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venerdì 26 dicembre 2014

Il segno è l'umiltà

In questo, ha aggiunto Francesco, consiste l’annuncio della notte di Natale: «Dio non conosce lo scatto d’ira e l’impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto». L'«immensa luce» annunciata dal profeta Isaia «nasce a Betlemme e viene accolta dalle mani amorevoli di Maria, dall’affetto di Giuseppe, dallo stupore dei pastori». Il «segno» annunciato dagli angeli ai pastori «è l’umiltà di Dio portata all’estremo; è l’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza».
Nella notte di Natale, ha detto ancora il Papa, «siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere. Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?».


Dall'omelia di Papa Francesco 24/12/2014

domenica 12 ottobre 2014

[...] non era nemmeno da cercarti:
accettarti bastava
per accettarci…

David Maria Turoldo

mercoledì 6 novembre 2013

«Quando sento dire, Dio è buono, ci perdonerà; e in­tanto si continua a fare il male, quanta tristezza provo per quelle povere anime che ignorano cosa le attende nell'eternità!» 
Santa Caterina da Genova

martedì 18 giugno 2013

Il Bene non è mai banale

"Per un cristiano il bene non è mai banale,
perché da quando Cristo nel Getsemani tolse la spada dalle mani di Pietro
rispondere al male con il bene è l'unica arma che il Signore ha posto nelle mani dei suoi fedeli. 
Il Bene non è mai banale.
Anche se quando hai eretto pietra su pietra con sacrifici e rinunce la costruzione che pur deve servire a Dio, 
una raffica spezza ogni cosa. 
Può apparire questa una delle tante contraddizioni del cristianesimo,
e racchiude invece una grande verità: 
la fatica val più dell'opera, agli occhi di Dio. L'opera può farci inorgoglire; 
la fatica rimane il solo titolo davanti al Signore."

(Odoardo Focherini)

sabato 30 marzo 2013

Scelgo gli occhi degli uomini

"Figlio, quando Tu partirai, crescente abisso eterno
nel quale scorsi ogni cosa
Padre, l'Amore significa necessità
di una crescita di gloria.

Figlio, guarda, non lontano dal Tuo chiarore
graniscono le spighe mature
E verrà un giorno in cui Ti toglieranno il fulgore,
in cui alla terra cederò la Tua luce.

Padre, guarda, non lontano dal mio amore
è il mio sguardo
e in esso avvolgo da secoli
quel giorno turgido nel suo verdeggiare.

Le Tue mani toglieranno dalle mie spalle
- Figlio, vedi questo annientamento,
il Tuo bagliore, quando verrà il giorno,
darò alle spighe della terra il turgore.

Padre, le mani staccate dalle Tue spalle
le salderò a un legno spogliato di verde,
e intriderò d'un pallore di grano
questa luce che muterai in spighe.

Figlio, quando partirai, eterno Amore,
della più intima corrente chi mai t'inonderà?

Padre, lascio il Tuo sguardo che s'empie di un'onda di sole,
scelgo gli occhi degli uomini
scelgo gli occhi delgi uomini, colmi d'una luce di grano.
[...]
Quando creavi i miei poveri occhi
e recavi l’abisso sulla Tua palma aperta,
pensavi a quello sguardo eterno
affascinato dall’abisso

e dicevi:
       Mi abbasserò, fratello
mi abbasserò, non lascerò mai soli i tuoi occhi,
e mi nasconderò dapprima nella croce,
poi, come il pane, nel grano maturo.

Allora penso:
       Ti abbassi così
perché nel cosmo non restino sole
le mie spalle lontane dalla croce
e i miei occhi pieni di nostalgia. 

Se l'amore tanto più è grande quanto più è semplice,

se il desiderio più semplice sta nella nostalgia
allora non è strano che Dio voglia 
essere accolto dai semplici
da quelli che hanno candido il cuore
e per il loro amore non trovano parole."

(Karol Wojtyla, dal "Canto del Dio Nascosto")

giovedì 14 febbraio 2013

La sofferenza della Croce


Dio è amore. Ma l’amore può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al di là di se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della Croce. La profezia sulla luce e la parola circa la Croce vanno insieme.

da "L'infanzia di Gesù", Benedetto XVI, pag. 101

martedì 5 febbraio 2013

dino Buzzati.

