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venerdì 26 settembre 2014
domenica 31 agosto 2014
martedì 22 luglio 2014
Donna, perché piangi?*
Vuoto
nero
inchiostro
sulla pagina
gialla d'aspettare
la carezza
d'una parola.
*Gv 20,15
nero
inchiostro
sulla pagina
gialla d'aspettare
la carezza
d'una parola.
*Gv 20,15
venerdì 4 ottobre 2013
E il Verbo si fece carne*
![]() |
| M. I. Rupnik, San Francesco bacia il lebbroso, San Giovanni Rotondo (FG) |
Ricordatevi quello che Benedetto XVI ci ha detto:
“La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”.
E
quello che attrae è la testimonianza.
San Francesco diceva ai suoi
frati: “Predicate il Vangelo sempre e, se fosse necessario, anche con le parole”.
dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi, 27 settembre 2013
*Gv 1,14
lunedì 8 aprile 2013
Gli usi postmoderni del sesso: Z. Bauman
Per il teorico della "vita liquida" e dell'"amore liquido", come potrebbe il sesso non essersi allo stesso modo liquefatto, con l'affermarsi della società dei consumi? Nel breve saggio "Gli usi postmoderni del sesso", edito dal Mulino, Zygmunt Bauman fa risalire alla liberazione sessuale del Sessantotto, e alla rivoluzione consumistica avviata negli stessi anni, lo scollamento dell'erotismo – e quindi del desiderio – rispetto al sesso e all'amore. Del resto le merci, i beni di consumo, non fanno che accendere il desiderio di possesso (sopito quasi all'istante una volta realizzato), per poi riaccenderlo nei confronti di un nuovo prodotto, in una coazione a ripetere all'infinito.
Non si tratta di un discorso moralistico, anzi, il maggior sociologo vivente prima fa i calcoli, quindi presenta il conto del modo postmoderno di intendere e vivere il sesso, l'amore e l'erotismo.
Continua qui: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-03-28/conseguenze-sesso-postmoderno-secondo-111434.shtml?uuid=AbSetLiH.
Z. Bauman, Gli usi postmoderni del sesso, Mulino,
Bologna 2013, pp. 84 (con introduzione di M. Ferraris)
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giovedì 28 febbraio 2013
Nessuno si ama veramente: Elena Bono
Nessuno si ama veramente, […]
Di qui nasce il deserto
dentro e fuori di voi.
Ma tu imita Iddio
nella misericordia
che è la suprema Perfezione.
Va’ e perdona te stesso, -
sorrise a lui l’Illuminato
Elena Bono, "Il magrissimo asceta fece un interminabile cammino", in Poesie. Opera omnia, Le Mani, Genova 2007.
Di qui nasce il deserto
dentro e fuori di voi.
Ma tu imita Iddio
nella misericordia
che è la suprema Perfezione.
Va’ e perdona te stesso, -
sorrise a lui l’Illuminato
Elena Bono, "Il magrissimo asceta fece un interminabile cammino", in Poesie. Opera omnia, Le Mani, Genova 2007.
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giovedì 14 febbraio 2013
La sofferenza della Croce
Dio è amore. Ma l’amore
può anche essere odiato, laddove esige che si esca da se stessi per andare al
di là di se stessi. L’amore non è un romantico senso di benessere. Redenzione
non è wellness, un bagno nell’autocompiacimento, bensì una liberazione dall’essere
compressi nel proprio io. Questa liberazione ha come costo la sofferenza della
Croce. La profezia sulla luce e la parola circa la Croce vanno insieme.
da "L'infanzia di Gesù", Benedetto XVI, pag. 101
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sabato 5 gennaio 2013
L'amore solo mi attira
"Non desidero più la sofferenza né la morte, ma è l’amore solo che mi attira. A lungo le ho desiderate; ho posseduto la sofferenza e ho creduto raggiungere la riva del Cielo, ho creduto che il fiorellino sarebbe stato colto nella sua primavera. Ora l’abbandono solo mi guida, non ho altra bussola! Non posso chiedere più niente con ardore, fuorché il compimento perfetto della volontà del Signore sull’anima mia senza che le creature riescano a porvi rimedio."
