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giovedì 20 settembre 2012

Manifesto di Chisciotte

Non è l'oppositore dei poteri, lui è l'opposto.
Alla potenza oppone l'impotenza, un'altra volontà.
Non sta all'opposizione, che non c'è, sta nell'antipodo.
I poteri si affollano nei centri, da lui spazio ce n'è,
l'opposto è largo, diffamato, sparso.
Quando incontra un suo simile fonda una repubblica
su una stretta di mano, una città
senza sindaco, polizia, giudice, borsa.
Lo rinfresca ogni voce antipatica ai poteri,
ma alla rivoluzione dice: troppo poco,
buttare gambe all'aria, sovvertire non basta,
bisogna sradicarsi dal petto, dal respiro
la volontà di assumere potere, se no si ricomincia.
L'opposto ha un solo articolo della costituzione,
a ognuno fare quello che si vorrebbe fatto a sé.
Erri De Luca, L'ospite incallito, Einaudi, 2009

martedì 14 febbraio 2012

ERRI DE LUCA: NASCE TRA I CLANDESTINI L'ULTIMO GESU'

Racconto dell'immigrazione dal cimitero di Lampedusa, dal programma “Che tempo che fa” del 20 maggio 2009, RaiTre
Nasce tra i clandestini, il suo primo grido è coperto dal rumore del giro delle eliche. Gli staccano il cordone e senza fare il nodo lo affidano alle onde. I marinai li chiamano Gesù, questi cuccioli nati sotto Erode e Pilato messi insieme.
Niente di queste vite è una parabola, nessun martello di falegname batterà le ore nell'infanzia e i chiodi nella carne.
Nasce tra i clandestini l'ultimo Gesù, passa da un'acqua di placenta a quella del mare senza terra ferma, perché vivere ha già vissuto e dire ha detto, e non può togliere una spina dai rovi che incoronano le tempie: sta con quelli che esistono il tempo di nascere, va con quelli che durano un'ora.
Siamo gli innumerevoli - raddoppia ogni casella di scacchiera - lastrichiamo di corpi il vostro mare per camminarci sopra; non potete contarci: se contati aumentiamo, figli dell'orizzonte che ci rovescia a sacco. Nessuna polizia può farci prepotenza più di quanto già siamo stati offesi. Faremo i servi, i figli che non fate, le nostre vite saranno i vostri libri di avventura. Portiamo Omero e Dante, il cieco e il pellegrino, l'odore che perdeste, l'uguaglianza che avete sottomesso. Da qualunque distanza arriveremo a milioni di passi, noi siamo i piedi e vi reggiamo il peso. Spaliamo neve, pettiniamo prati, battiamo tappeti, raccogliamo il pomodoro e l'insulto. Noi siamo i piedi e conosciamo il suolo passo a passo, noi siamo il rosso e il nero della terra, un oltremare di sandali sfondati, il polline e la polvere nel vento di stasera.
Uno di noi, a nome di tutti, ha detto: Non vi sbarazzerete di me.
Va bene, muoio, ma in tre giorni resuscito e ritorno.