domenica 28 aprile 2013
domenica 21 aprile 2013
avvolti in vesti candide
Io,
Giovanni, vidi: ecco, una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di
ogni nazione, tribù, popolo e lingua. Tutti stavano in piedi davanti al trono e
davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide, e tenevano rami di palma nelle
loro mani.
E
uno degli anziani disse: «Sono quelli che vengono dalla grande tribolazione e
che hanno lavato le loro vesti, rendendole candide col sangue dell’Agnello. Per
questo stanno davanti al trono di Dio e gli prestano servizio giorno e notte
nel suo tempio; e Colui che siede sul trono stenderà la sua tenda sopra di
loro.
Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».
Non avranno più fame né avranno più sete, non li colpirà il sole né arsura alcuna, perché l’Agnello, che sta in mezzo al trono, sarà il loro pastore e li guiderà alle fonti delle acque della vita. E Dio asciugherà ogni lacrima dai loro occhi».
Giovanni, Apocalisse, (7,9.14B-17)
giovedì 11 aprile 2013
Cristo è morto per Emma Bonino.
Se avessi una pur minima speranza di deviare il corso della storia ci proverei. Che so, andrei davanti al Quirinale, pronta anche a stendermi per terra sul manto stradale di via Nazionale, magari con le braccia tutte ricoperte di Bonnie Bracelets Club Monaco (mio ultimo oggetto dei desideri) in modo che mi si veda anche di notte se passa una macchina, sempre che abbia i fari accesi: rischiare la pelle sì, ma con stile. Farei qualsiasi cosa, se potessi, pur di sventare il pericolo che Emma Bonino diventi Presidente della Repubblica.
Se devo pensare a un’idea di male assoluto mi viene in mente chi uccide i bambini sotto il cuore della mamma. Ma non chi lo fa in un momento di disperazione, paura, vigliaccheria, povertà, incoscienza, solitudine, soffrendo di queste cose tutte insieme o di una sola. Quello non è il male assoluto, è solo una persona che sbaglia, e che può ritrovare il bandolo della matassa, che può addirittura, chiesto perdono, salire alle vette della santità . Però una donna che non solo aiuti materialmente le altre donne ad abortire, ma che difenda anche la loro possibilità di farlo, e che la chiami diritto, che spenda la sua intera vita per seminare morte e disperazione con l’arroganza di chi crede di avere ragione, beh, non mi viene in mente niente di più lontano dal bene.
Eppure Gesù Cristo è morto anche per Emma Bonino. Lui la ama. Lui ha dato la sua vita per lei, e fino a che avrà respiro la aspetterà a braccia aperte. Potrebbe anche succedere che la Bonino finisca per superarmi nel regno dei cieli, anzi, è del tutto probabile. Mi fa piuttosto fatica dirlo, ma è così. Io credevo di avere accumulato qualche piccolo vantaggio nella gara, ma magari in uno slancio, sostenuta dalla grazia, lei andrà a sedersi vicina vicina, e io avrò un posto in piccionaia, che poi sono pure miope, porca miseria.
Come si fa ad amare Emma Bonino (e Ignazio Marino, e Corrado Augias, e Odifreddi e Mancuso eccetera eccetera eccetera)? Quattro regole.
Uno: non parlare mai male di loro. E qui sono già fuori con l’accuso. L’ho fatto, lo faccio sempre, anche pubblicamente. A volte anche da sola, se incontro una di quelle facce mentre leggo il giornale, di sera, quando i figli dormono (mi alleno per quando sarò vecchia, e borbotterò da sola litigando col telegiornale, non vedo l’ora). Argomentare sugli errori politici, sulle leggi, sulle azioni pubbliche, va bene se ci viene richiesto. Si deve denunciare la verità, ma mai parlare male delle persone, care a Cristo più della sua stessa vita.
Due: pregare per loro. Non se ne parla proprio. Prima ho il figlio della mia amica, in pancia, e quello ricoverato, e l’amica di E., e poi M. Le persone malate, i miei figli, mio marito, tutti gli amici fino al cinquantaseiesimo raggio di prossimità, e poi la fame nel mondo, le guerre e ogni fantasiosa attività del principe di questo mondo. Prima di dire una decina per Augias potrei arrivare a preoccuparmi della deforestazione, del dissesto idrogeologico, forse anche un po’ della piaga dei saponi che non rispettano il tuo ph. Figuriamoci se ho tempo di pregare per quelli che sembrano stare dalla parte del male assoluto. Eppure credo che questa preghiera sciolga il cuore di Dio. E se poi l’oggetto del nostro amore faticoso è quello che mi ha sbarrato la strada al lavoro, quella mamma che mi umilia sempre ostentando i successi della sua prole ogm, quel familiare pesante, quel mio debitore disonesto, insomma persone con cui ho a che fare direttamente, allora si aggiungono altre due regolette.
