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venerdì 4 ottobre 2013

E il Verbo si fece carne*

M. I. Rupnik, San Francesco bacia il lebbroso,
San Giovanni Rotondo (FG)


Ricordatevi quello che Benedetto XVI ci ha detto:
“La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”.
E quello che attrae è la testimonianza.
San Francesco diceva ai suoi frati: “Predicate il Vangelo sempre e, se fosse necessario, anche con le parole”.
 
dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi, 27 settembre 2013

*Gv 1,14

martedì 1 ottobre 2013

E Francesco?


E Francesco?
«È grandissimo perché è tutto. Uomo che vuole fare, vuole costruire, fonda un Ordine e le sue regole, è itinerante e missionario, è poeta e profeta, è mistico, ha constatato su se stesso il male e ne è uscito, ama la natura, gli animali, il filo d’erba del prato e gli uccelli che volano in cielo, ma soprattutto ama le persone, i bambini, i vecchi, le donne. È l’esempio più luminoso di quell’agape di cui parlavamo prima.

dall'intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco 1/10/2013 Memoria di S. Teresa di Gesù Bambino

giovedì 4 ottobre 2012

Considerate perfetta letizia...*


Un giorno, presso la Porziuncola, Francesco chiama frate Leone.
Questi risponde:  «Ti ascolto, e sono pronto».
«Scrivi», egli disse, «cosa sia la vera letizia. Viene un messaggero e dice che tutti i dotti dell’Università di Parigi sono entrati nella nostra comunità. Scrivi: in questo non si trova vera letizia!
Allo stesso modo, che tutti Prelati al di là delle Alpi, i vescovi e gli arcivescovi in Francia e in Germania si associano a noi! E così il Re di Francia e il Re d’Inghilterra! Scrivi: ciò non sarebbe la vera letizia!
Allo stesso modo, che i miei frati sono andati dagli infedeli e li hanno tutti convertiti alla fede e che io ho ricevuto da Dio una così grande grazia, che sano i malati e opero miracoli. Io ti dico che in tutto ciò non c’è la vera letizia!».
«Ma che cosa è la vera letizia?».
«Io ritorno da Perugia e vengo qui in piena notte, nella stagione invernale, sporco, con il saio ghiacciato e le tibie sanguinanti, e devo a lungo picchiare alla porta nel fango, nel freddo e nel ghiaccio, finché non arrivi un frate. Dopo che mi è stato richiesto il nome, io vengo, poi, trattato scortesemente e lasciato fuori nell’oscurità con le parole: “Va’ via, tu sei un sempliciotto e un illetterato. Noi siamo così numerosi e tali che non abbiamo bisogno di te”. Io busso nuovamente, egli mi spedisce all’Ospedale dei Cruciferi.
Io ti dico che se non perdo la pazienza e non divento aggressivo, in ciò si trova la vera letizia, l’autentica virtù e la salvezza dell’anima».


Fonti Francescane 278, in N. Kuster, Francesco d’Assisi maestro di spiritualità, Padova, 2004.
 
* dalla Lettera di san Giacomo apostolo (1, 2-4). “Considerate perfetta letizia, miei fratelli, quando subite ogni sorta di prove, sapendo che la prova della vostra fede produce la pazienza. E la pazienza completi l'opera sua in voi, perché siate perfetti e integri, senza mancare di nulla”.

Perché a te?