Santa Teresa di Lisieux, Storia di un anima.
giovedì 3 gennaio 2013
Sotto la guida dello Spirito
Ecco invece, innanzitutto, la buona novella di Gesù: siamo peccatori, ma il nostro peccato è perdonato. A volte ci si è immaginato che la buona novella consistesse piuttosto in questo: teniamo conto del peccato e facciamo del nostro meglio per non caderci; attenzione quindi a sapere bene dove inizia e dove finisce il peccato, cosa è permesso e cosa è vietato. Ma il sapere se questo è peccato e quello non lo è non costituisce assolutamente l'oggetto primario della buona novella: sarebbe una buona notizia per i farisei, non quella di Gesù. Al contrario, la buona novella di Gesù consiste in questo: il nostro peccato, qualunque esso sia, è perdonato. La nostra unica e immensa gioia è di essere peccatori perdonati: l'unica certezza che ci resta qui sulla terra davanti a Dio è fonte di riconoscenza infinita. La grazia che Gesù vuole accordarci, e che noi cominciamo appena a sospettare, è di saperci peccatori: saperlo è il segno che i nostri occhi finalmente si aprono e che stiamo per essere guariti dalla nostra cecità, è il segno certo della grazia, dell'unica grazia sulla terra, che è anche l'unica gioia del cielo: "C'è più gioia in cielo per un peccatore convertito che per novantanove giusti che non hanno bisogno di conversione" (Lc 15,7).
(...)
Per questo il peccatore non è certamente un estraneo agli occhi di Dio; al contrario, Dio vuole conoscere solo il peccatore e, viceversa, quest'ultimo è il solo a sapere qualcosa su Dio.
(...)
"Il peccatore è al cuore stesso della cristianità. Nessuno è così competente in materia di cristianità come il peccatore. Nessuno, se non il santo". Così, a un certo momento, non c'è più differenza tra il peccatore e il santo: il santo, infatti, non è altro che un peccatore convertito, ed è questo prima di qualunque altra cosa. E ogni peccatore è un santo in potenza.
Mediante questa via del pentimento noi osiamo essere la gioia di Dio, perché Dio ha voluto rivelare il suo amore attraverso una pedagogia del peccato e della grazia.
(Sotto la guida dello Spirito, Andrè Louf)
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mercoledì 12 dicembre 2012
Un incontro di santità
Per
lunghi anni Francesco di Sales educò Francesca Frémyot de Chantal a un solo
obiettivo: a che il cuore le bruciasse di desiderio al solo udire l’espressione
“volontà di Dio”, anche quando non sapeva ancora determinare a che cosa Dio
intendesse condurla.
Dalla
loro corrispondenza si trae una raccolta di splendide massime, di cui tutti
potremmo utilmente servirci.
«Bisogna
fare tutto per amore e nulla per forza. Amare l’obbedienza più di quanto si
teme la disobbedienza».
«Siate
contenta di considerarvi ben poca cosa, perché la vostra miseria serve al buon
Dio per esercitare la Sua misericordia».
«Non
temete mai Dio, perché non vuol farvi alcun male. Amatelo invece molto, perché vuol
farvi ogni bene. Non cercate di vincere le tentazioni con violenza, perché questi
sforzi le rendono più insistenti. Immaginatevi Gesù Crocifisso tra le vostre
braccia, e, baciando il Suo costato aperto all’amore, ditegli cento volte: “E’
qui la mia speranza, è qui la sorgente viva della mia felicità. Nulla mi
separerà dal mio amore».
«Non
si può pretendere che nessuna foglia del vostro albero sia agitata dal vento. E’
sufficiente che rimanga attaccata…».
«Dio
vi ha custodita fino al presente. Tenetevi strettamente attaccata alla Sua mano…
Vi accorgerete che dove non potete camminare da sola, vi prenderà tra le Sue
braccia e vi guiderà».
Liberamente
tratto da: A. M. Sicari, Santi nella
carità. Figli, discepoli, amici di Vincenzo de’ Paoli, Jaca Book, 2007.
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mercoledì 14 novembre 2012
Ascoltami e parlami
Ascolta. Comprendi. Raccogli. Assimila. Metti in pratica. E' difficile, lo so, darmi ascolto quando la testa è piena di chiasso. E' necessario il silenzio, è necessario il deserto. Si ha terrore dell'aridità e del vuoto. Ma se tu sei fedele, se perseveri, lo sai, il tuo Diletto farà sentire la sua voce, il tuo cuore brucerà e questo ardore interiore ti darà la pace e la fecondità.