Tre: mai fare qualcosa che possa danneggiarli, e qui la tentazione a volte è irresistibile.
Quattro: appena si presenta l’occasione, fare qualcosa di buono per lui/lei/loro. Capire a che punto sono del cammino e se per caso ci troviamo più avanti aiutarli a procedere di un passetto. Spiegare qualcosa, consigliare senza giudicare, accompagnare. Ciò significa che incontrando la Bonino per strada non solo non la si debba arrotare, cosa che verrebbe istintivo fare come primissimo atto, anche con una certa urgenza – cristianamente, si intende, sempre con misericordia. No. Anzi. Nel caso si dovrebbe anche offrire un passaggio, e non solo per un miglio ma per due. Qui siamo alla pura fantascienza, ma Gesù lo avrebbe fatto, e noi dobbiamo assomigliargli. Lo dobbiamo fare per far stare bene noi e gli altri. In questo momento di grida e parolacce e insulti e accuse pubbliche, come è riposante quando lo si incontra, in qualcuno che a forza di stare con lui ha finito per essere come lui…
lunedì 8 aprile 2013
Carità. Con viscere di misericordia
“Vi invito a lasciarvi evangelizzare dai poveri. Tante volte pensiamo di essere noi a portare il lieto annunzio ai poveri. Ma loro vivono meglio di altri certi valori, come l’abbandono fiducioso alla Provvidenza, la solidarietà nella sofferenza. I poveri ci evangelizzano. Sono provocazione di Dio per un mondo più giusto, più libero, più in pace, in cui la convivialità delle differenze diventi costume e l’etica del volto diventi motivo ispiratore di ogni comportamento umano. (…) Le nostre chiese devono accogliere i doni dei poveri. Siamo spesso incapaci di ricevere, siamo bravi solo a dare; bravi a lavare i piedi, non a lasciarceli lavare. Gesù ha detto: «Lavatevi i piedi gli uni gli altri». Il marocchino che se ne va per le nostre strade in cerca di casa e di lavoro è l’allegoria del nostro precariato, è l’emblema della nostra mancanza interiore di patria. (…) La Chiesa dunque ha scoperto la fonte dell’evangelizzazione: i poveri. Essi non sono soltanto i destinatari privilegiati dell’annuncio evangelico, non sono i terminali della nostra esuberanza pastorale apostolica, non sono l’oggetto del nostro impegno, ma sono essi stessi i portatori più efficaci del lieto messaggio di salvezza a tutti gli uomini”.
don Tonino Bello ("Carità. Con viscere di misericordia")
Preso da Missio (organismo pastorale della Cei)
Gli usi postmoderni del sesso: Z. Bauman
Per il teorico della "vita liquida" e dell'"amore liquido", come potrebbe il sesso non essersi allo stesso modo liquefatto, con l'affermarsi della società dei consumi? Nel breve saggio "Gli usi postmoderni del sesso", edito dal Mulino, Zygmunt Bauman fa risalire alla liberazione sessuale del Sessantotto, e alla rivoluzione consumistica avviata negli stessi anni, lo scollamento dell'erotismo – e quindi del desiderio – rispetto al sesso e all'amore. Del resto le merci, i beni di consumo, non fanno che accendere il desiderio di possesso (sopito quasi all'istante una volta realizzato), per poi riaccenderlo nei confronti di un nuovo prodotto, in una coazione a ripetere all'infinito.
Non si tratta di un discorso moralistico, anzi, il maggior sociologo vivente prima fa i calcoli, quindi presenta il conto del modo postmoderno di intendere e vivere il sesso, l'amore e l'erotismo.
Continua qui: http://www.ilsole24ore.com/art/cultura/2013-03-28/conseguenze-sesso-postmoderno-secondo-111434.shtml?uuid=AbSetLiH.
Z. Bauman, Gli usi postmoderni del sesso, Mulino,
Bologna 2013, pp. 84 (con introduzione di M. Ferraris)
Etichette:
amore,
bauman,
erotismo,
sesso,
sociologia
mercoledì 3 aprile 2013
CARLO BETOCCHI: AVRO’ LA MIA TOMBA; SARAI TU CHE VERRAI
Avrò la mia tomba; sarai tu che verrai,
morte procace, non squallida come quei timidi
dicono: io son tuo amante, morte, mia morte
che raccogli la vita tra le braccia e la
tramandi, dalle sue spoglie grano traendo,
e vita, nuova vita nel sole dei morti,
invisibile nella loro pace fruttifera,
da cui un'altra né mai diversa vita risorge,
nulla finisce, anzi tutto continua, o morte,
o amata morte, o amata.