Dimorando una volta santo Francesco nel luogo della Porziuncola con frate Masseo da Marignano, uomo di grande santità, discrezione e grazia nel parlare di Dio, per la qual cosa santo Francesco molto l'amava; uno dì tornando santo Francesco dalla selva e dalla orazione, e sendo allo uscire della selva, il detto frate Masseo volle provare sì com'egli fusse umile, e fecieglisi incontra, e quasi proverbiando disse: "Perché a te, perché a te, perché a te?". Santo Francesco risponde: "Che è quello che tu vuoi dire?". Disse frate Masseo: "Dico, perché a te tutto il mondo viene dirieto, e ogni persona pare che desideri di vederti e d'udirti e d'ubbidirti? Tu non se' bello uomo del corpo, tu non se' di grande scienza, tu non se' nobile onde dunque a te che tutto il mondo ti venga dietro?". Udendo questo santo Francesco, tutto rallegrato in ispirito, rizzando la faccia al cielo, per grande spazio istette colla mente levata in Dio, e poi ritornando in sé, s'inginocchiò e rendette laude e grazia a Dio, e poi con grande fervore di spirito si rivolse a frate Masseo e disse: "Vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me? vuoi sapere perché a me tutto 'l mondo mi venga dietro? Questo io ho da quelli occhi dello altissimo Iddio, li quali in ogni luogo contemplano i buoni e li rei: imperciò che quelli occhi santissimi non hanno veduto fra li peccatori nessuno più vile, né più insufficiente, né più grande peccatore di me; e però a fare quell'operazione maravigliosa, la quale egli intende di fare, non ha trovato più vile creatura sopra la terra, e perciò ha eletto me per confondere la nobilità e la grandigia e la fortezza e bellezza e sapienza del mondo, acciò che si conosca ch'ogni virtù e ogni bene è da lui, e non dalla creatura, e nessuna persona si possa gloriare nel cospetto suo; ma chi si gloria, si glorii nel Signore, a cui è ogni onore e gloria in eterno". Allora frate Masseo a così umile risposta, detta con fervore, sì si spaventò e conobbe certamente che santo Francesco era veramente fondato in umiltà.
A laude di Cristo e del poverello Francesco. Amen.

Transito di San Francesco

Dimorava allora il beato Francesco nel palazzo del vescovo di Assisi, e prego i frati di trasportarlo in fretta alla Porziuncola, poiché voleva rendere l'anima a Dio là dove per la prima volta conobbe la via della verità.
I pochi giorni che mancavano alla sua morte li passò in inni di lode, invitando i compagni diletti a cantare con lui le lodi di Cristo. Chiamava tutte le creature a lodare Dio, esortandole al divino amore. Perfino la morte, a tutti terribile e odiosa, esortava a lodare il Signore, correndole incontro e accogliendola come ospite gradita. "Ben venga - diceva - la mia sorella morte".
Dopo pochi giorni che si trovava nel luogo tanto desiderato, avvedendosi che la morte incalzava, chiamò a sé due frati e figlioli suoi prediletti e comandò loro di cantare ad alta voce, con giubilo di spirito, lodi al Signore per la morte vicina, anzi per l'approssimarsi della vera vita.

Su tutti i frati, che intanto si erano posti a sedere intorno a lui, stese poi le mani con le braccia disposte a forma di croce - il segno che tanto amava - e tutti, presenti e assenti, benedisse nella potenza e nel nome di Cristo crocifisso.

Poi aggiunse: "Figli miei, restate tutti saldi nel santo timore di Dio e perseverate sempre in esso. Poiché le tribolazioni e le Tentazioni verranno; beati però saranno coloro che persevereranno in questa via nella quale si sono incamminati.Io mi affretto a tornare a Dio, alla cui bontà vi raccomando tutti".
Finita questa dolce esortazione, quest'uomo carissimo a Dio si fece portare il libro dei Vangeli e chiese che gli si leggesse quel tratto del vangelo di San Giovanni che comincia con le parole: "Prima della festa di Pasqua".

Poi Francesco cominciò a recitare forte, per quanto gli era possibile, le parole del salmo "Con la mia voce al Signore grido aiuto, con la mia voce al Signore grido aiuto", e continuò così sino alla fine, concludendo: "I giusti mi faranno corona, quando mi concederai la tua grazia".
Poi si rivolse al medico: "Coraggio, frate medico, dimmi pure che la morte è imminente: per me sarà la porta della vita!". E ai frati: "Quando mi vedrete ridotto all'estremo, deponetemi nudo sulla terra come mi avete visto ieri l'altro, e dopo che sarò morto, lasciatemi giacere così per il tempo necessario a percorrere comodamente un miglio".
E mentre molti frati dei quali era padre e guida, ivi raccolti con riverenza aspettavano il beato passaggio e la benedetta fine, quella santissima anima si sciolse dalla carne, per essere assorta nell'abisso di eterna luce, e il corpo si addormentò nel Signore.
Si radunò allora una moltitudine di gente che lodava Dio, dicendo: "Lodato e benedetto sii tu, Signore Iddio nostro, che a noi indegni hai affidato un sì prezioso tesoro, lode e gloria a te, Trinità ineffabile!".


