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sabato 21 aprile 2018

UNITI PER ALFIE - Veglia di preghiera a Reggio Emilia


Sabato 21 Aprile, ore 19.00
UNITI PER ALFIE
Veglia di preghiera
Chiesa di San Giovannino, Reggio Emilia
Ritrovo in P.zza Prampolini (davanti al Duomo) per una breve riflessione sul caso "Alfie" e inizio recita del Santo Rosario in cammino verso la chiesa di San Giovannino, dove termineremo l'incontro di preghiera con Litanie dei Santi, Adorazione e Benedizione Eucaristica.
Si richiede gentilmente ai partecipanti di munirsi di candele bianche.

sabato 2 novembre 2013

bye bye Lou


Jesus, help me find my proper place
Help me in my weakness
Cause I'm falling out of grace

(Lou Reed, 1942-2013)

domenica 20 gennaio 2013

Preghiamo bene

"La preghiera fa rinascere il mondo. La preghiera è la condizione indispensabile per la rigenerazione e la vita di ogni anima. Preghiamo bene, preghiamo molto, sia con le labbra che con il pensiero" (San Massimiliano Kolbe).

domenica 6 gennaio 2013

Epifania del Signore

Alzati, mio cuore, e cammina!
Brilla la stella.
Non puoi prendere molte cose per il cammino.
E per la strada tante ne perderai.
Va’.
Hai con te l’oro dell’amore, l’incenso del desiderio e la mirra dei dolori.
Egli li accoglierà.
 

Karl Rahner, Piccolo anno liturgico, Piemme, 1995.

mercoledì 12 settembre 2012

BEATI I POVERI IN SPIRITO (alcune buone considerazioni)

L'umiltà non è difficile da praticare, ma è terribilmente complessa da capire. Santa Teresa del Bambin Gesù diceva: "Il Buon Dio mi ha mandato molte prove, attraverso queste prove mi ha insegnato a rallegrarmi di essere piccola"...

[...] San Benedetto parla di dodici gradi di umiltà; io ne vedo soprattutto tre. Il primo consiste semplicemente nel riconoscere che non abbiamo alcun primato, poiché non siamo Dio.
In Fontain, un romanzo di Charles Morgani, il protagonista cerca il senso della vita. La morte gli insegna che gli uomini sono radicalmente al secondo posto, anche se non sanno che cosa si trovi al primo. Egli non sa se Dio esiste, ma l'inginocchiarsi è per lui un'esigenza morale. L'inginocchiarsi davanti a ciò o a Colui che è al primo posto è un atto di verità. Anche se non si è sicuri dell'esistenza di Dio, si può dire come Charles de Foucauld: "Mio Dio, se esisti insegnami a conoscerti!". E' una preghiera che teoricamente può fare tutto il mondo, in pratica è un'altra cosa. Nella seconda guerra mondiale, un'infermiera adagiata a terra durante un bombardamento avrebbe voluto pregare, ma si è scoperta incapace di farlo. Allora, quasi con rabbia disse a mia madre:" Lei che può farlo, preghi!".
La generazione attuale è travagliata da un terribile rifiuto di questa umiltà:" Dio non domanda di inginocchiarsi, ma di sbocciare, di liberarsi di essere i primi!". Il giorno della mia professione religiosa mi sono disteso a piedi del mio Superiore, un cugino mi disse: "Vedendoti così, proprio te che conosco bene, ho capito che io non potrei farlo!".
Queste impotenze mi fanno paura, perché sono simili a quelle di san Girolamo a proposito del comando di Gesù "amate i vostri nemici". Malgrado le apparenze, si tratta di un comandamento della legge naturale. I nostri nemici sono degli uomini, perciò nostri fratelli; in loro si deve amare la natura umana, quali che siano le loro mancanze o le loro ostilità nei nostri confronti.
San Girolamo si opponeva a coloro che dicevano: "Amare i nemici è impossibile. Si può chiedere di non far loro del male. Ma amarli non si può!". San Girolamo li guardò e disse loro: "Voi non potete amare! Interessante!". Poi spiegò: "Un fratello si presenta davanti ad un Padre Abate dicendo di non potere obbedire; dice che è più forte di lui, bisogna che sia libero di passeggiare dove vuole. L'Abate gli chiede se ne è sicuro e lo invita a fare l'esame radiografico". La radioscopia sono gli Angeli. Hanno dei raggi penetranti che esaminano l'anima, il corpo, la nervatura; fanno dei test e concludono che effettivamente egli non può obbedire. Il Padre Abate disse:"D'accordo, saremo misericordiosi, ti prenderemo così come sei. Non esagerare, fai del tuo meglio, ti si perdonerà. Il certificato degli Angeli ti giustifica, ne terrò conto, Dio ne terrà conto, la Sua giustizia è misericordiosa, conosce le nostre miserie". Un secondo fratello si presenta dicendo che non riesce ad essere paziente. Anche questa volta gli Angeli concludono che egli non può esserlo. "Bene, non gridare troppo forte, calmati, ti sopporteremo". Il terzo dice di non riuscire ad essere casto e gli Angeli confermano. "E sia! Non rinnegare la Legge morale, fai del tuo meglio, ti si perdonerà".
Infine l'ultimo si recò dal Padre Abate: "Dispensatemi dall'amare i miei nemici; non ci riesco." Fece l'esame radiografico e anche qui gli Angeli conclusero che non poteva. L'interessato si disse: "Bene, sono comprensivi, sarò dispensato!". Ma il Padre Abate gli disse:"Questo certificato ti condanna! Le altre erano delle scuse, ma non potere amare è un'impotenza che ti condanna. Essa dà prova che sei un orgoglioso e che hai indurito il cuore!".
L'orgoglio impedisce di amare, e questo ci condanna! Esso ci impedisce anche di pregare o di prostrarci, ed anche questo ci condanna. E' comprensibile che sia difficile pregare ore ed ore; di fatto è più semplice che pregare un secondo. Questa preghiera che dura un attimo è una deflagrazione spirituale, un miracolo più straordinario della risurrezione di un morto.
Dunque, ci sono tre impotenze che ci condannano: amare, essere umili e pregare. La peggiore è di non poter pregare. Secondo la formula insegnata ai bambini di Fatima bisogna pregare anche per quelli che non possono farlo:" Mio Dio, io credo, adoro, spero e vi amo. Vi chiedo perdono per tutti quelli che non pregano, che non adorano, che non sperano e che non vi  amano!".
I Padri del deserto pregavano tutti il tempo; questo desiderio è caratteristico dei monaci. Ma lo ripeto: quando si riuscirà a pregare un secondo si potrà pregare per delle ore intere. La liturgia ortodossa dura otto ore, è molto rilassante, si esce a prendere il tè, si è immersi nella dolcezza della preghiera, senza bisogno di torturarsi le meningi. Entrare in una Abbazia è sufficiente per assaporare questa dolcezza o "morbidezza" della preghiera; una nuvola, una foschia, la colonna di nubi degli Ebrei, la Nuvola della non conoscenza. Non c'è da sforzarsi, bisogna solo entrarvi, come in un monastero i in chiesa.
E' una specie di battesimo, un'immersione nella preghiera di altri. Non si prega mai se non si entra nella preghiera di quelli che sanno pregare. Scivolare nella loro preghiera è un grande segreto, e non occorre affaticarsi. Teresa d'Avila liberava le sue figlie da questa sensazione dicendo: "non so meditare!". Piuttosto insegnava loro a fare orazione, cioè a perdersi in Dio come ci si perde in una folla. Colui che riesce a fare ciò per un solo minuto con il desiderio lancinante e doloroso di farlo in continuazione è già un monaco. [...]
                                                        