(Carlo Betocchi, "Poesie del sabato", Mondadori, 1980)
morte procace, non squallida come quei timidi
dicono: io son tuo amante, morte, mia morte
che raccogli la vita tra le braccia e la
tramandi, dalle sue spoglie grano traendo,
e vita, nuova vita nel sole dei morti,
invisibile nella loro pace fruttifera,
da cui un'altra né mai diversa vita risorge,
nulla finisce, anzi tutto continua, o morte,
o amata morte, o amata.
(Carlo Betocchi, "Poesie del sabato", Mondadori, 1980)
sabato 30 marzo 2013
Scelgo gli occhi degli uomini
"Figlio, quando Tu partirai, crescente abisso eterno
nel quale scorsi ogni cosa
Padre, l'Amore significa necessità
di una crescita di gloria.
Figlio, guarda, non lontano dal Tuo chiarore
graniscono le spighe mature
E verrà un giorno in cui Ti toglieranno il fulgore,
in cui alla terra cederò la Tua luce.
Padre, guarda, non lontano dal mio amore
è il mio sguardo
e in esso avvolgo da secoli
quel giorno turgido nel suo verdeggiare.
Le Tue mani toglieranno dalle mie spalle
- Figlio, vedi questo annientamento,
il Tuo bagliore, quando verrà il giorno,
darò alle spighe della terra il turgore.
Padre, le mani staccate dalle Tue spalle
le salderò a un legno spogliato di verde,
e intriderò d'un pallore di grano
questa luce che muterai in spighe.
Figlio, quando partirai, eterno Amore,
della più intima corrente chi mai t'inonderà?
Padre, lascio il Tuo sguardo che s'empie di un'onda di sole,
scelgo gli occhi degli uomini
scelgo gli occhi delgi uomini, colmi d'una luce di grano.
[...]
Quando creavi i miei poveri occhi
e recavi l’abisso sulla Tua palma aperta,
pensavi a quello sguardo eterno
affascinato dall’abisso
e dicevi:
Mi abbasserò, fratello
mi abbasserò, non lascerò mai soli i tuoi occhi,
e mi nasconderò dapprima nella croce,
poi, come il pane, nel grano maturo.
Allora penso:
Ti abbassi così
perché nel cosmo non restino sole
le mie spalle lontane dalla croce
e i miei occhi pieni di nostalgia.
Se l'amore tanto più è grande quanto più è semplice,
se il desiderio più semplice sta nella nostalgia
allora non è strano che Dio voglia
essere accolto dai semplici
da quelli che hanno candido il cuore
e per il loro amore non trovano parole."
(Karol Wojtyla, dal "Canto del Dio Nascosto")
nel quale scorsi ogni cosa
Padre, l'Amore significa necessità
di una crescita di gloria.
Figlio, guarda, non lontano dal Tuo chiarore
graniscono le spighe mature
E verrà un giorno in cui Ti toglieranno il fulgore,
in cui alla terra cederò la Tua luce.
Padre, guarda, non lontano dal mio amore
è il mio sguardo
e in esso avvolgo da secoli
quel giorno turgido nel suo verdeggiare.
Le Tue mani toglieranno dalle mie spalle
- Figlio, vedi questo annientamento,
il Tuo bagliore, quando verrà il giorno,
darò alle spighe della terra il turgore.
Padre, le mani staccate dalle Tue spalle
le salderò a un legno spogliato di verde,
e intriderò d'un pallore di grano
questa luce che muterai in spighe.
Figlio, quando partirai, eterno Amore,
della più intima corrente chi mai t'inonderà?
Padre, lascio il Tuo sguardo che s'empie di un'onda di sole,
scelgo gli occhi degli uomini
scelgo gli occhi delgi uomini, colmi d'una luce di grano.
[...]
Quando creavi i miei poveri occhi
e recavi l’abisso sulla Tua palma aperta,
pensavi a quello sguardo eterno
affascinato dall’abisso
e dicevi:
Mi abbasserò, fratello
mi abbasserò, non lascerò mai soli i tuoi occhi,
e mi nasconderò dapprima nella croce,
poi, come il pane, nel grano maturo.
Allora penso:
Ti abbassi così
perché nel cosmo non restino sole
le mie spalle lontane dalla croce
e i miei occhi pieni di nostalgia.