Più si moltiplicheranno, malgrado gli ostacoli, malgrado le ripugnanze o le tentazioni di viltà, i momenti in cui mi cerchi e mi trovi per ascoltarmi, più la mia risposta diventerà sensibile, più il mio Spirito ti animerà e ti suggerirà non soltanto ciò che ti chiedo di dire, ma ciò che ti offro di fare: davvero, allora, quello che dirai e farai sarà fruttuoso.
Guardami. Parlami. Ascoltami.
Io non sono soltanto testimone di verità, ma la Verità.
Io non sono soltanto canale di vita, ma la stessa Vita.
Io non sono soltanto raggio di luce, ma la stessa Luce.
Chi comunica a me comunica alla Verità. Chi riceve me riceve la Vita. Chi segue me cammina su una strada di luce, e la luce che sono Io cresce in lui.
Sì, parlami spontaneamente di tutto ciò che ti preoccupa. Io lascio un largo spazio alla tua iniziativa. Non credere che ciò che ti riguarda mi possa lasciare indifferente poiché tu sei qualcosa di me.
Chiamami in aiuto, con dolcezza, con calma, con amore. Non credere che io rimanga insensibile alle delicatezze dell'affetto.
Raccontami la tua giornata. Certo io già la conosco, ma mi piace sentirtela narrare,come alla madre piace il chicchierio del suo bambino al ritorno da scuola. Esponimi i tuoi desideri, i tuoi progetti, i tuoi fastidi, le tue difficoltà. Forse che non sono in grado di aiutarti a superarli?
Hai delle domande da farmi? Non esitare.
Come per Maria Maddalena al mattino di Pasqua, il mio cuore ti chiama continuamente per nome; sono in ansia per la tua risposta. Io dico il tuo nome sottovoce e aspetto il tuo ecce adsum: <<eccomi>>, in testimonianza della tua attenzione e della tua disponibilità.
Chiamami. Amami. Lasciati invadere dalla certezza di essere amato con passione, così come sei, con tutti i tuoi limiti e le tue debolezze, per diventare quale io ti desidero, brace incandescente di carità divina.
Silenzio dei demoni interiori che si chiamano l'orgoglio, l'istinto di potenza, lo spirito di dominio, lo spirito di aggressività, l'erotismo sotto qualsiasi forma che oscura lo spirito e indurisce il cuore.
Silenzio delle preoccupazioni secondarie, degli affanni indebiti, delle evasioni sterili.
Silenzio delle dispersioni inutili, della ricerca di se stesso, dei giudizi temerari.
(Gaston Courtois, Quando il Maestro parla al cuore
edizioni paoline, 1991)
venerdì 19 ottobre 2012
Santi silenziosi
CUORE DI MAMMA
Chiara Corbella 28 anni, si è spenta mercoledì 13 giugno, a mezzogiorno. Aveva conosciuto Enrico Petrillo a Medjugorje, e si sono presto sposati. In seguito, sono riusciti a superare sofferenze inaudite grazie a un radicato senso di Fede in Dio. Chiara, una ragazza bellissima e radiosa, si racconta in un video di due anni fa: ha una voce ferma, sicura, tremante d'emozione a tratti, ma sembra sapere qualcosa che ai più non è concesso. Rimasta incinta, scopre che la bambina è affetta da una grave forma di anencefalia. Deve dire al marito, ricoverato in ospedale, che la loro bambina non ha speranze di vivere dopo la nascita. Chiara confessa: "Non sapevo come dirlo a mio marito. Ho passato una notte terribile, e ho detto: <<Signore, mi vuoi donare questa cosa, ma perché non me l'hai fatto scoprire insieme a mio marito? Perché mi chiedi di dirglielo?>>. A quel punto ho pensato alla Madonna, che anche a lei il Signore aveva donato un figlio e gli aveva chiesto di annunciarlo a suo marito. Anche a lei il Signore aveva donato un figlio che non era per lei, che sarebbe morto e lei avrebbe dovuto vedere morire sotto la croce. Questa cosa mi ha fatto riflettere sul fatto che forse non potevo pretendere di capire tutto e subito, e forse il Signore aveva un progetto che io non riuscivo a comprendere. Ma già avviene il primo miracolo: il momento in cui lo dico a Enrico è stato un momento indimenticabile. Mi ha abbracciato e mi ha detto: <<E' nostra figlia e la terremo così com'è!>>. Nonostante tutto è stata una gravidanza stupenda, in cui abbiamo potuto apprezzare ogni singolo giorno, ogni piccolo calcio di Maria è stato un dono. Il momento in cui l'ho vista è un momento che non dimenticherò mai. Ho capito che eravamo legati per la vita. L'abbiamo battezzata, ed è stato il dono più grande che il Signore potesse farci. La piccola Maria nasce e muore dopo mezz'ora. Chiara ricorda il momento in cui Maria viene alla luce e spiega: "Se avessi abortito, non penso che avrei ricordato quel giorno come giorno di festa. Invece ricordo la gioia di quel giorno quando è nata". La gioia della maternità pensa di conservarla tutta la vita. E aggiunge: "Alle mamme vorrei dire che conta il fatto di aver avuto il dono del figlio, non il tempo che ci è riservato di stare con lui".