                                                     Marie-Dominique Molinié, Chi comprenderà il cuore di Dio?

sabato 8 settembre 2012

PREGHIERA ALLA BEATA VERGINE DEL CASTELLO DI FIORANO

Vergine gloriosissima, 
che su questo colle di Fiorano vi siete degnata di innalzare il Vostro trono di misericordia, ove diffondete da oltre quattro secoli i vostri favori, 
noi gementi sotto il peso delle angustie e tribolazioni, 
detestando sinceramente pentiti i nostri peccati, 
a Voi che siete la nostra Avvocata, la Speranza nostra, 
innalziamo pieni di confidenza la nostra umile preghiera. 
Vedete, o Madre, quanti pericoli nell'anima e nel corpo ci circondano, 
quante calamità ed afflizioni ci turbano;
pietà vi prenda, o Madre buona, 
pietà di noi, delle anime nostre, delle nostre famiglie, dei nostri parenti, dei nostri cari defunti 
e di tanti che si dicono cristiani e pur amareggiano il cuore amabilissimo del Vostro Gesù.

Pietà imploriamo per la patria nostra, 
per il mondo intero che pentito ritorni a Voi, o Madre di misericordia. 

Non cessate, o Potentissima, di interporvi per noi davanti al vostro Divin figlio
finché, tutti condotti, ci abbiate alla patria celeste. 
Così sia.

sabato 11 agosto 2012

Chiara e le Sorelle: Lettera di Dio agli uomini

Diceva Chiara alle Sorelle: «La fede di tutti quelli che ricorrono alla nostra preghiera mi confonde ogni giorno di più. E, quando vengono a ringraziare perché sono stati meravigliosamente esauditi, vorrei sottrarmi».

Intervenne Agnese: «Anch’io, Chiara. Penso, infatti, all’esortazione di Francesco: “Non dobbiamo rubare la gloria di Dio, appropriandoci del bene che crediamo di fare, mentre in realtà è il Signore che lo compie, attraverso di noi, in parole o in opere! Perché in ogni cosa si rendesse lode a Dio, egli scrisse una lettera da consegnare ai governanti e ai capi delle nazioni”».

Continuò Chiara: «A noi diceva, facendo eco alle parole dell’Apostolo: “Voi, siete la Lettera di Dio che lo Spirito consegna agli uomini del nostro tempo per indicare loro la Via della Vita"».



Dopo un attimo di silenzio, riprese: «Credere che la tenerezza di Dio si china su tutte le miserie che ci vengono affidate per curarle, guarirle persino, attraverso le nostre mani; e, come Gesù presso la tomba di Lazzaro, cominciare col benedire il Padre: “Sì, Padre, sapevo che mi esaudisci sempre!”; credere possibile l’impossibile e in ogni circostanza dar lode a Dio è la missione che Egli stesso ci ha affidato. La nostra lode a Lui è umile confessione del Suo Amore, più forte di tutto, che mai abbandona».

 Santa Chiara, Fioretti di una vita, L.I.E.F., 2005.

sabato 4 agosto 2012

4 Agosto - Lago Santo, Rondinaio

SIGNORE DELLE CIME
(Giuseppe "Bepi" de Marzi, 1958)

Dio del cielo, Signore delle cime 
un nostro amico, 
hai chiesto alla montagna. 
Ma ti preghiamo, 
ma ti preghiamo 
su nel paradiso, 
su nel paradiso 
lascialo andare, 
per le tue montagne. 

Santa Maria, 
signora della neve 
copri col bianco, 
(tuo) soffice mantello 
il nostro amico 
il nostro fratello. 
Su nel paradiso, 
su nel paradiso 
lascialo andare, 
per le tue montagne
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