Se l'amore tanto più è grande quanto più è semplice,
se il desiderio più semplice sta nella nostalgia
allora non è strano che Dio voglia
essere accolto dai semplici
da quelli che hanno candido il cuore
e per il loro amore non trovano parole."
(Karol Wojtyla, dal "Canto del Dio Nascosto")
Etichette:
dio,
figlio,
giovanni paolo II,
karol wojtyla,
padre
Sabato Santo
![]() |
| M.I. Rupnik, Chiesa delle Suore Orsoline Figlie di Maria Immacolata
Verona - Italia
|
La Morte aveva finito il suo beffardo discorso
e la voce di nostro Signore risuonò fragorosamente nello Sheol,
aprendo ogni tomba una per una.
Terribili spasimi afferrarono la Morte nello Sheol;
dove la luce non era mai stata,
raggi brillarono dagli angeli che erano entrati
per far uscire i morti a incontrare
il Morto che ha dato vita a tutto.
La morte di Gesù è un tormento per me
(dice la Morte),
vorrei averlo lasciato vivo:
sarebbe stato meglio per me che la sua morte.
Qui c’è un morto la cui morte trovo detestabile;
alla morte di ogni altro io gioisco,
ma la sua morte mi tormenta,
e aspetto che torni alla vita:
durante la sua vita egli ha fatto rivivere
e portato di nuovo alla vita tre morti.
Ora attraverso la sua morte
i morti che sono venuti di nuovo alla vita
mi calpestano alle porte dello Sheol
quando vado per trattenerli.
Correrò e chiuderò le porte dello Sheol
davanti a questo Morto
la cui morte mi ha rapinato.
Chi sentirà ciò si meraviglierà della mia umiliazione,
perché sono stata sconfitta da un Morto
venuto da fuori:
tutti i morti vogliono andare fuori,
e lui insiste per entrare.
Un farmaco di vita è entrato nello Sheol
e ha riportato i suoi morti indietro alla vita.
Sant’Efrem il Siro, Inni sulla Risurrezione, n. 36, 11.13.14, Lipa 1999
venerdì 29 marzo 2013
Lei che, come un Sole, dissipa le tenebre dei nostri intrighi
Mentre predicava il Rosario nelle vicinanze di Carcassonne, a san Domenico fu presentato un eretico albigese posseduto dal demonio. Il santo, davanti a una folla che si ritiene composta di oltre dodicimila persone, lo esorcizzò, e i demoni che tenevano in dominio quel miserabile, furono costretti, loro malgrado, a rispondere alle domande dell'esorcista. E confessarono
1) che nel corpo di costui erano in quindicimila perché egli aveva osato combattere i quindici misteri del Rosario;
2) che san Domenico col suo Rosario terrorizzava tutto l'inferno e che essi stessi odiavano lui più di qualsiasi altra persona perché con questa devozione del Rosario strappava loro le anime;
3) rivelarono inoltre parecchi altri particolari.
3) rivelarono inoltre parecchi altri particolari.
San Domenico allora gettò la sua corona al collo dell'ossesso e chiese ai demoni chi mai fra tutti i santi del cielo essi temessero di più e chi, a parere loro, meritasse più amore e onore da parte degli uomini. A tale domanda gli spiriti infernali levarono alte grida sì che la maggior parte dei presenti stramazzarono a terra per lo spavento. Poi quei maligni, per non rispondere direttamente alla domanda, cominciarono a piangere e a lamentarsi in modo così pietoso e commovente che parecchi fra gli astanti furono presi da una naturale pietà. Per bocca dell'ossesso e con voce piagnucolosa così dicevano: «Domenico, Domenico, abbi pietà di noi e promettiamo di non nuocerti mai. Tu che tanta compassione hai per i peccatori e per i miserabili, abbi pietà di noi meschini. Oh! soffriamo già tanto, perché ti compiaci di aumentare le nostre pene? Contentati di quelle che ci tormentano. Misericordia! misericordia! misericordia!».
Impassibile davanti ai piagnistei di quegli spiriti, il santo rispose che non avrebbe smesso di tormentarli finché non avessero risposto alla sua domanda. Ed essi replicarono che avrebbero dato la risposta, ma in segreto, all'orecchio e non di fronte a tutti. Domenico tenne duro e comandò che parlassero ad alta voce; ma ogni sua insistenza fu inutile e i demoni si chiusero nel silenzio. Allora il santo si pose in ginocchio e pregò la Madonna: «Vergine potentissima, Maria, in virtù del tuo Rosario comanda a questi nemici del genere umano di rispondere alla mia domanda». Immediatamente dopo questa invocazione, una fiamma ardente uscì dalle orecchie, dalle narici e dalla bocca dell'ossesso; i presenti tremarono dalla paura ma nessuno ne subì danno. E si udirono le grida di quegli spiriti: «Domenico, noi ti preghiamo per la passione di Cristo e per i meriti della sua santa Madre e dei santi: Permettici di uscire da questo corpo senza dir nulla. Gli angeli, quando tu vorrai, te lo riveleranno. Del resto, perché vuoi credere a noi? Non siamo forse dei bugiardi? Non tormentarci oltre, abbi pietà di noi».
