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domenica 19 maggio 2013

Francesco: Non possiamo essere cristiani “part time”.



"Paolo dà fastidio: è un uomo che con la sua predica, con il suo lavoro, con il suo atteggiamento dà fastidio, perché proprio annunzia Gesù Cristo e l’annunzio di Gesù Cristo alle nostre comodità, tante volte alle nostre strutture comode - anche cristiane, no? - dà fastidio. Il Signore sempre vuole che noi andiamo più avanti, più avanti, più avanti… Che noi non ci rifugiamo in una vita tranquilla o nelle strutture caduche, queste cose, no? Il Signore… E Paolo, predicando il Signore, dava fastidio. Ma lui andava avanti, perché lui aveva in sé quell’atteggiamento tanto cristiano che è lo zelo apostolico. Aveva proprio il fervore apostolico. Non era un uomo di compromesso. No! La verità: avanti! L’annunzio di Gesù Cristo: avanti!”
"Viviamo in un’epoca in cui si è piuttosto scettici nei confronti della verità. Benedetto XVI ha parlato molte volte di relativismo, della tendenza cioè a ritenere che non ci sia nulla di definitivo e a pensare che la verità venga data dal consenso o da quello che noi vogliamo. Sorge la domanda: esiste veramente “la” verità? Che cos’è “la” verità? Possiamo conoscerla? Possiamo trovarla? Qui mi viene in mente la domanda del Procuratore romano Ponzio Pilato quando Gesù gli rivela il senso profondo della sua missione: «Che cos’è la verità?» (Gv 18,37.38). Pilato non riesce a capire che “la” Verità è davanti a lui, non riesce a vedere in Gesù il volto della verità, che è il volto di Dio. Eppure, Gesù è proprio questo: la Verità, che, nella pienezza dei tempi, «si è fatta carne» (Gv 1,1.14), è venuta in mezzo a noi perché noi la conoscessimo. La verità non si afferra come una cosa, la verità si incontra. Non è un possesso, è un incontro con una Persona”.

«Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse `Mi vuoi bene?´. Questo dolore, questa vergogna Un uomo grande, questo Pietro ... peccatore, peccatore. Ma il Signore gli fa sentire, a lui e anche a noi, che tutti siamo peccatori. Il problema non è essere peccatori: il problema è non pentirsi del peccato, non avere vergogna di quello che abbiamo fatto. Quello è il problema. E Pietro ha questa vergogna, questa umiltà, no? Il peccato, il peccato di Pietro, è un fatto che con il cuore grande che aveva Pietro, lo porta ad un incontro nuovo con Gesù, alla gioia del perdono».

(interventi di Papa Francesco alla casa S. Marta, maggio 2013)

giovedì 28 febbraio 2013

Nessuno si ama veramente: Elena Bono

Nessuno si ama veramente, […] 
Di qui nasce il deserto 
dentro e fuori di voi. 
Ma tu imita Iddio
nella misericordia
che è la suprema Perfezione.
Va’ e perdona te stesso, -
sorrise a lui l’Illuminato

Elena Bono, "Il magrissimo asceta fece un interminabile cammino", in Poesie. Opera omnia, Le Mani, Genova 2007.

domenica 23 dicembre 2012

Liturgia penitenziale 23/12/2012

SIGNORE, LIBERAMI DA ME STESSO (Michel Quoist)

Signore, mi senti?
Soffro tremendamente.
Asserragliato in me stesso,
prigioniero di me stesso.
Non sento che la mia voce,
non vedo che me stesso,
e dietro di me non v’è che sofferenza.

Signore, mi senti?
Liberami dal mio corpo, che è tutto brama e tutto quello che tocca con i suoi innumerevoli grandi occhi, con le sue mille mani tese, è solo per coglierlo e cercare di calmare la sua insaziabile fame.

Signore, mi senti?
Liberami dal mio cuore, tutto gonfio di amore, ma, mentre credo di amare pazzamente, intravedo rabbioso che ancora amo me stesso nell’altro.

Signore, mi senti?
Liberami dal mio spirito, pieno di se stesso, delle sue idee, dei suoi giudizi; non sa dialogare, perché non lo colpisce altra parola fuorché la sua.

Solo, mi annoio, mi detesto, mi disgusto,
e mi rigiro nella mia sudicia pelle come il malato nel suo letto bruciante da cui vorrebbe scappare.
Tutto mi sembra brutto, mostruoso, senza luce,
perché non posso veder nulla se non attraverso me.
Mi sento disposto ad odiare gli uomini ed il mondo intero,
per dispetto, perché non li posso amare.
Vorrei uscire,
vorrei camminare, correre verso un altro paese.
So che esiste la GIOIA, l’ho vista raggiare sui volti.
So che brilla la LUCE, l’ho vista illuminare gli sguardi.
Ma Signore, non posso uscire, insieme amo e odio la mia prigione,
perché la mia prigione sono io
ed io mi amo,
mi amo, o Signore, e mi faccio ribrezzo.