(Transito di S. Francesco - 
tratto da  Lo specchio di perfezione, Frate Leone)


BENEDICAT


Angelo Branduardi - Cantico delle creature



Si laudato Mio Signore
Per sorelle Luna e Stelle 
Che Tu in cielo le hai formate 
Chiare e belle.

lunedì 17 settembre 2012

Impressione delle Stimmate di San Francesco



Due anni prima che rendesse lo spirito a Dio, dopo molte e varie  fatiche, la Provvidenza divina lo trasse in disparte, e lo condusse su un monte eccelso, chiamato monte della Verna. 
Qui egli aveva iniziato, secondo il suo solito, a digiunare la quaresima in onore di san Michele arcangelo, quando incominciò a sentirsi inondato da straordinaria dolcezza nella contemplazione, acceso da più viva fiamma di desideri celesti, ricolmo di più ricche elargizioni divine. Si elevava a quelle altezze non come un importuno scrutatore della  maestà, che viene oppresso dalla gloria, ma come un servo fedele e prudente, teso alla ricerca del volere di Dio, a cui bramava con sommo ardore di conformarsi in tutto e per tutto. 
Egli, dunque, seppe da una voce divina che, all'apertura del Vangelo, Cristo gli avrebbe rivelato che cosa Dio maggiormente gradiva in lui e da lui. 
Dopo aver pregato molto devotamente, prese dall'altare il sacro libro dei Vangeli e lo fece aprire dal suo devoto e santo compagno, nel nome della santa Trinità. 
Aperto il libro per tre volte, sempre si imbatté nella Passione del Signore. Allora l'uomo pieno di Dio comprese che, come aveva imitato Cristo nelle azioni della sua vita, così doveva essere a lui conforme nelle sofferenze e nei dolori della Passione, prima di passare da questo mondo. 
E benché ormai quel suo corpo, che aveva nel passato sostenuto tante austerità e portato senza interruzione la croce del Signore, non avesse più forze, egli non provò alcun timore, anzi si sentì più vigorosamente animato ad affrontare il martirio. 
L'incendio indomabile dell'amore per il buon Gesù erompeva in lui con vampe e fiamme di carità così forti, che le molte acque non potevano estinguerle. 
L'ardore serafico del desiderio, dunque, lo rapiva in Dio e un tenero sentimento di compassione lo trasformava in Colui che volle, per eccesso di carità, essere crocifisso. 
Un mattino, all'appressarsi della festa dell'Esaltazione della santa  Croce, mentre pregava sul fianco del monte, vide la figura come di un serafino, con sei ali tanto luminose quanto infocate, discendere dalla sublimità dei cieli: esso, con rapidissimo volo, tenendosi librato nell'aria, giunse vicino all'uomo di Dio, e allora apparve tra le sue ali l'effige di un uomo crocifisso, che aveva mani e piedi stesi e confitti sulla croce. Due ali si alzavano sopra il suo capo, due si stendevano a volare e due velavano tutto il corpo. 
A quella vista si stupì fortemente, mentre gioia e tristezza gli inondavano il cuore. 
Provava letizia per l'atteggiamento gentile, con il quale si vedeva guardato da Cristo, 
sotto la figura del serafino. Ma il vederlo confitto in croce gli trapassava l'anima con la spada dolorosa della compassione. 
Fissava, pieno di stupore, quella visione così misteriosa, conscio che l'infermità della passione non poteva assolutamente coesistere con la natura spirituale e immortale del serafino. Ma da qui comprese, finalmente, per divina rivelazione, lo scopo per cui la divina provvidenza aveva mostrato al suo sguardo quella visione, cioè quello di fargli conoscere anticipatamente che lui, I'amico di Cristo, stava per essere trasformato tutto nel ritratto visibile di Cristo Gesù crocifisso, non mediante il martirio della carne, ma mediante l'incendio dello spirito. 
Scomparendo, la visione gli lasciò nel cuore un ardore mirabile e segni altrettanto meravigliosi lasciò impressi nella sua carne. 
Subito, infatti, nelle sue mani e nei suoi piedi, incominciarono ad apparire segni di chiodi, come quelli che poco prima aveva osservato nell'immagine dell'uomo crocifisso. 
Le mani e i piedi, proprio al centro, si vedevano confitte ai chiodi; le capocchie dei chiodi sporgevano nella parte interna delle mani e nella parte superiore dei piedi, mentre le punte sporgevano dalla parte opposta. Le capocchie nelle mani e nei piedi erano rotonde e nere; le punte, invece, erano allungate, piegate all'indietro e come ribattute, ed uscivano dalla carne stessa, sporgendo sul resto della carne. 
Il fianco destro era come trapassato da una lancia e coperto da una cicatrice rossa, che spesso emanava sacro sangue, imbevendo la tonaca e le mutande. 
Vedeva, il servo di Cristo, che le stimmate impresse in forma così palese non potevano restare nascoste ai compagni più intimi; temeva, nondimeno, di mettere in pubblico il segreto del Signore ed era combattuto da un grande dubbio: dire quanto aveva visto o tacere? 