«Disgraziati che voi siete, indegni di essere esauditi» — riprese san Domenico, e sempre in ginocchio pregò di nuovo la Vergine santa: «O degnissima Madre della Sapienza, ti supplico per il popolo qui presente che ha già appreso a recitare come si deve il Saluto angelico, obbliga questi tuoi nemici a proclamare in pubblico la verità piena e chiara sul Rosario».
Finita la preghiera vide accanto a sé la Vergine Maria, circondata da una moltitudine di angeli, che con una verga d'oro colpiva l'ossesso e gli diceva: «Rispondi al mio servo Domenico conforme alla sua richiesta». Da notare che nessuno udiva né vedeva la Madonna all'infuori di san Domenico.
A tale comando i demoni presero a urlare:
«O inimica nostra, o nostra damnatrix, o nostra inimica, o nostra damnatrix, o confusio nostra, quare de coelo descendisti, ut nos hic ita torqueres? Per te quae infernum evacuas et pro peccatoribus tanquam potens advocata exoras; o Via coeli certissima et securissima, cogimur sine mora et intermissione ulla, nobis quamvis invitis, et contra nitentibus, totam rei proferre veritatem. Nunc declarandum nobis est simulque publicandum ipsum medium et modus quo ipsimet confundamur, unde vae et maledictio in aeternum nostris tenebrarum principibus.
Audite igitur vos, christiani. Haec Christi Mater potentissima est in praeservandis suis servis quominus praecipites ruant in baratrum nostrum inferni. Illa est quae dissipat et enervat, ut sol, tenebras omnium machinarum et astutiarum nostrarum, detegit omnes fallacias nostras et ad nihilum redigit omnes nostras tentationes. Coactique fatemur neminem nobiscum damnari qui eius sancto cultui et pio obsequio devotus perseverat. Unicum ipsius suspirium, ab ipsa et per ipsam sanctissimae Trinitati oblatum, superat et excedit omnium sanctorum preces, atque pium et sanctum eorum votum et desiderium, magisque eum formidamus quam omnes paradisi sanctos; nec contra fideles eius famulos quidquam praevalere possumus.
Notum sit etiam vobis plurimos christianos in hora mortis ipsam invocantes contra nostra iura salvari, et nisi Marietta illa obstitisset nostrosque conatus repressisset, a longo iam tempore totam Ecclesiam exterminassemus, nam saepissime universos Ecclesiae status et ordines a fide deficere fecissemus. Imo planius et plenius vi et necessitate compulsi, adhuc vobis dicimus, nullum in exercitio Rosarii sive psalterii eius perseverantem aeternos inferni subire cruciatus. Ipsa enim devotis servis suis veram impetrat contritionem qua fit ut peccata sua confiteantur, et eorum indulgentiam a Deo consequantur».
«O nostra nemica, o nostra rovina, o nostra confusione, perché sei venuta dal cielo apposta per tormentarci così fortemente? O avvocata dei peccatori che ritrai dall'inferno, o via sicurissima del paradiso, siamo noi proprio obbligati, a nostro dispetto, a dire tutta la verità? Dobbiamo proprio confessare davanti a tutti ciò che sarà causa della nostra confusione e della nostra rovina? Maledizione a noi, maledizione ai nostri principi delle tenebre.
Ascoltate, dunque, cristiani. Questa Madre di Cristo è onnipotente per impedire che i suoi servi cadano nell'inferno; è lei che, come un sole, dissipa le tenebre dei nostri intrighi e astuzie; è lei che sventa le nostre mene, disfa i nostri tranelli e rende tutte le nostre tentazioni vane e inefficaci. Siamo costretti a confessare che nessuno di quanti perseverano nel suo servizio è dannato con noi. Uno solo dei sospiri ch'ella offra alla SS. Trinità vale più di tutte le preghiere, i voti e i desideri di tutti i santi. Noi la temiamo più di tutti i beati insieme e nulla possiamo contro i suoi fedeli servi.