[...] Lo capisco e sarebbe anche bello. Tu sei paziente, tu mi aspetti ai bivi solitari per insegnarmi la strada, tu sei veramente discreto, tu fai perfino mostra di fuggirmi, con diplomazia tutta orientale, e non osi neppure rivelare il tuo volto. Tu vuoi soltanto farmi capire - mi sembra - che il tuo monarca mi aspetta in mezzo al deserto, nel palazzo bianco e meraviglioso, vigilato da leoni, dove cantano fontane incantate. Sarebbe bello, lo so, lo vorrei proprio. Ma la mia anima è deprecabilmente timida, invano la redarguisco, le sue ali tremano, i suoi dentini diafani battono appena la si conduce verso la soglia delle grandi avventure. Così sono fatto, purtroppo, e ho davvero paura che il tuo re sprechi il suo tempo ad aspettarmi nel palazzo bianco in mezzo al deserto, dove probabilmente sarei felice.
Dino Buzzati, estratto da "Ombra del sud", in "Sessanta racconti", Mondadori, 1958.

giovedì 3 gennaio 2013

Sotto la guida dello Spirito

Ecco invece, innanzitutto, la buona novella di Gesù: siamo peccatori, ma il nostro peccato è perdonato. A volte ci si è immaginato che la buona novella consistesse piuttosto in questo: teniamo conto del peccato e facciamo del nostro meglio per non caderci; attenzione quindi a sapere bene dove inizia e dove finisce il peccato, cosa è permesso e cosa è vietato. Ma il sapere se questo è peccato e quello non lo è non costituisce assolutamente l'oggetto primario della buona novella: sarebbe una buona notizia per i farisei, non quella di Gesù. Al contrario, la buona novella di Gesù consiste in questo: il nostro peccato, qualunque esso sia, è perdonato. La nostra unica e immensa gioia è di essere peccatori perdonati: l'unica certezza che ci resta qui sulla terra davanti a Dio è fonte di riconoscenza infinita. La grazia che Gesù vuole accordarci, e che noi cominciamo appena a sospettare, è di saperci peccatori: saperlo è il segno che i nostri occhi finalmente si aprono e che stiamo per essere guariti dalla nostra cecità, è il segno certo della grazia, dell'unica grazia sulla terra, che è anche l'unica gioia del cielo: "C'è più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7).
(...)
Per questo il peccatore non è certamente un estraneo agli occhi di Dio; al contrario, Dio vuole conoscere solo il peccatore e, viceversa, quest'ultimo è il solo a sapere qualcosa su Dio.
(...)
"Il peccatore è al cuore stesso della cristianità. Nessuno è così competente in materia di cristianità come il peccatore. Nessuno, se non il santo". Così, a un certo momento, non c'è più differenza tra il peccatore e il santo: il santo, infatti, non è altro che un peccatore convertito, ed è questo prima di qualunque altra cosa. E ogni peccatore è un santo in potenza.
Mediante questa via del pentimento noi osiamo essere la gioia di Dio, perché Dio ha voluto rivelare il suo amore attraverso una pedagogia del peccato e della grazia.
(Sotto la guida dello Spirito, Andrè Louf)

sabato 1 dicembre 2012

Sua carità



Hanno ragione sul fatto della testimonianza, che molto tocca e ci contraddice. Però si aspettano siano i buoni a pregare, che solo i buoni possano inginocchiarsi: quelli con coscienza immacolata, quelli da rettitudine morale. Come Maria (però ne dimenticano il dolore). Perché inginocchiarsi, mettersi a pregare, non è un premio per la buona coscienza: la carità non è il regalo a punti del benzinaio. La cerchiamo sempre, più grande di noi. C'inginocchiamo perché non siamo santi, perché siamo indegni. Perché Lui è Santo, e Lui è degno: lo vediamo nel mattino, nelle colline; nel freddo improvviso alle mani a settembre, nella luna l'altroieri piena: dove tutto vive. Soprattutto, ne sentiamo la mancanza. Ne soffriamo il digiuno dopo giorni, la domenica mattina. Però Lui chiama in questa assenza: la nostra assenza, la nostra sufficienza. Nel nostro stare mezzi (mezzi pieni, mezzi veri) chiama ancora dentro il cuore, Lui soffia, comprende, dice: "Come hai fatto, vieni": noi, gli operai dell'ultim'ora, gli scandalizzanti che saremo sempre. Perché Lui è giusto, e Lui è buono: non è di questo che sono invidiosi? 

venerdì 2 novembre 2012

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3, 1-3)

