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venerdì 4 ottobre 2013

E il Verbo si fece carne*

M. I. Rupnik, San Francesco bacia il lebbroso,
San Giovanni Rotondo (FG)


Ricordatevi quello che Benedetto XVI ci ha detto:
“La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”.
E quello che attrae è la testimonianza.
San Francesco diceva ai suoi frati: “Predicate il Vangelo sempre e, se fosse necessario, anche con le parole”.
 
dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi, 27 settembre 2013

*Gv 1,14

mercoledì 3 aprile 2013

CARLO BETOCCHI: AVRO’ LA MIA TOMBA; SARAI TU CHE VERRAI



Avrò la mia tomba; sarai tu che verrai,
morte procace, non squallida come quei timidi
dicono: io son tuo amante, morte, mia morte
che raccogli la vita tra le braccia e la 
tramandi, dalle sue spoglie grano traendo,
e vita, nuova vita nel sole dei morti,
invisibile nella loro pace fruttifera,
da cui un'altra né mai diversa vita risorge,
nulla finisce, anzi tutto continua, o morte,
o amata morte, o amata.

(Carlo Betocchi, "Poesie del sabato", Mondadori, 1980)

sabato 30 marzo 2013

Sabato Santo


M.I. Rupnik,
Chiesa delle Suore Orsoline
Figlie di Maria Immacolata
Verona - Italia
La Morte aveva finito il suo beffardo discorso
e la voce di nostro Signore risuonò
fragorosamente nello Sheol,
aprendo ogni tomba una per una.
Terribili spasimi afferrarono la Morte nello Sheol;
dove la luce non era mai stata,
raggi brillarono dagli angeli che erano entrati
per far uscire i morti a incontrare
il Morto che ha dato vita a tutto.
La morte di Gesù è un tormento per me
(dice la Morte),
vorrei averlo lasciato vivo:
sarebbe stato meglio per me che la sua morte.
Qui c’è un morto la cui morte trovo detestabile;
alla morte di ogni altro io gioisco,
ma la sua morte mi tormenta,
e aspetto che torni alla vita:
durante la sua vita egli ha fatto rivivere
e portato di nuovo alla vita tre morti.
Ora attraverso la sua morte
i morti che sono venuti di nuovo alla vita
mi calpestano alle porte dello Sheol
quando vado per trattenerli.
Correrò e chiuderò le porte dello Sheol
davanti a questo Morto
la cui morte mi ha rapinato.
Chi sentirà ciò si meraviglierà della mia umiliazione,
perché sono stata sconfitta da un Morto
venuto da fuori:
tutti i morti vogliono andare fuori,
e lui insiste per entrare.
Un farmaco di vita è entrato nello Sheol
e ha riportato i suoi morti indietro alla vita.


Sant’Efrem il Siro, Inni sulla Risurrezione, n.  36, 11.13.14, Lipa 1999

domenica 20 gennaio 2013

Preghiamo bene

"La preghiera fa rinascere il mondo. La preghiera è la condizione indispensabile per la rigenerazione e la vita di ogni anima. Preghiamo bene, preghiamo molto, sia con le labbra che con il pensiero" (San Massimiliano Kolbe).

domenica 6 gennaio 2013

Epifania del Signore

Alzati, mio cuore, e cammina!
Brilla la stella.
Non puoi prendere molte cose per il cammino.
E per la strada tante ne perderai.
Va’.
Hai con te l’oro dell’amore, l’incenso del desiderio e la mirra dei dolori.
Egli li accoglierà.
 

Karl Rahner, Piccolo anno liturgico, Piemme, 1995.

venerdì 23 novembre 2012

MA IN COSA SPERA IL CRISTIANO?


Quando andiamo a lavorare, speriamo di guadagnare bene, quando usciamo la sera, speriamo di divertirci, quando stiamo male, speriamo di guarire, anche quando viviamo la nostra sessualità abbiamo delle speranze.
Ma in cosa spera il cristiano?
In Dio e nella vita eterna!
Eppure in pochi si attentano a dirlo, a volte neanche io, quando mi sento dire che l’unica cosa che conta è la salute.
Non si afferma più che l’unica speranza duratura è la vita eterna perché un maestro del sospetto ha insinuato che i cristiani parlando di al di là, dimenticano l’al di qua e sperando nei beni futuri non lottano più contro le ingiustizie presenti. È questa la vecchia teoria della religione come oppio dei popoli del mio nemico Karl Marx.
A dire il vero qualche ragione questo signore ce l’ha, in quanto il cristianesimo è anche una esperienza religiosa storica ed è legato con la vicenda umana. Il cristiano non può ignorare i drammi e le sofferenze nei quali si trova l’umanità del suo tempo.
Se tuttavia questa dimensione, di per sé assolutamente corretta, viene assunta come l’elemento centrale del cristianesimo, allora la vita eterna non è più così importante. 
Ma è proprio necessario per il cristiano credere ed aspettare l’eternità? Non basta comportarsi bene e fare la giustizia qui sulla terra? Che bisogno c’è del Cielo?
Si potrebbe rispondere che  negare il futuro eterno è spesso ciò che porta alla disperazione, al suicidio e a volte in clinica per malattie mentali. L’uomo occidentale contemporaneo non soffre per la mancanza di beni materiali, ma per  quella di senso della vita. Ciò che dona serenità nel dolore, è l’attesa di una vita più grande.
In più se guardiamo il Nuovo Testamento ci accorgiamo che l’annuncio centrale, è che il Crocifisso è Risorto e che è andato avanti in una vita nuova ed eterna. Quella di Dio da cui per altro era venuto. Questo Crocifisso morto è stato visto vivo, corporalmente vivo, per cui la sua sequela, cioè il nostro andarGli dietro non sarà più interrotto da niente, nemmeno dalla morte.
Ecco perché la speranza del cristiano senza disprezzare le cose della terra, è costituita da Cristo Risorto.
Ispirati dai maestri del sospetto, dato che Marx ha avuto dei filosofi seguaci, alcuni affermano  che tutto ciò è illusione e non lo accettano, tuttavia non si può essere cristiani accontentandosi di essere buoni e di operare per la giustizia terrena, senza aspettare con desiderio vivo l’eternità cioè la vita col Risorto.
Per questo dicevo nello scritto precedente, che per il cattolico, non è innocuo, quando va a votare, scegliere  una qualsiasi visione di uomo basta che vi si garantisca la giustizia e la bontà.
Un umanesimo che neghi la dimensione eterna è un carcere di disperazione che chiude l’uomo solo nell’orizzonte dei suoi 80 anni di vita (i quali tra l’altro non sono mai completamente felici) ed in più lo spinge ad essere arbitro di se stesso commettendo le peggiori azioni di cui gli attentati alla vita e alla famiglia sono alcuni dei malefici esempi.