Vi sia anche noto che molti cristiani che l'invocano nell'ora della morte, che dovrebbero essere dannati secondo le nostre leggi ordinarie, si salvano per sua intercessione. Ah! se questa Marietta — così la chiamavano per rabbia — non si fosse opposta ai nostri disegni e ai nostri sforzi, già da molto tempo noi avremmo rovesciato e distrutto la Chiesa e fatto cadere nell'errore e nell'infedeltà tutti i suoi ordini. Proclamiamo, inoltre, costretti dalla violenza che ci viene usata, che nessuno di quanti perseverano nella recita del Rosario è dannato; perché ella ottiene ai suoi servi devoti una sincera contrizione dei loro peccati per mezzo della quale essi ne ottengono il perdono e l'indulgenza».
Ottenuta questa confessione san Domenico fece recitare il Rosario dagli astanti, adagio e con devozione. Ed ecco una cosa sorprendente! Ad ogni Ave Maria recitata dal santo e dal popolo usciva dal corpo di quell'ossesso una moltitudine di demoni in forma di carboni ardenti. Quando l'infelice ne fu completamente libero, la Vergine santa, sempre non vista, benedisse il popolo e tutti avvertirono una sensibile e vivissima gioia. Questo miracolo causò la conversione e l'iscrizione alla Confraternita del Rosario di molti eretici.
giovedì 28 marzo 2013
domenica 24 marzo 2013
METRO MILANO
"Si costruisce una mappa personale, disegnata dal flusso delle abitudini ma anche dei gusti, delle inclinazioni. Si scelgono i pezzi della città da cucire insieme, i quartieri, gli edifici, i monumenti, le strade. Poco alla volta si individua il codice o l'alfabeto secondo i quali vive e dorme quella città [...]. Le impara l'occhio, prima del pensiero. C'è una rassicurazione nel camminare [...]. Per quanto sia irregolare il moto lo sguardo è sempre avanti. [...] Faceva freddo, aveva nevicato da poco. C'erano ovunque cumuli di sporca neve ghiacciata nella mia prima mattina a Milano."
Etichette:
buk,
cahier di viaggio,
città,
edizioni,
historica,
manuale,
mappa,
metro milano,
metropolitana,
milan,
paolo melissi
sabato 23 marzo 2013
Il "Prête" à porter che cerchiamo in questa stagione non é il Vicario di Cristo
La mia devozione al Papa, non ad un Papa, credo sia fuori di dubbio. Premessa necessaria per evitare fraintendimenti di quello che sto per scrivere: speriamo che i “complimenti” al Papa finiscano presto. Papa buono, ecologista, animalista, povero, umile, fraterno, paterno, ecumenico, rispettoso dei non credenti, ah che bello seguirà San Francesco… Conio ufficialmente un neologismo: CattoFans.
Fioriscono gli aneddoti la cui attedibilità è tutta da
dimostrare: ha offerto una sedia ed una merendina alla Guardia Svizzera che
aveva piantonato tutta la notte la Sua camera da letto, dicendogli pure di
bussare se avesse avuto bisogno. Non vuole il segretario, è piuttosto riottoso
ad accettare di alloggiare nell’appartamento papale..va bene, abbiamo capito.
Aspettiamo di sapere se preferisca una canadese a Castel Gandolfo e poi abbiamo
finito... Non vorrei dimenticare un altro “must”: la Croce d’acciaio… É
stato scritto e detto anche troppo.
Siamo abili a sottolineare gli aspetti più superficiali e scenografici di tutto ciò che ascoltiamo o vediamo. È facile, tanto, esaltare questo Papa per le Sue “caratteristiche” che a noi sembrano le più evidenti e quindi, come ci insegna la cultura dell’apparire, senza dubbio le più “significative”.
Cosa verrebbe logicamente di seguito? Che visto che il Papa ci piace tanto, ci uniformassimo al Suo stile. Ho scritto “stile", non vita…perché la vita del Papa è tutt’altra cosa. Ma, tranquilli, non ci adegueremo neppure allo stile...
Tutti gli aggettivi dedicati al Papa non sono altro che fumo colorato che si dissiperà prestissimo: nella migliore delle ipotesi è fumo, nella peggiore un tentativo di deviare l’attenzione da ben altro che il Papa esprime e, non ultimo, di fare inopportuni, irriverenti e cretini paragoni col Papa Emerito.
Il Papa è il Vicario di Cristo: ama Cristo e cerca di uniformarsi alla Sua Parola eterna ed alla Sua vita impareggiabile. Non servono aggettivi. Non è ecologista né animalista: ama il Creatore ed ogni Sua opera, che ci ha rammentato abbiamo il compito di custodire. Questo Papa non è buono, né povero: il Vicario di Cristo è buono e povero. Non è ecumenico, né rispettoso dei non credenti: Cristo è venuto per tutti ed ha esaudito la preghiera del centurione, additandolo ad esempio di fede ed il Papa segue quella Via.