Signore, non trovo neppure più la porta di casa mia.
Mi trascino a tastoni, accecato,
urto nelle mie stesse pareti, nei miei propri limiti,
mi ferisco.
Ho male.
Ho troppo male e nessuno lo sa, perché nessuno è entrato in casa mia.
Sono solo, solo.

Signore, Signore, mi senti?
Signore, indicami la mia porta,
prendi la mia mano.
Apri.
Indicami la Via,
la via della GIOIA, della LUCE.

Ma..
Ma, o Signore, mi senti Tu?

Figliuolo, Io ti ho sentito.
Mi fai compassione.
Da tanto tempo spio le tue imposte chiuse: aprile,
la Mia luce ti rischiarerà.
Da tanto tempo Io sono davanti al tuo uscio sprangato: aprilo,
mi troverai sulla soglia.
Io ti attendo, gli altri ti attendono,
ma bisogna aprire,
ma bisogna uscire da te.

Perchè rimanere prigioniero di te stesso?
Sei libero.
Non ho chiuso Io la tua porta,
non posso riaprirla Io,
perchè sei tu dall’interno a tenerla solidamente sprangata.

giovedì 25 ottobre 2012

Ti amo così con i tuoi limiti


Nel 1977 avevo 31 anni. Ero stato ordinato prete cinque anni prima ed ero direttore spirituale al seminario Pime di Maryglade a Detroit, nel Michigan (USA). I superiori mi avevano chiesto di guidare per l'anno della spiritualità i seminaristi che, completati gli studi, si preparavano alla promessa iniziale di aggregazione al Pime. Per prepararmi all'incarico, chiesi al superiore regionale degli USA il permesso di ritirarmi per un mese ignaziano presso il Centro Colombiere in Michigan. Dopo i primi dieci giorni di ritiro, il direttore mi disse: <<Adriano, tu non hai ancora iniziato il tuo ritiro. Pensi a scrivere testi e istruzioni per i seminaristi che guiderai nell'anno di spiritualità, ma non stai riflettendo sul tuo rapporto con Gesù>>.
Nei giorni seguenti mi sforzai di vedere che tipo di rapporto avevo con Gesù, ma sentivo di non averne nessuno. Mi sembrava di essere in una stanza con le pareti di vetro. Vedevo Gesù che guariva, perdonava, insegnava alla gente, provava amore e compassione per la prostituta, per Zaccheo, per Pietro, il buon ladrone, ma non avevo alcun tipo di contatto diretto con lui. Andò avanti così per vari giorni, finché non fui seriamente preoccupato per la mia mancanza di sentimenti verso Gesù e per la mia incapacità di provare qualcosa per Lui. Giunsi alla conclusione che non avevo mai veramente conosciuto Gesù.
Mi sembrava di impazzire...
Urlavo nei boschi che circondavano il centro ritiri: <<Non conosco Gesù, non l'ho mai conosciuto...Come è possibile? Sono nato in una famiglia cattolica, sono entrato in seminario quando avevo 11 anni, mi sono sempre comportato bene, sono stato amato dai superiori e da tanta gente. Ho predicato su Gesù. Ho celebrato la Messa tutti i giorni...>>. Poi mi misi a pregare: <<Il Signore è il mio pastore, non manco di nulla>>, ma mi accorsi che il mio cuore non credeva a quello che dicevano le mie labbra. Confidai quei sentimenti al mio direttore e lui mi rispose: <<Anche san Paolo non credeva in Gesù, ma poi si convertì a lui>>. Ciò mi rese ancora più disperato: <<Sono forse un fariseo?>>. Contemporaneamente mi tornarono in mente tutti i peccati della mia vita, sconvolgendomi. Era come se non fossi mai stato perdonato anche se ero andato a confessarmi.
Era il ventiduesimo giorno di ritiro quando meditavo su tutti questi angoscianti pensieri. Mi trovavo nel bosco quando all'improvviso il cielo divenne scuro, e fu presto squarciato da lampi e forti tuoni. Cominciò a cadere la pioggia. Corsi in casa, entrai nella cappellina, mi sedetti per terra e mi addormentai. Fui risvegliato da una luce intensa e da una voce forte che mi diceva: <<Ti amo>>. Mi svegliai e chiesi: <<E i miei peccati?>>. La voce mi rispose immediatamente: <<Ti amo con tutti i tuoi peccati>>. Ero confuso, sorpreso e felice al tempo stesso, anche se lì per lì non capii il significato dell'accaduto. 
Adriano Pelosin, 
missionario Pime in Thailandia
(articolo pag 37, Mondo e Missione, Ottobre 2012)