In seguito Chiara rimane ancora incinta, il bimbo si chiamerà Davide, anche lui è affetto da gravissime malformazioni che gli rendono impossibile la vita dopo la nascita ma, ancora una volta, la coppia decide di portare avanti la gravidanza.
Arriva la terza gravidanza, Francesco, che risulta essere un feto senza complicazioni. Al quinto mese di gestazione Chiara scopre di avere un carcinoma alla lingua e rifiuta i cicli di chemio e radio terapia perché non ha come priorità la sua vita ma quella di Francesco e non ha dubbi: non spetta a lei decidere poiché solo a Dio è concesso, così, come ha deciso per Maria e Davide, così farà per Francesco e aspetterà la fine della gestazione per curarsi. Francesco nasce sano e bello il 30 maggio 2011. Chiara, dopo la diagnosi medica del 4 aprile che la dichiarava "malata terminale", ha chiesto a Dio non il miracolo della guarigione, ma di farle vivere questi drammatici momenti di malattia e sofferenza nella pace sua e delle persone a lei più vicine. Per questo poco prima di morire Chiara aveva affrontato un viaggio a Medjugorje, invitando anche le famiglie degli amici. Era stata una grande fatica per lei, ormai molto malata, ma finalizzata ad aiutare gli altri ad accettare il dolore, a capire ai piedi della Madonna il senso della vita qui su questa terra. Nella lettera lasciata a suo figlio e letta dal marito Enrico, Chiara ha scritto: "Vado in cielo ad occuparmi di Maria e Davide, e tu rimani con il papà. Io dal cielo prego per voi". E confida al marito: "forse la guarigione in fondo non la voglio: un marito felice e un bambino sereno senza la mamma rappresentano una testimonianza pi grande rispetto ad una donna che ha superato una malattia. E' una testimonianza che potrebbe salvare tante persone...". Al suo confessore, manda un SMS, l'ultimo: "Siamo con la lanterna accesa in attesa dello Sposo".
Così Chiara andava preparando il suo incontro con Cristo.
www.chiaracorbellapetrillo.it
Omelia di padre Vito al funerale di Chiara: http://www.youtube.com/watch?feature=player_embedded&v=G6kyhpcJ20c#!
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giovedì 4 ottobre 2012
Transito di San Francesco
Dimorava allora il beato Francesco nel palazzo del vescovo di Assisi, e prego i frati di trasportarlo in fretta alla Porziuncola, poiché voleva rendere l'anima a Dio là dove per la prima volta conobbe la via della verità.
I pochi giorni che mancavano alla sua morte li passò in inni di lode, invitando i compagni diletti a cantare con lui le lodi di Cristo. Chiamava tutte le creature a lodare Dio, esortandole al divino amore. Perfino la morte, a tutti terribile e odiosa, esortava a lodare il Signore, correndole incontro e accogliendola come ospite gradita. "Ben venga - diceva - la mia sorella morte".
Dopo pochi giorni che si trovava nel luogo tanto desiderato, avvedendosi che la morte incalzava, chiamò a sé due frati e figlioli suoi prediletti e comandò loro di cantare ad alta voce, con giubilo di spirito, lodi al Signore per la morte vicina, anzi per l'approssimarsi della vera vita.
Su tutti i frati, che intanto si erano posti a sedere intorno a lui, stese poi le mani con le braccia disposte a forma di croce - il segno che tanto amava - e tutti, presenti e assenti, benedisse nella potenza e nel nome di Cristo crocifisso.
Poi aggiunse: "Figli miei, restate tutti saldi nel santo timore di Dio e perseverate sempre in esso. Poiché le tribolazioni e le Tentazioni verranno; beati però saranno coloro che persevereranno in questa via nella quale si sono incamminati.Io mi affretto a tornare a Dio, alla cui bontà vi raccomando tutti".
