evitare fraintendimenti di quello che sto per scrivere: speriamo che i “complimenti” al Papa finiscano presto. Papa buono, ecologista, animalista, povero, umile, fraterno, paterno, ecumenico, rispettoso dei non credenti, ah che bello seguirà San Francesco… Conio ufficialmente un neologismo: CattoFans.
Fioriscono gli aneddoti la cui attedibilità è tutta da
dimostrare: ha offerto una sedia ed una merendina alla Guardia Svizzera che
aveva piantonato tutta la notte la Sua camera da letto, dicendogli pure di
bussare se avesse avuto bisogno. Non vuole il segretario, è piuttosto riottoso
ad accettare di alloggiare nell’appartamento papale..va bene, abbiamo capito.
Aspettiamo di sapere se preferisca una canadese a Castel Gandolfo e poi abbiamo
finito... Non vorrei dimenticare un altro “must”: la Croce d’acciaio… É
stato scritto e detto anche troppo.
Siamo abili a sottolineare gli aspetti più superficiali e scenografici di tutto ciò che ascoltiamo o vediamo. È facile, tanto, esaltare questo Papa per le Sue “caratteristiche” che a noi sembrano le più evidenti e quindi, come ci insegna la cultura dell’apparire, senza dubbio le più “significative”.
Cosa verrebbe logicamente di seguito? Che visto che il Papa ci piace tanto, ci uniformassimo al Suo stile. Ho scritto “stile", non vita…perché la vita del Papa è tutt’altra cosa. Ma, tranquilli, non ci adegueremo neppure allo stile...
Tutti gli aggettivi dedicati al Papa non sono altro che fumo colorato che si dissiperà prestissimo: nella migliore delle ipotesi è fumo, nella peggiore un tentativo di deviare l’attenzione da ben altro che il Papa esprime e, non ultimo, di fare inopportuni, irriverenti e cretini paragoni col Papa Emerito.
Il Papa è il Vicario di Cristo: ama Cristo e cerca di uniformarsi alla Sua Parola eterna ed alla Sua vita impareggiabile. Non servono aggettivi. Non è ecologista né animalista: ama il Creatore ed ogni Sua opera, che ci ha rammentato abbiamo il compito di custodire. Questo Papa non è buono, né povero: il Vicario di Cristo è buono e povero. Non è ecumenico, né rispettoso dei non credenti: Cristo è venuto per tutti ed ha esaudito la preghiera del centurione, additandolo ad esempio di fede ed il Papa segue quella Via.
Non è fraterno, né paterno, né umile: Cristo, il Figlio Unigenito dell’Altissimo, ha chiamato tutti fratelli ed amici. Si è chinato, prima che a lavare i piedi dei Suoi, sul mondo peccatore ed è venuto fra noi. Il Papa cerca di imitarLo.
Il Papa si ispira a Cristo, che ha costituito San Francesco come una stella di riferimento del Cattolicesimo, non a Francesco in quanto “Francesco”, che per primo si sarebbe schernito di quelle affermazioni.
"Il centro è Cristo”: questo ha proclamato con grande forza, anche fisicamente visibile, il Papa dalla Cappella Sistina… molto dopo ha accarezzato il cane.
Ma certo, è evidente: un conto è dire ah che bello, ama la povertà e non vuole l’anello d’oro (ai riciclatori a tutti i costi do una bella notizia: è quello di Papa Paolo VI…), ah come è umile, si è chinato di fronte al Popolo di Dio.. Tutto vero e tutto bello: il Papa ha già compiuto molti gesti storici, che ci hanno toccato il cuore e lo spirito e che resteranno nella memoria del mondo.
Ma il Papa, prima di tutto, ha proclamato Cristo, ha venerato Maria Santissima, ha manifestato il Suo amore e la Sua deferenza per il Papa Emerito ed il Suo amore indefettibile per il popolo di Dio che é Chiesa Cattolica: di questo, non si sono entusiasmati in molti.
Uniformiamoci a Cristo e questa sarà l’opera nostra più gradita al Papa, diamoGli la gioia della nostra conversione…non i complimenti e le festanti considerazioni.
Ai CattoFans ed anche ai non credenti, tutti affollati a battere le mani, consiglio di guardare Cristo e si stupiranno molto meno del Papa. Do loro appuntamento alla prima volta in cui il Papa “che cambierà la Chiesa” parlerà di valori non negoziabili: andate a leggere quello che ha già detto in passato, vi assicuro che non le manda a dire. Ed anche in quella “custodia del creato”, che vi ha tanto entusiasmato, al Papa preme innanzitutto la protezione e la dignità dell’Uomo… non del falco pellegrino. E la carità, non solo materiale, che promuoverà sarà per l’Uomo e non per le foche… neppure se “monache”.