tratto dalle Fonti Francescane (Leg. Maj., I, 13, 3)

mercoledì 22 agosto 2012

Beata Vergine Maria Regina


Lode alla Signora santa Regina.
Saluto alla Vergine di S. Francesco d'Assisi
"Ave, Signora santa Regina, santissima genitrice di Dio, Maria,
che sempre sei Vergine perpetua ed eccelsa,
fatta santa ed eletta dal santissimo Padre del cielo,
che Egli consacrò col santissimo, diletto Figlio suo
e con lo Spirito Santo Paraclito,
nella quale fu ed è ogni pienezza di grazia ed ogni bene.
Ave, o suo palazzo! ave, o suo tabernacolo!
ave, o sua casa! ave, o sua veste!
ave, o sua ancella! ave, o madre sua!
E voi tutte con essa, sante virtù,
che per la grazia e la luce dello Spirito Santo
siete infuse nei cuori degli uomini fedeli,
affinché d'infedeli li facciate fedeli a Dio"

"Saluto alla Vergine" canta il Piccolo Coro dell'Antoniano diretto da Mariele Ventre 1987


"Saluto alla Vergine" canta il Coro Giovani verso Assisi diretto da P. Gennaro Maria Becchimanzi 2010

sabato 11 agosto 2012

Chiara e le Sorelle: Lettera di Dio agli uomini

Diceva Chiara alle Sorelle: «La fede di tutti quelli che ricorrono alla nostra preghiera mi confonde ogni giorno di più. E, quando vengono a ringraziare perché sono stati meravigliosamente esauditi, vorrei sottrarmi».

Intervenne Agnese: «Anch’io, Chiara. Penso, infatti, all’esortazione di Francesco: “Non dobbiamo rubare la gloria di Dio, appropriandoci del bene che crediamo di fare, mentre in realtà è il Signore che lo compie, attraverso di noi, in parole o in opere! Perché in ogni cosa si rendesse lode a Dio, egli scrisse una lettera da consegnare ai governanti e ai capi delle nazioni”».

Continuò Chiara: «A noi diceva, facendo eco alle parole dell’Apostolo: “Voi, siete la Lettera di Dio che lo Spirito consegna agli uomini del nostro tempo per indicare loro la Via della Vita"».



Dopo un attimo di silenzio, riprese: «Credere che la tenerezza di Dio si china su tutte le miserie che ci vengono affidate per curarle, guarirle persino, attraverso le nostre mani; e, come Gesù presso la tomba di Lazzaro, cominciare col benedire il Padre: “Sì, Padre, sapevo che mi esaudisci sempre!”; credere possibile l’impossibile e in ogni circostanza dar lode a Dio è la missione che Egli stesso ci ha affidato. La nostra lode a Lui è umile confessione del Suo Amore, più forte di tutto, che mai abbandona».

 Santa Chiara, Fioretti di una vita, L.I.E.F., 2005.

giovedì 2 agosto 2012

IL PERDONO D'ASSISI

oggi, 2 agosto, il Perdono d'Assisi

All'origine della «Festa del Perdono» c'é un episodio della vita di san Francesco. Una notte del 1216, era immerso nella preghiera alla Porziuncola. All'improvviso entrò una lucefortissima e Francesco vide sopra l'altare il Cristo e alla sua destra la Madonna e gli Angeli. Gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero epeccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono». La sua richiesta fu esaudita così da quell'anno, dopo aver ricevuto il permesso dal Pontefice Onorio III, il 2 Agosto si celebra la «Festa del Perdono» a Santa Maria degli Angeli ma anche in tutte le parrocchie e le chiese francescane.  E' concessa l'indulgenza a chi si comunica, si confessa c prega per il Papa
 
Dal mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del 2 Agosto  si può ottenere, una sola volta, l’indulgenza plenaria della Porziuncola.

CONDIZIONI PER RICEVERE L'INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI
(per sé o per i defunti)
 
·  Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
·  Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
·  Visita alla chiesa della Porziuncola in Assisi, o ad una chiesa parrocchiale, o ad una chiesa francescana dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
·  La recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
·   Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
·  Una preghiera per il Papa.