Finita questa dolce esortazione, quest'uomo carissimo a Dio si fece portare il libro dei Vangeli e chiese che gli si leggesse quel tratto del vangelo di San Giovanni che comincia con le parole: "Prima della festa di Pasqua".
Poi Francesco cominciò a recitare forte, per quanto gli era possibile, le parole del salmo "Con la mia voce al Signore grido aiuto, con la mia voce al Signore grido aiuto", e continuò così sino alla fine, concludendo: "I giusti mi faranno corona, quando mi concederai la tua grazia".
Poi si rivolse al medico: "Coraggio, frate medico, dimmi pure che la morte è imminente: per me sarà la porta della vita!". E ai frati: "Quando mi vedrete ridotto all'estremo, deponetemi nudo sulla terra come mi avete visto ieri l'altro, e dopo che sarò morto, lasciatemi giacere così per il tempo necessario a percorrere comodamente un miglio".
E mentre molti frati dei quali era padre e guida, ivi raccolti con riverenza aspettavano il beato passaggio e la benedetta fine, quella santissima anima si sciolse dalla carne, per essere assorta nell'abisso di eterna luce, e il corpo si addormentò nel Signore.
Si radunò allora una moltitudine di gente che lodava Dio, dicendo: "Lodato e benedetto sii tu, Signore Iddio nostro, che a noi indegni hai affidato un sì prezioso tesoro, lode e gloria a te, Trinità ineffabile!".
(Transito di S. Francesco -
tratto da Lo specchio di perfezione, Frate Leone)
BENEDICAT
sabato 29 settembre 2012
Gesù allungò un braccio dall'altra parte del tavolo e afferrò la mano del vecchio. <<Ogni giorno ci fai esercitare negli stessi movimenti, continuiamo a ripetere quei colpi simili a pennellate e a cantare i medesimi mantra. Perché? Perché quelle azioni diventino naturali e spontanee senza essere indebolite dal pensiero. Dico bene?>>.
<<Sì>>.
<<La compassione funziona allo stesso modo>> aggiunse il mio amico. <<E lo yeti lo sapeva. Amava costantemente, istantaneamente, spontaneamente, senza pensieri o parole. E' questo che mi ha insegnato. L'amore non è una cosa a cui si pensa, ma una condizione in cui si dimora. E' stato il suo dono per me>>.
Christopher Moore,
Il Vangelo secondo Biff - amico di infanzia di Gesù
sabato 15 settembre 2012
Cuore di Madre
"Ho offerto come Abramo il mio unico figlio all'Amore,
l'ho accompagnato sul monte del sacrificio,
sperando sempre che a Dio bastasse la mia fiduciosa e totale disponibilità.
E invece viene l'angelo del Signore,
ma non per sospendere il sacrificio,
ma per immolare il mio Isacco.
Gesù ha gridato la sua sete.
Ha implorato perdono per i suoi uccisori.
Ha assicurato il Regno al ladro pentito.
Ha provato il silenzio del Padre.
Ha rimesso la vita nelle Sue mani.
Ed è spirato.
Anche l'ultimo sangue è versato dal cuore squarciato,
perchè nulla rimanga di non offerto
di quel sacrificio incomparabile.
E io sto lì, accanto a lui,
bruciata dalla sua stessa fiamma,
come un roveto che arde e non si consuma".
Meditazione per la XII stazione della Via Crucis - Gesù muore sulla croce
(Sant'Andrea Pelago, 29 agosto 2012)
l'ho accompagnato sul monte del sacrificio,
sperando sempre che a Dio bastasse la mia fiduciosa e totale disponibilità.
E invece viene l'angelo del Signore,
ma non per sospendere il sacrificio,
ma per immolare il mio Isacco.
Gesù ha gridato la sua sete.
Ha implorato perdono per i suoi uccisori.
Ha assicurato il Regno al ladro pentito.
Ha provato il silenzio del Padre.
Ha rimesso la vita nelle Sue mani.
Ed è spirato.
Anche l'ultimo sangue è versato dal cuore squarciato,
perchè nulla rimanga di non offerto
di quel sacrificio incomparabile.
E io sto lì, accanto a lui,
bruciata dalla sua stessa fiamma,
come un roveto che arde e non si consuma".
Meditazione per la XII stazione della Via Crucis - Gesù muore sulla croce
(Sant'Andrea Pelago, 29 agosto 2012)
domenica 15 luglio 2012
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