Henri Cartier-Bresson, Yugoslavia, 1965

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Salmo 22


Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

venerdì 19 ottobre 2012

Santi silenziosi

CUORE DI MAMMA



Chiara Corbella 28 anni, si è spenta mercoledì 13 giugno, a mezzogiorno. Aveva conosciuto Enrico Petrillo a Medjugorje, e si sono presto sposati. In seguito, sono riusciti a superare sofferenze inaudite grazie a un radicato senso di Fede in Dio. Chiara, una ragazza bellissima e radiosa, si racconta in un video di due anni fa: ha una voce ferma, sicura, tremante d'emozione a tratti, ma sembra sapere qualcosa che ai più non è concesso. Rimasta incinta, scopre che la bambina è affetta da una grave forma di anencefalia. Deve dire al marito, ricoverato in ospedale, che la loro bambina non ha speranze di vivere dopo la nascita. Chiara confessa: "Non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: <<Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me l'hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?>>. A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: <<E' nostra figlia e la terremo così com'è!>>. Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il momento in cui l'ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L'abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci. La piccola Maria nasce e muore dopo mezz'ora. Chiara ricorda il momento in cui Maria viene alla luce e spiega: "Se avessi abortito, non penso che avrei ricordato quel giorno come giorno di festa. Invece ricordo la gioia di quel giorno quando è nata". La gioia della maternità pensa di conservarla tutta la vita. E aggiunge: "Alle mamme vorrei dire che conta il fatto di aver avuto il dono del figlio, non il tempo che ci è riservato di stare con lui".
In seguito Chiara rimane ancora incinta, il bimbo si chiamerà Davide, anche lui è affetto da gravissime malformazioni che gli rendono impossibile la vita dopo la nascita ma, ancora una volta, la coppia decide di portare avanti la gravidanza. 
Arriva la terza gravidanza, Francesco, che risulta essere un feto senza complicazioni. Al quinto mese di gestazione Chiara scopre di avere un carcinoma alla lingua e rifiuta i cicli di chemio e radio terapia perché non ha come priorità la sua vita ma quella di Francesco e non ha dubbi: non spetta a lei decidere poiché solo a Dio è concesso, così, come ha deciso per Maria e Davide, così farà per Francesco e aspetterà la fine della gestazione per curarsi. Francesco nasce sano e bello il 30 maggio 2011. Chiara, dopo la diagnosi medica del 4 aprile che la dichiarava "malata terminale", ha chiesto a Dio non il miracolo della guarigione, ma di farle vivere questi drammatici momenti di malattia e sofferenza nella pace sua e delle persone a lei più vicine. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, invitando anche le famiglie degli amici. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma finalizzata ad aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra. Nella lettera lasciata a suo figlio e letta dal marito Enrico, Chiara ha scritto: "Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi". E confida al marito: "forse la guarigione in fondo non la voglio: un marito felice e un bambino sereno senza la mamma rappresentano una testimonianza pi grande rispetto ad una donna che ha superato una malattia. E' una testimonianza che potrebbe salvare tante persone...". Al suo confessore, manda un SMS, l'ultimo: "Siamo con la lanterna accesa in attesa dello Sposo".
Così Chiara andava preparando il suo incontro con Cristo.

www.chiaracorbellapetrillo.it
Omelia di padre Vito al funerale di Chiara: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=G6kyhpcJ20c#!

martedì 16 ottobre 2012

Dostoevskij, estratto da L'adolescente

Una breve parte del dialogo tra Andrey Petrovic (Versilov) e il figlio Arkadij Makarovic, nella parte finale de "L'adolescente", penultimo romanzo dello scrittore russo, pubblicato nel 1875. 
Considerazioni e ripensamenti dopo la "morte di Dio".