Siamo abili a sottolineare gli aspetti più superficiali e scenografici di tutto ciò che ascoltiamo o vediamo. È facile, tanto, esaltare questo Papa per le Sue “caratteristiche” che a noi sembrano le più evidenti e quindi, come ci insegna la cultura dell’apparire, senza dubbio le più “significative”.
Cosa verrebbe logicamente di seguito? Che visto che il Papa ci piace tanto, ci uniformassimo al Suo stile. Ho scritto “stile", non vita…perché la vita del Papa è tutt’altra cosa. Ma, tranquilli, non ci adegueremo neppure allo stile...
Tutti gli aggettivi dedicati al Papa non sono altro che fumo colorato che si dissiperà prestissimo: nella migliore delle ipotesi è fumo, nella peggiore un tentativo di deviare l’attenzione da ben altro che il Papa esprime e, non ultimo, di fare inopportuni, irriverenti e cretini paragoni col Papa Emerito.
Il Papa è il Vicario di Cristo: ama Cristo e cerca di uniformarsi alla Sua Parola eterna ed alla Sua vita impareggiabile. Non servono aggettivi. Non è ecologista né animalista: ama il Creatore ed ogni Sua opera, che ci ha rammentato abbiamo il compito di custodire. Questo Papa non è buono, né povero: il Vicario di Cristo è buono e povero. Non è ecumenico, né rispettoso dei non credenti: Cristo è venuto per tutti ed ha esaudito la preghiera del centurione, additandolo ad esempio di fede ed il Papa segue quella Via.
Non è fraterno, né paterno, né umile: Cristo, il Figlio Unigenito dell’Altissimo, ha chiamato tutti fratelli ed amici. Si è chinato, prima che a lavare i piedi dei Suoi, sul mondo peccatore ed è venuto fra noi. Il Papa cerca di imitarLo.
Il Papa si ispira a Cristo, che ha costituito San Francesco come una stella di riferimento del Cattolicesimo, non a Francesco in quanto “Francesco”, che per primo si sarebbe schernito di quelle affermazioni.
"Il centro è Cristo”: questo ha proclamato con grande forza, anche fisicamente visibile, il Papa dalla Cappella Sistina… molto dopo ha accarezzato il cane.
Ma certo, è evidente: un conto è dire ah che bello, ama la povertà e non vuole l’anello d’oro (ai riciclatori a tutti i costi do una bella notizia: è quello di Papa Paolo VI…), ah come è umile, si è chinato di fronte al Popolo di Dio.. Tutto vero e tutto bello: il Papa ha già compiuto molti gesti storici, che ci hanno toccato il cuore e lo spirito e che resteranno nella memoria del mondo.
Ma il Papa, prima di tutto, ha proclamato Cristo, ha venerato Maria Santissima, ha manifestato il Suo amore e la Sua deferenza per il Papa Emerito ed il Suo amore indefettibile per il popolo di Dio che é Chiesa Cattolica: di questo, non si sono entusiasmati in molti.
Uniformiamoci a Cristo e questa sarà l’opera nostra più gradita al Papa, diamoGli la gioia della nostra conversione…non i complimenti e le festanti considerazioni.
Ai CattoFans ed anche ai non credenti, tutti affollati a battere le mani, consiglio di guardare Cristo e si stupiranno molto meno del Papa. Do loro appuntamento alla prima volta in cui il Papa “che cambierà la Chiesa” parlerà di valori non negoziabili: andate a leggere quello che ha già detto in passato, vi assicuro che non le manda a dire. Ed anche in quella “custodia del creato”, che vi ha tanto entusiasmato, al Papa preme innanzitutto la protezione e la dignità dell’Uomo… non del falco pellegrino. E la carità, non solo materiale, che promuoverà sarà per l’Uomo e non per le foche… neppure se “monache”.
lunedì 18 marzo 2013
Breve spiegazione del motto e dello stemma di papa Francesco.
Il Papa ha deciso di
confermare il motto, “Miserando atque eligendo”, e nei tratti essenziali anche
lo stemma che aveva come arcivescovo, caratterizzato da una lineare semplicità.
Lo scudo blu è
sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal
predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d'oro e
d'argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l'emblema
dell'ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e
fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La
lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero.
In basso, si trovano la
stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l'antica tradizione araldica,
simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore
di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione
iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo
di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso
esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San
Giuseppe.