Don Giorgio Bellei, parroco Spirito Santo, Modena, articolo del 2006

venerdì 19 ottobre 2012

Santi silenziosi

CUORE DI MAMMA



Chiara Corbella 28 anni, si è spenta mercoledì 13 giugno, a mezzogiorno. Aveva conosciuto Enrico Petrillo a Medjugorje, e si sono presto sposati. In seguito, sono riusciti a superare sofferenze inaudite grazie a un radicato senso di Fede in Dio. Chiara, una ragazza bellissima e radiosa, si racconta in un video di due anni fa: ha una voce ferma, sicura, tremante d'emozione a tratti, ma sembra sapere qualcosa che ai più non è concesso. Rimasta incinta, scopre che la bambina è affetta da una grave forma di anencefalia. Deve dire al marito, ricoverato in ospedale, che la loro bambina non ha speranze di vivere dopo la nascita. Chiara confessa: "Non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: <<Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me l'hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?>>. A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: <<E' nostra figlia e la terremo così com'è!>>. Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il momento in cui l'ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L'abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci. La piccola Maria nasce e muore dopo mezz'ora. Chiara ricorda il momento in cui Maria viene alla luce e spiega: "Se avessi abortito, non penso che avrei ricordato quel giorno come giorno di festa. Invece ricordo la gioia di quel giorno quando è nata". La gioia della maternità pensa di conservarla tutta la vita. E aggiunge: "Alle mamme vorrei dire che conta il fatto di aver avuto il dono del figlio, non il tempo che ci è riservato di stare con lui".
In seguito Chiara rimane ancora incinta, il bimbo si chiamerà Davide, anche lui è affetto da gravissime malformazioni che gli rendono impossibile la vita dopo la nascita ma, ancora una volta, la coppia decide di portare avanti la gravidanza. 
Arriva la terza gravidanza, Francesco, che risulta essere un feto senza complicazioni. Al quinto mese di gestazione Chiara scopre di avere un carcinoma alla lingua e rifiuta i cicli di chemio e radio terapia perché non ha come priorità la sua vita ma quella di Francesco e non ha dubbi: non spetta a lei decidere poiché solo a Dio è concesso, così, come ha deciso per Maria e Davide, così farà per Francesco e aspetterà la fine della gestazione per curarsi. Francesco nasce sano e bello il 30 maggio 2011. Chiara, dopo la diagnosi medica del 4 aprile che la dichiarava "malata terminale", ha chiesto a Dio non il miracolo della guarigione, ma di farle vivere questi drammatici momenti di malattia e sofferenza nella pace sua e delle persone a lei più vicine. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, invitando anche le famiglie degli amici. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma finalizzata ad aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra. Nella lettera lasciata a suo figlio e letta dal marito Enrico, Chiara ha scritto: "Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi". E confida al marito: "forse la guarigione in fondo non la voglio: un marito felice e un bambino sereno senza la mamma rappresentano una testimonianza pi grande rispetto ad una donna che ha superato una malattia. E' una testimonianza che potrebbe salvare tante persone...". Al suo confessore, manda un SMS, l'ultimo: "Siamo con la lanterna accesa in attesa dello Sposo".
Così Chiara andava preparando il suo incontro con Cristo.

www.chiaracorbellapetrillo.it
Omelia di padre Vito al funerale di Chiara: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=G6kyhpcJ20c#!

martedì 4 settembre 2012

Poiché il Signore ha parlato



per Davide, a nome di tutti



Preparerà il Signore degli eserciti
per tutti i popoli, su questo monte,
un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti,
di cibi succulenti, di vini raffinati.
Egli strapperà su questo monte
il velo che copriva la faccia di tutti i popoli
e la coltre che copriva tutte le genti.
Eliminerà la morte per sempre;
il Signore Dio asciugherà le lacrime
su ogni volto;
la condizione disonorevole del suo popolo
farà scomparire da tutto il paese,
poiché il Signore ha parlato.
e si dirà in quel giorno:
<<Ecco il nostro Dio;
in lui abbiamo sperato perché ci salvasse;
questi è il Signore in cui abbiamo sperato;
rallegriamoci, esultiamo per la sua salvezza.
Poiché la mano del Signore si poserà su questo monte>>.
Isaia, 25, 6-10

lunedì 30 aprile 2012

Janna Jessen

La testimoninaza di Janna Jessen, che è sopravvissuta a un tentativo di aborto, in un discorso tenuto l'8 settembre 2008 alla Queen's Hall di Melbourne. 

"Vi dico queste cose perché... Ascoltate, signore e signori: c'è una battaglia in corso in questo mondo, che lo vediamo o no. E' una battaglia fra la vita e la morte. Voi da che parte state?"