<<Mi immagino, mio caro>> cominciò con un sorriso pensieroso <<che la battaglia sia già finita e la lotta si sia calmata. Dopo le maledizioni, le zolle di fango e i fischi è cominciato il silenzio, e gli uomini sono rimasti soli come desideravano: la grande idea di prima li ha lasciati; quella grande sorgente di forze che li ha nutriti e scaldati fino ad allora è sparita, come quel grandioso sole al tramonto nel quadro di Claude Lorrain, ma è già come se fosse l'ultimo giorno dell'umanità. E gli uomini a un tratto capiscono di essere rimasti assolutamente soli e di colpo sentono una grande povertà. Mio caro ragazzo, io non sono mai riuscito a immaginare gli uomini ingrati e istupiditi. Gli uomini rimasti orfani prenderebbero subito a stringersi l'un l'altro con più forza e amore; si afferrerebbero per la mano, comprendendo di esser rimasti soli l'uno per l'altro. La grande idea di immortalità, in tutti si rivolgerebbe verso la natura, verso il mondo, verso la gente, verso ogni erbetta. Prenderebbero ad amare la terra e la vita irresistibilmente e nella misura in cui si renderanno gradualmente conto della propria transitorietà e caducità, e di un amore particolare, diverso dal precedente. Si metterebbero a osservare e scoprirebbero nella natura fenomeni tali e tali segreti che prima non avevano neppure supposto, giacché guarderebbero la natura con nuovi occhi, con lo sguardo dell'innamorato verso l'amata. Svegliandosi correrebbero a baciarsi l'un l'altro, affrettandosi ad amare, coscienti che i giorni sono brevi e che ciò è tutto quel che rimane loro. Lavorerebbero l'uno per l'altro, e ognuno darebbe a tutti il suo, e sarebbe felice solo di questo. Ogni bambino saprebbe e sentirebbe che ciascuno sulla terra è per lui come un padre e una madre. "Sia pure domani il mio ultimo giorno" penserebbe ciascuno guardando il sole al tramonto "fa lo stesso: morirò io, ma rimarranno tutti loro, e dopo di loro i loro figli", e questo pensiero, che rimarranno gli altri a continuare ad amarsi e a trepidare l'uno per l'altro, sostituirebbe quello dell'incontro dopo la morte. Oh, si affretterebbero ad amare per soffocare la grande tristezza dei loro cuori. Sarebbero orgogliosi e audaci per se stessi, ma diventerebbero timorosi l'uno dell'altro; ognuno trepiderebbe per la vita e la felicità dell'altro. Diventerebbero dolci l'uno con l'altro, senza vergognarsene, come ora, e si accarezzerebbero l'un l'altro come bambini. Incontrandosi si guarderebbero l'un l'altro con uno sguardo profondo e comprensivo, e nei loro sguardi ci sarebbe amore e tristezza...
<<Mio caro>> si interruppe a un tratto con un sorriso <<tutto questo è una fantasia, addirittura assai inverosimile; ma io me la sono immaginata ormai troppo spesso, perché per tutta la vita non ho mai potuto vivere senza di essa, e non pensarci. Non parlo della mia fede: la mia fede non è grande, sono un deista, un deista filosofico, come tutti noi mille, suppongo ma... ma è notevole che finissi sempre il mio quadretto con una visione come quella di Heine, di "Cristo sul mar Baltico". Io non posso farne a meno, non posso figurarmelo, infine, in mezzo agli uomini rimasti orfani. Si avvicina a loro, tende loro le mani e dice: "Come avete potuto dimenticarlo?". E qui è come se dagli occhi di tutti cadesse un velo e si leva il grande inno trionfale di una nuova e ultima resurrezione...>> 
Fedor Dostoevskij, L'adolescente, Mondadori. pp. 549-550

venerdì 14 settembre 2012

Quello che è stolto per il mondo, Dio lo ha scelto per confondere i sapienti*

 
“La salvezza si attua mediante un «innalzamento», immagine cara a Giovanni per dire la sua profonda comprensione del Crocifisso. Quando sarò innalzato – si legge in 12,32 – attirerò tutti a me: l’innalzamento dice visivamente la modalità della morte di Gesù, sollevato da terra sulla croce, e il significato del suo morire, sollevato in alto verso Dio. Se lo guardi dal basso, vedi nel Crocifisso già i tratti del Risorto, vedi uno sconfitto innalzato; se lo guardi dall’alto, vedi nel Risorto i tratti del Crocifisso, come appunto Gesù mostrerà a Tommaso.
L’Innalzato svela contemporaneamente la duplice verità della Croce.
La grande rivelazione da capire e alla quale aderire – credere significa appunto capire e aderire – è la Croce vista come vittoria, dono e vita. Credere nell’Innalzato è la rigenerazione dall’alto e dallo Spirito, un modo capovolto, del tutto nuovo, di guardare Dio e l’Uomo.
L’Innalzato è Colui che svela l’immenso amore di Dio per il mondo, ed è Colui che salva e dà la vita a chiunque crede in Lui.
Dio ha tanto amato il mondo…: in queste parole traspare la stupita meraviglia del credente che si trova di fronte a un amore divino che nessuno avrebbe osato immaginare”.
 