Il motto di Papa Francesco, “Miserando atque eligendo”, è
tratto dalle omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122,
149-151), il quale, commentando l'episodio evangelico della vocazione di San
Matteo, scrive: "Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque
eligendo vidit, ait illi Sequere me" (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo
guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).
Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è
riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un
significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa.
Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio
sperimentò, all'età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza
amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare
il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di
tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di
Loyola.
Una volta eletto vescovo, mons. Bergoglio, in ricordo di tale
avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua
Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l'espressione di
San Beda “Miserando atque eligendo”, che ha inteso riprodurre anche nel proprio
stemma pontificio.
fonte: News.va/it
venerdì 15 marzo 2013
LA PRIMA OMELIA DI PAPA FRANCESCO
Cappella Sistina Giovedì, 14
marzo 2013
In queste tre Letture vedo che c’è qualcosa di
comune: è il movimento.
Nella Prima Lettura il movimento nel cammino; nella
Seconda Lettura, il movimento nell’edificazione della Chiesa; nella terza, nel
Vangelo, il movimento nella confessione. Camminare, edificare,
confessare.
Camminare. «Casa di Giacobbe, venite, camminiamo nella
luce del Signore».
[E questa è la prima cosa] che Dio ha detto ad Abramo: "Cammina nella mia presenza e sii irreprensibile".
Camminare: la nostra vita è un cammino e quando ci
fermiamo, la cosa non va.
Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio richiedeva ad Abramo, nella sua promessa.
Camminare sempre, in presenza del Signore, alla luce del Signore, cercando di vivere con quella irreprensibilità che Dio richiedeva ad Abramo, nella sua promessa.
Edificare.
Edificare la Chiesa. Si parla di pietre: le pietre
hanno consistenza; ma pietre vive, pietre unte dallo Spirito Santo.
Edificare la Chiesa, la Sposa di Cristo, su quella
pietra angolare che è lo stesso Signore.
Ecco un altro movimento della nostra vita:
edificare.
E terzo, confessare.
Noi possiamo camminare quanto vogliamo, noi possiamo
edificare tante cose, ma se non confessiamo Gesù Cristo, la cosa non va.
Diventeremmo una ONG pietosa, ma non la Chiesa, Sposa del Signore.
Diventeremmo una ONG pietosa, ma non la Chiesa, Sposa del Signore.
Quando non si cammina, [ci] si ferma. Quando non si
edifica sulle pietre cosa succede? Succede quello che succede ai bambini sulla
spiaggia quando fanno dei palazzi di sabbia, poi tutto viene giù, senza
consistenza. Quando non si confessa Gesù Cristo, mi viene [la frase] di Léon
Bloy: “Chi non prega il Signore, prega il diavolo”. Quando non si confessa Gesù Cristo, si confessa la
mondanità del diavolo, la mondanità del demonio.
Camminare, edificare-costruire, confessare.
Ma la cosa non è così facile, perché nel camminare,
nel costruire, nel confessare, a volte ci sono scosse, ci sono movimenti che
non sono proprio movimenti del cammino: sono movimenti che ci tirano
indietro.
Questo Vangelo prosegue con una situazione
speciale.
Lo stesso Pietro che ha confessato Gesù Cristo, gli
dice: "Tu sei Cristo, il Figlio del Dio vivo. Io ti seguo, ma non parliamo di
Croce. Questo non c’entra. Ti seguo con altre possibilità, senza la Croce."
E quando camminiamo senza la Croce, quando edifichiamo
senza la Croce e quando confessiamo un Cristo senza Croce, non siamo discepoli
del Signore: siamo mondani, siamo Vescovi, Preti, Cardinali, Papi, tutti tutti... ma non
discepoli del Signore. Io vorrei che tutti noi, dopo questi giorni di grazia,
abbiamo il coraggio, proprio il coraggio, di camminare in presenza del Signore,
con la Croce del Signore; di edificare la Chiesa sul sangue del Signore che è
versato sulla Croce; e di confessare l’unica gloria: Cristo Crocifisso.
E così la Chiesa andrà avanti. Io auguro a tutti noi
che lo Spirito Santo, per la preghiera della Madonna, nostra Madre, ci conceda
questa grazia: camminare, edificare, confessare Gesù Cristo Crocifisso. Così
sia.
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giovedì 14 marzo 2013
PAPA FRANCESCO
« Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. Ed io ti dico: Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. A te darò le chiavi del Regno dei Cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli. »
(Matteo 16, 17-19)
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