Visualizzazione post con etichetta comunione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta comunione. Mostra tutti i post

sabato 11 ottobre 2014

DIVENTARE CRISTIFERI

Mettete tutte le opere del mondo in paragone a una Comunione ben fatta: sarà come un atomo di polvere in confronto di una montagna; perché con quella noi diventiamo Cristiferi, cioè portatori di Cristo nelle nostre persone. 

Clemente Rebora, Le poesie, Garzanti.

giovedì 11 settembre 2014

Sulla distanza/2

G. De Chirico,
Ettore e Andromaca,
1917,
Milano - Collezione Mattioli
Le anime hanno un loro particolare modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da lontano.
 
L. Pirandello, Il fu Mattia Pascal, Mondadori, 1988.

lunedì 16 giugno 2014

Sulla distanza


Parigi, 2008
Egli è forse lontano da noi per il fatto che è asceso al di sopra dei cieli? Oh, quando qualcuno ci è vicino? Quando lo possiamo toccare e baciare? Ad esempio, come fece Giuda con il Signore? Oppure questi sono gesti che in fondo rientrano solo nella categoria dei colpi battendo i quali i carcerati comunicano da cella a cella, con l’alfabeto morse, la propria sbarrata solitudine?
Non è forse necessario essere morti, diventati «lontani» e vivere così, per essere vicini?
 
 
 Karl Rahner, Ascensione di Cristo in cielo, in Piccolo anno liturgico, Piemme.

sabato 15 settembre 2012

Cuore di Madre

"Ho offerto come Abramo il mio unico figlio all'Amore,
l'ho accompagnato sul monte del sacrificio,
sperando sempre che a Dio bastasse la mia fiduciosa e totale disponibilità.
E invece viene l'angelo del Signore,
ma non per sospendere il sacrificio,
ma per immolare il mio Isacco.
Gesù ha gridato la sua sete.
Ha implorato perdono per i suoi uccisori.
Ha assicurato il Regno al ladro pentito.
Ha provato il silenzio del Padre.
Ha rimesso la vita nelle Sue mani.
Ed è spirato.
Anche l'ultimo sangue è versato dal cuore squarciato,
perchè nulla rimanga di non offerto
di quel sacrificio incomparabile.
E io sto lì, accanto a lui,
bruciata dalla sua stessa fiamma,
come un roveto che arde e non si consuma".

Meditazione per la XII stazione della Via Crucis - Gesù muore sulla croce 
(Sant'Andrea Pelago, 29 agosto 2012)

domenica 19 agosto 2012

Colui che mangia me vivrà per me

In quel tempo, Gesù disse alla folla: <<Io sono il pane vivo, disceso dal cielo. Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo>>. Allora i Giudei si misero a discutere aspramente fra loro: <<Come può costui darci la sua carne da mangiare?>>. Gesù disse loro: <<In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda.
Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo; non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno>>.
Vangelo di Giovanni, cap. 6 vv. 51-58