B. Maggioni, La brocca dimenticata, Vita e Pensiero, 2010.
 
 
Ti ho trovato in tanti posti, Signore…
Ma non sono riuscito a trovarti
nei miei piccoli mali e nei miei banali dispiaceri.
Nella mia fatica
ho lasciato passare inutilmente
il dramma della tua passione redentrice,
e la vitalità gioiosa della tua Pasqua è soffocata
dal grigiore della mia autocommiserazione.
Signore, io credo. Ma tu aiuta la mia fede.
 
Beata Madre Teresa di Calcutta, Ho sentito il battito del tuo cuore.
 
 
* dalla Prima Lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi: 1, 27.

martedì 4 settembre 2012

Poiché il Signore ha parlato



per Davide, a nome di tutti



Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre che copriva tutte le genti.
Eliminerà la morte per sempre;
il Signore Dio asciugherà le lacrime
su ogni volto;
la condizione disonorevole del suo popolo
farà scomparire da tutto il paese,
poiché il Signore ha parlato.
e si dirà in quel giorno:
<<Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse;
questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.
Poiché la mano del Signore si poserà su questo monte>>.
Isaia, 25, 6-10

giovedì 30 agosto 2012

CARLO BETOCCHI: A MANI GIUNTE


I
Ha detto: "Io sono quello che sono"
e tu non temere mai nulla: poiché,
se tu credi, non sarà la tua esistenza,
ma sua: né sarà mai protetta, tuttavia,
come tu speri e credi: anzi gettata
nelle fosse. Chi crede in Dio
si appresti ad essere l'ultimo
 dei salvati, ma sulla croce, ed a bere
tutta l'amarezza dell'abbandono.
Poiché Dio è quello che è.

IV 
L'anima è forse un concetto? Poiché se troppo
credi ed apprezzi di averla, e la godi per te,
tu la svuoti; ma se per pietà d'altrui,
o delle cose, mentre pensi di non averla
in te la rivendica la tua pietà d'esser
pari al bisogno, tu darai forma a quella
che, faticosamente, sarà l'anima di tutti:
uomini e sassi, ed animali e piante.

V
No, non temere mai nulla da Dio. E intanto
respira nel coro di quantunque respira
la certezza che non c'è differenza tra vita
e non vita, poiché nel cosmo non c'è altro
che vita, ed ogni apparenza di morte non è,
nell'esistere, che un confidare la carità
del vissuto a ciò che sempre vivrà.  
Carlo Betocchi, Tutte le poesie, Garzanti, 1996


venerdì 27 luglio 2012

tu mi conosci e in te mi riconosco

Chi sei Signore?
Il tuo mistero chi lo può capire,
io ti ho incontrato al pozzo di Giacobbe
ed il mio cuore continua a interrogarti.


Chi sei Signore?
Cammini sulle strade di Giudea,
ti chiamano profeta,  il messia
Chi può capire sei uomo, forse, o Dio?
...
Chi sei Signore?
Mistero che in me non ha risposta
ricerca e desiderio senza fine
rivela il nome per cui possa chiamarti.


Chi sei Signore?
Presenza immensa e festa ritrovata,
tu sempre atteso e da sempre amato.
Tu mi conosci e in te mi riconosco.
...
Chi sei Signore?
Col cuore e con la mente io ti cerco,
ma le mie dita non ti san toccare,
né le mie mani ti possono afferrare.
...
Chi sei Signore?
S'innalza e vola in alto il mio pensiero
per respirare abissi senza fine:
il tuo mistero non riesco a misurare.
...
Sei Tu Signore,
il desiderio sempre inappagato,
sei tu la nostalgia che non ha fine
sei tu l'attesa che non dà mai riposo.



tx: D. Gianotti - G. Rapaggi
m: G. Mareggini


track 16 - Per te canterò - EDB 2009

domenica 15 luglio 2012

silenzio che è voce

Dio padre e madre
che ascolta e comprende
silenzio apparente
nel giorno dell'uomo.


Aleggia sul mondo
a donare il respiro
ai cuori atterriti
incapaci a sperare.


Dio padre e madre
che accoglie e consola
rivelati oggi
nel giorno dell'uomo.


Che io possa servirti
a far nascere il canto
che muove a speranza
di nuovo vigore.


Dio padre e madre
che giudica  e chiama
silenzio che è voce
nel giorno dell'uomo.


Irrompi impetuoso
a turbare la quiete
dei cuori assopiti
sepolcri imbiancati.

track 10 - Per te canterò - EDB 2009


tx: D. Gianotti
m: F. Mareggini

lunedì 25 giugno 2012

Agostino

Non ti lasci trovare dai superbi, nemmeno se essi riuscissero a contare le stelle.