Visualizzazione post con etichetta speranza. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta speranza. Mostra tutti i post

mercoledì 12 dicembre 2012

Un incontro di santità

Per lunghi anni Francesco di Sales educò Francesca Frémyot de Chantal a un solo obiettivo: a che il cuore le bruciasse di desiderio al solo udire l’espressione “volontà di Dio”, anche quando non sapeva ancora determinare a che cosa Dio intendesse condurla.

Dalla loro corrispondenza si trae una raccolta di splendide massime, di cui tutti potremmo utilmente servirci.

«Bisogna fare tutto per amore e nulla per forza. Amare l’obbedienza più di quanto si teme la disobbedienza».

«Siate contenta di considerarvi ben poca cosa, perché la vostra miseria serve al buon Dio per esercitare la Sua misericordia».

«Non temete mai Dio, perché non vuol farvi alcun male. Amatelo invece molto, perché vuol farvi ogni bene. Non cercate di vincere le tentazioni con violenza, perché questi sforzi le rendono più insistenti. Immaginatevi Gesù Crocifisso tra le vostre braccia, e, baciando il Suo costato aperto all’amore, ditegli cento volte: “E’ qui la mia speranza, è qui la sorgente viva della mia felicità. Nulla mi separerà dal mio amore».

«Non si può pretendere che nessuna foglia del vostro albero sia agitata dal vento. E’ sufficiente che rimanga attaccata…».

«Dio vi ha custodita fino al presente. Tenetevi strettamente attaccata alla Sua mano… Vi accorgerete che dove non potete camminare da sola, vi prenderà tra le Sue braccia e vi guiderà».

Liberamente tratto da: A. M. Sicari, Santi nella carità. Figli, discepoli, amici di Vincenzo de’ Paoli, Jaca Book, 2007.
Quanti sperano nel Signore riacquistano forza, mettono ali come aquile, corrono senza affannarsi, camminano senza stancarsi.
Is 40,31.

venerdì 23 novembre 2012

MA IN COSA SPERA IL CRISTIANO?


Quando andiamo a lavorare, speriamo di guadagnare bene, quando usciamo la sera, speriamo di divertirci, quando stiamo male, speriamo di guarire, anche quando viviamo la nostra sessualità abbiamo delle speranze.
Ma in cosa spera il cristiano?
In Dio e nella vita eterna!
Eppure in pochi si attentano a dirlo, a volte neanche io, quando mi sento dire che l’unica cosa che conta è la salute.
Non si afferma più che l’unica speranza duratura è la vita eterna perché un maestro del sospetto ha insinuato che i cristiani parlando di al di là, dimenticano l’al di qua e sperando nei beni futuri non lottano più contro le ingiustizie presenti. È questa la vecchia teoria della religione come oppio dei popoli del mio nemico Karl Marx.
A dire il vero qualche ragione questo signore ce l’ha, in quanto il cristianesimo è anche una esperienza religiosa storica ed è legato con la vicenda umana. Il cristiano non può ignorare i drammi e le sofferenze nei quali si trova l’umanità del suo tempo.
Se tuttavia questa dimensione, di per sé assolutamente corretta, viene assunta come l’elemento centrale del cristianesimo, allora la vita eterna non è più così importante. 
Ma è proprio necessario per il cristiano credere ed aspettare l’eternità? Non basta comportarsi bene e fare la giustizia qui sulla terra? Che bisogno c’è del Cielo?
Si potrebbe rispondere che  negare il futuro eterno è spesso ciò che porta alla disperazione, al suicidio e a volte in clinica per malattie mentali. L’uomo occidentale contemporaneo non soffre per la mancanza di beni materiali, ma per  quella di senso della vita. Ciò che dona serenità nel dolore, è l’attesa di una vita più grande.
In più se guardiamo il Nuovo Testamento ci accorgiamo che l’annuncio centrale, è che il Crocifisso è Risorto e che è andato avanti in una vita nuova ed eterna. Quella di Dio da cui per altro era venuto. Questo Crocifisso morto è stato visto vivo, corporalmente vivo, per cui la sua sequela, cioè il nostro andarGli dietro non sarà più interrotto da niente, nemmeno dalla morte.
Ecco perché la speranza del cristiano senza disprezzare le cose della terra, è costituita da Cristo Risorto.
Ispirati dai maestri del sospetto, dato che Marx ha avuto dei filosofi seguaci, alcuni affermano  che tutto ciò è illusione e non lo accettano, tuttavia non si può essere cristiani accontentandosi di essere buoni e di operare per la giustizia terrena, senza aspettare con desiderio vivo l’eternità cioè la vita col Risorto.
Per questo dicevo nello scritto precedente, che per il cattolico, non è innocuo, quando va a votare, scegliere  una qualsiasi visione di uomo basta che vi si garantisca la giustizia e la bontà.
Un umanesimo che neghi la dimensione eterna è un carcere di disperazione che chiude l’uomo solo nell’orizzonte dei suoi 80 anni di vita (i quali tra l’altro non sono mai completamente felici) ed in più lo spinge ad essere arbitro di se stesso commettendo le peggiori azioni di cui gli attentati alla vita e alla famiglia sono alcuni dei malefici esempi.

Don Giorgio Bellei, parroco Spirito Santo, Modena, articolo del 2006