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sabato 19 gennaio 2013

da Barabba - ASPETTARE LA MORTE STANCA

[...] com’era bella, l’Aldina, era la più povera del paese quando l’ho sposata, sono andato in bicicletta a casa sua, una notte, l’ho caricata sulla canna e via, ci siamo sposati che era già incinta… l’ho presa sulla canna, quella notte là, l’Aldina, e lei aveva una scatola da scarpe come dote… ma mica piena, eh, la dote era proprio la scatola da scarpe, pensa te com’era povera… ma com’era bella, l’Aldina, che poi l’abbiamo chiamata a lavorare in campagna e non sapeva fare niente, e quando c’era da spostare il fieno le cadeva sempre tutto addosso che io e mio padre facevamo di quelle ridute che cascavam per terra… e adesso invece c’è l’Irina, che non l’ho mica scelta io, l’Irina, me l’han data loro per tenermi dietro… l’Irina che è nata sotto il comunismo… perché eravam comunisti anche noi, veh, io e l’Aldina… che quando c’era d’andare a manifestare contro Scelba… ciavete presente Scelba?... ma no, siete giovani, non lo sapete neanche… beh, l’Aldina quando andava in piazza con le altre donne contro Scelba, si coricavano per terra e le camionette della celere si dovevan fermare… c’avevano i maroni, le nostre donne, una volta… e l’Aldina, che era anche bella, c’aveva più maroni di tutte, era sempre là davanti al corteo… e poi via di corsa, con la celere dietro al culo coi manganelli… che anch’io, due volte, io, son scappato dalla celere… una volta a Modena, quando eran morte quelle persone in fonderia… sono andato a Modena a piedi con le scarpe in mano perché ce n’avevo solo un paio, e sono andato a Modena scalzo, e la celere ci ha fatto correre e io scappavo con le scarpe in mano… che quelle scarpe lì, poi, alla domenica mi servivan per andare a ballare, quando ero moroso con l’Aldina… che ballavamo d’un bene, guarda, che non avete idea quanto era brava l’Aldina a ballare… che una volta ci sono andato a ballare anche con l’Irina, in piazza… c’è poi andata lei, a ballare, l’Irina... mi ha messo lì in un angolo con degli altri vecchi, che io cammino col bastone con le ruote, ma loro eran vecchi davvero, con le carrozzine… e intanto l’Irina con le sue amiche ballava questa musica straniera, che il comune aveva organizzato una festa per le donne del paese dell’Irina e loro ballavano… eran dei balli stranieri… ballare ballava anche bene, l’Irina, e aveva una faccia che non l’avevo mai vista così contenta… ma cosa vuoi, noi vecchi eravam tutti lì a guardare… però l’Aldina ballava meglio… e ballava con me...[...]

Testo completo - Barabba
fotografia Chiara Ferrari

venerdì 2 novembre 2012

Dalla prima lettera di san Giovanni apostolo (3, 1-3)

Henri Cartier-Bresson, Yugoslavia, 1965

Chi potrà salire il monte del Signore?
Chi potrà stare nel suo luogo santo?
Chi ha mani innocenti e cuore puro,
chi non si rivolge agli idoli.
Salmo 22


Carissimi, vedete quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente! Per questo il mondo non ci conosce: perché non ha conosciuto lui. Carissimi, noi fin d'ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è. Chiunque ha questa speranza in lui, purifica se stesso, come egli è puro.

martedì 22 maggio 2012

MILANO







Quante volte, Milano/dalla mia terra più dolce/sono arrivato davanti al tuo volto/piatto, senza respiro. E' il tempo dell'amore duro,/è notte, solo notte, è dignità/di sguardi che sanno d'averla/perduta, è il viale dove scendo/come bestia che è pazza a cercare/l'asfalto nero, rapidoe luminoso di pioggia come/uno stordimento./ Pioggia anche la mattina/giù dai vetri larghi al supermarket,/acqua sentita per un istante,/una stretta nel cuore all'uscita/dalle porte a cellula di luce/e giù la testa, di corsa/fino all'entrata confusa nell'auto/tra l'odore dei vestiti bagnati/e la carezza gelida del cellophàn./ Devo scordarmi di lei,/scesa per le scale/del metrò, senza più bellezza per me,/devo scordarmi di me, chiuso/in auto a guardarla senza più pensiero./Devo scordarmi quel tuo nero, Milano,/e il vaniloquio del traffico/sotto l'acqua, e il giorno e l'ora,/scoprire che non c'era/né diritto né speranza, e neanche/amore, ma furore, solo dolce/e demente furore./ Quante volte dalla mia terra più calma/sono venuto al tuo inferno./Mi conoscono i fedeli dei chioschi notturni,/illuminati come stelle gelate, le mosche/che sembrano i maghrebini, i turchi/che stanno intorno a trafficare, ad aver pace./Quante volte sono venuto al tuo inferno,/Milano, a inaugurarlo./E se quella notte speravo in una notte/più calma e di risentire il mare/non era per predare, non era/per gettare il capo in un bianco fuoco,/ma era per avere quiete, quiete/se non amore, quiete un poco./

(da Il Bar del Tempo, Davide Rondoni)







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IL MARE DI VETRO


II 

(THE SEA OF GLASS) 

I LOOKED and saw a sea 
roofed over with rainbows, 
In the midst of each 

two lovers met and departed ; 
Then the sky was full of faces 

with gold glories behind them. 

(da Epigrams, in Canzoni, Ezra Pound)




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lunedì 2 aprile 2012

APRILE


“Yet with these April sunsets, that somehow recall
My buried life, and Paris in the Spring,
I feel immeasurably at peace, and find the world
To be wonderful and youthful, after all.”
« Eppure, in questi tramonti d'aprile, che in qualche modo richiamano
La mia vita sepolta, e Parigi a primavera, 
Mi sento immensamente in pace, e dopo tutto 
Trovo che il mondo sia meraviglioso e giovane. » 

(da T. S. Eliot, Portrait Of a Lady)





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mercoledì 28 marzo 2012

LIGURIA

[...] Io pagano al tuo nume sacrerei, Liguria, se campassi della rete, rosse triglie nell'alga boccheggianti; o la spalliera di limoni al sole, avessi l'orto; il testo di garofani, non altro avessi: i beni che tu doni ti offrirei. L'ultimo remo, vecchio marinaio t'appenderei. 

Chè non giovano, a dir di te, parole: il grido del gabbiano nella schiuma la collera del mare sugli scogli è il solo canto che s'accorda a te.
Fossi al tuo sole zolla che germoglia il filuzzo dell'erba. Fossi pino abbrancato al tuo tufo, cui nel crine passa la mano ruvida aquilone. Grappolo mi cocessi sui tuoi sassi.

(da C. Sbarbaro, Liguria)



[spero di trovare una casa - o un camping - lì un giorno, ogni tanto spero anche di invecchiarci, e spero che di là ci sia qualcosa che somigli molto molto molto alla liguria]


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