Non è fraterno, né paterno, né umile: Cristo, il Figlio Unigenito dell’Altissimo, ha chiamato tutti fratelli ed amici. Si è chinato, prima che a lavare i piedi dei Suoi, sul mondo peccatore ed è venuto fra noi. Il Papa cerca di imitarLo.
Il Papa si ispira a Cristo, che ha costituito San Francesco come una stella di riferimento del Cattolicesimo, non a Francesco in quanto “Francesco”, che per primo si sarebbe schernito di quelle affermazioni.
"Il centro è Cristo”: questo ha proclamato con grande forza, anche fisicamente visibile, il Papa dalla Cappella Sistina… molto dopo ha accarezzato il cane.
Ma certo, è evidente: un conto è dire ah che bello, ama la povertà e non vuole l’anello d’oro (ai riciclatori a tutti i costi do una bella notizia: è quello di Papa Paolo VI…), ah come è umile, si è chinato di fronte al Popolo di Dio.. Tutto vero e tutto bello: il Papa ha già compiuto molti gesti storici, che ci hanno toccato il cuore e lo spirito e che resteranno nella memoria del mondo.
Ma il Papa, prima di tutto, ha proclamato Cristo, ha venerato Maria Santissima, ha manifestato il Suo amore e la Sua deferenza per il Papa Emerito ed il Suo amore indefettibile per il popolo di Dio che é Chiesa Cattolica: di questo, non si sono entusiasmati in molti.
Uniformiamoci a Cristo e questa sarà l’opera nostra più gradita al Papa, diamoGli la gioia della nostra conversione…non i complimenti e le festanti considerazioni.
Ai CattoFans ed anche ai non credenti, tutti affollati a battere le mani, consiglio di guardare Cristo e si stupiranno molto meno del Papa. Do loro appuntamento alla prima volta in cui il Papa “che cambierà la Chiesa” parlerà di valori non negoziabili: andate a leggere quello che ha già detto in passato, vi assicuro che non le manda a dire. Ed anche in quella “custodia del creato”, che vi ha tanto entusiasmato, al Papa preme innanzitutto la protezione e la dignità dell’Uomo… non del falco pellegrino. E la carità, non solo materiale, che promuoverà sarà per l’Uomo e non per le foche… neppure se “monache”.
Siamo abili a sottolineare gli aspetti più superficiali e scenografici di tutto ciò che ascoltiamo o vediamo. È facile, tanto, esaltare questo Papa per le Sue “caratteristiche” che a noi sembrano le più evidenti e quindi, come ci insegna la cultura dell’apparire, senza dubbio le più “significative”.
Cosa verrebbe logicamente di seguito? Che visto che il Papa ci piace tanto, ci uniformassimo al Suo stile. Ho scritto “stile", non vita…perché la vita del Papa è tutt’altra cosa. Ma, tranquilli, non ci adegueremo neppure allo stile...
Tutti gli aggettivi dedicati al Papa non sono altro che fumo colorato che si dissiperà prestissimo: nella migliore delle ipotesi è fumo, nella peggiore un tentativo di deviare l’attenzione da ben altro che il Papa esprime e, non ultimo, di fare inopportuni, irriverenti e cretini paragoni col Papa Emerito.
Il Papa è il Vicario di Cristo: ama Cristo e cerca di uniformarsi alla Sua Parola eterna ed alla Sua vita impareggiabile. Non servono aggettivi. Non è ecologista né animalista: ama il Creatore ed ogni Sua opera, che ci ha rammentato abbiamo il compito di custodire. Questo Papa non è buono, né povero: il Vicario di Cristo è buono e povero. Non è ecumenico, né rispettoso dei non credenti: Cristo è venuto per tutti ed ha esaudito la preghiera del centurione, additandolo ad esempio di fede ed il Papa segue quella Via.
Non è fraterno, né paterno, né umile: Cristo, il Figlio Unigenito dell’Altissimo, ha chiamato tutti fratelli ed amici. Si è chinato, prima che a lavare i piedi dei Suoi, sul mondo peccatore ed è venuto fra noi. Il Papa cerca di imitarLo.
Il Papa si ispira a Cristo, che ha costituito San Francesco come una stella di riferimento del Cattolicesimo, non a Francesco in quanto “Francesco”, che per primo si sarebbe schernito di quelle affermazioni.
"Il centro è Cristo”: questo ha proclamato con grande forza, anche fisicamente visibile, il Papa dalla Cappella Sistina… molto dopo ha accarezzato il cane.
Ma certo, è evidente: un conto è dire ah che bello, ama la povertà e non vuole l’anello d’oro (ai riciclatori a tutti i costi do una bella notizia: è quello di Papa Paolo VI…), ah come è umile, si è chinato di fronte al Popolo di Dio.. Tutto vero e tutto bello: il Papa ha già compiuto molti gesti storici, che ci hanno toccato il cuore e lo spirito e che resteranno nella memoria del mondo.
Ma il Papa, prima di tutto, ha proclamato Cristo, ha venerato Maria Santissima, ha manifestato il Suo amore e la Sua deferenza per il Papa Emerito ed il Suo amore indefettibile per il popolo di Dio che é Chiesa Cattolica: di questo, non si sono entusiasmati in molti.
Uniformiamoci a Cristo e questa sarà l’opera nostra più gradita al Papa, diamoGli la gioia della nostra conversione…non i complimenti e le festanti considerazioni.
Ai CattoFans ed anche ai non credenti, tutti affollati a battere le mani, consiglio di guardare Cristo e si stupiranno molto meno del Papa. Do loro appuntamento alla prima volta in cui il Papa “che cambierà la Chiesa” parlerà di valori non negoziabili: andate a leggere quello che ha già detto in passato, vi assicuro che non le manda a dire. Ed anche in quella “custodia del creato”, che vi ha tanto entusiasmato, al Papa preme innanzitutto la protezione e la dignità dell’Uomo… non del falco pellegrino. E la carità, non solo materiale, che promuoverà sarà per l’Uomo e non per le foche… neppure se “monache”.
lunedì 18 marzo 2013
Breve spiegazione del motto e dello stemma di papa Francesco.
Il Papa ha deciso di
confermare il motto, “Miserando atque eligendo”, e nei tratti essenziali anche
lo stemma che aveva come arcivescovo, caratterizzato da una lineare semplicità.
Lo scudo blu è
sormontato dai simboli della dignità pontificia, uguali a quelli voluti dal
predecessore Benedetto XVI (mitra collocata tra chiavi decussate d'oro e
d'argento, rilegate da un cordone rosso). In alto, campeggia l'emblema
dell'ordine di provenienza del Papa, la Compagnia di Gesù: un sole raggiante e
fiammeggiante caricato dalle lettere, in rosso, IHS, monogramma di Cristo. La
lettera H è sormontata da una croce; in punta, i tre chiodi in nero.
In basso, si trovano la
stella e il fiore di nardo. La stella, secondo l'antica tradizione araldica,
simboleggia la Vergine Maria, madre di Cristo e della Chiesa; mentre il fiore
di nardo indica San Giuseppe, patrono della Chiesa universale. Nella tradizione
iconografica ispanica, infatti, San Giuseppe è raffigurato con un ramo
di nardo in mano. Ponendo nel suo scudo tali immagini, il Papa ha inteso
esprimere la propria particolare devozione verso la Vergine Santissima e San
Giuseppe.
Il motto di Papa Francesco, “Miserando atque eligendo”, è
tratto dalle omelie di San Beda il Venerabile, sacerdote (Om. 21; CCL 122,
149-151), il quale, commentando l'episodio evangelico della vocazione di San
Matteo, scrive: "Vidit ergo lesus publicanum et quia miserando atque
eligendo vidit, ait illi Sequere me" (Vide Gesù un pubblicano e siccome lo
guardò con sentimento di amore e lo scelse, gli disse: Seguimi).
Questa omelia è un omaggio alla misericordia divina ed è
riprodotta nella Liturgia delle Ore della festa di San Matteo. Essa riveste un
significato particolare nella vita e nell'itinerario spirituale del Papa.
Infatti, nella festa di San Matteo dell'anno 1953, il giovane Jorge Bergoglio
sperimentò, all'età di 17 anni, in un modo del tutto particolare, la presenza
amorosa di Dio nella sua vita. In seguito ad una confessione, si sentì toccare
il cuore ed avvertì la discesa della misericordia di Dio, che con sguardo di
tenero amore, lo chiamava alla vita religiosa, sull'esempio di Sant'Ignazio di
Loyola.
Una volta eletto vescovo, mons. Bergoglio, in ricordo di tale
avvenimento che segnò gli inizi della sua totale consacrazione a Dio nella Sua
Chiesa, decise di scegliere, come motto e programma di vita, l'espressione di
San Beda “Miserando atque eligendo”, che ha inteso riprodurre anche nel proprio
stemma pontificio.
fonte: News.va/it
Iscriviti a:
Post (Atom)









