In questo, ha aggiunto Francesco, consiste l’annuncio della notte di Natale: «Dio non conosce lo scatto d’ira e l’impazienza; è sempre lì, come il padre della parabola del figlio prodigo, in attesa di intravedere da lontano il ritorno del figlio perduto». L'«immensa luce» annunciata dal profeta Isaia «nasce a Betlemme e viene accolta dalle mani amorevoli di Maria, dall’affetto di Giuseppe, dallo stupore dei pastori». Il «segno» annunciato dagli angeli ai pastori «è l’umiltà di Dio portata all’estremo; è l’amore con cui, quella notte, Egli ha assunto la nostra fragilità, la nostra sofferenza, le nostre angosce, i nostri desideri e i nostri limiti. Il messaggio che tutti aspettavano, quello che tutti cercavano nel profondo della propria anima, non era altro che la tenerezza di Dio: Dio che ci guarda con occhi colmi di affetto, che accetta la nostra miseria, Dio innamorato della nostra piccolezza».
Nella notte di Natale, ha detto ancora il Papa, «siamo invitati a riflettere. Come accogliamo la tenerezza di Dio? Mi lascio raggiungere da Lui, mi lascio abbracciare, oppure gli impedisco di avvicinarsi? “Ma io cerco il Signore” – potremmo ribattere. Tuttavia, la cosa più importante non è cercarlo, bensì lasciare che sia Lui a trovarmi e ad accarezzarmi con amorevolezza. Questa è la domanda che il Bambino ci pone con la sua sola presenza: permetto a Dio di volermi bene?».
Dall'omelia di Papa Francesco 24/12/2014
venerdì 26 dicembre 2014
domenica 9 novembre 2014
domenica 19 ottobre 2014
domenica 12 ottobre 2014
[...] non
era nemmeno da cercarti:
accettarti
bastava
per
accettarci…
David Maria Turoldo
sabato 11 ottobre 2014
DIVENTARE CRISTIFERI
Mettete tutte le opere del mondo in paragone a una Comunione ben fatta: sarà come un atomo di polvere in confronto di una montagna; perché con quella noi diventiamo Cristiferi, cioè portatori di Cristo nelle nostre persone.
Clemente Rebora, Le poesie, Garzanti.
venerdì 10 ottobre 2014
"caro e ingiusto peccato"
T'ho amato,
caro e ingiusto peccato.
Ho cercato di renderti santo.
E' per questo che ho pianto.
Giovanni Testori, Per sempre, 1970
martedì 7 ottobre 2014
Dio infatti non si stanca mai di perdonare al peccatore che si converte, e non si stanca di dargli sempre di nuovo una possibilità. Questa misericordia non significa giustificazione del peccato, ma giustificazione del peccatore però nella misura in cui si converte e si propone di non peccare più.
dalla "Relatio ante discptationem" del relatore generale, Card. Péter erdo, 6-10-2014.
dalla "Relatio ante discptationem" del relatore generale, Card. Péter erdo, 6-10-2014.
venerdì 26 settembre 2014
giovedì 11 settembre 2014
Sulla distanza/2
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| G. De Chirico, Ettore e Andromaca, 1917, Milano - Collezione Mattioli |
Le
anime hanno un loro particolare modo d’intendersi, d’entrare in intimità, fino
a darsi del tu, mentre le nostre persone sono tuttavia impacciate nel commercio
delle parole comuni, nella schiavitù delle esigenze sociali. Han bisogni lor
proprii e loro proprie aspirazioni le anime, di cui il corpo non si dà per
inteso, quando veda l’impossibilità di soddisfarli e di tradurle in atto. E
ogni qualvolta due che comunichino fra loro così, con le anime soltanto, si
trovano soli in qualche luogo, provano un turbamento angoscioso e quasi una
repulsione violenta d’ogni minimo contatto materiale, una sofferenza che li
allontana, e che cessa subito, non appena un terzo intervenga. Allora, passata
l’angoscia, le due anime sollevate si ricercano e tornano a sorridersi da
lontano.
L.
Pirandello, Il fu Mattia Pascal,
Mondadori, 1988.
domenica 31 agosto 2014
sabato 26 luglio 2014
Il Tuo nome sia lodato
Al cominciar del giorno, Dio, ti chiamo.
Aiutami a pregare e a raccogliere i miei pensieri su di te;
da solo non sono capace.
C'è buio in me, in Te invece c'è luce;
sono solo, ma tu non m'abbandoni;
non ho coraggio, ma Tu mi sei d'aiuto;
sono inquieto, ma in Te c'è la pace;
c'è amarezza in me, in Te pazienza;
non capisco le tue vie,
ma tu sai qual è la mia strada.
Padre del cielo,
siano lode e grazie a Te
per la quiete della notte,
siano lode e grazie a Te
per il nuovo giorno.
Signore,
qualunque cosa rechi questo giorno,
il tuo nome sia lodato! Amen.
(Dietrich Bonhoeffer)
martedì 22 luglio 2014
Donna, perché piangi?*
Vuoto
nero
inchiostro
sulla pagina
gialla d'aspettare
la carezza
d'una parola.
*Gv 20,15
nero
inchiostro
sulla pagina
gialla d'aspettare
la carezza
d'una parola.
*Gv 20,15
domenica 29 giugno 2014
Paura. Per sempre.
Il discorso di Francesco partiva da una riflessione sulla provvisorietà, dopo che un giovane aveva riferito che avrebbe voluto fare il prete in via provvisoria, soltanto per dieci anni.
"E' così, abbiamo paura del definitivo. E per scegliere una vocazione, una vocazione qualsiasi, anche quelle vocazioni 'di stato', il matrimonio, la vita consacrata, il sacerdozio, si deve scegliere con una prospettiva del definitivo. E' una parte della cultura che a noi tocca vivere in questo tempo, ma dobbiamo viverla, e vincerla".
L'omelia per San Pietro e Paolo. "Il problema della paura e dei rifugi pastorali", che rappresentano delle tentazioni anche per i pastori di oggi, che rischiano di cercare per questo l'appoggio dei potenti, è stato al centro dell'omelia di Papa Francesco in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, protettori di Roma e della Sede Apostolica. "Noi, cari fratelli vescovi - ha detto - mi domando: abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro?". "Cerchiamo forse - ha continuato il Pontefice - l'appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall'orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Cari fratelli vescovi, dove poniamo la nostra sicurezza?".
"E' così, abbiamo paura del definitivo. E per scegliere una vocazione, una vocazione qualsiasi, anche quelle vocazioni 'di stato', il matrimonio, la vita consacrata, il sacerdozio, si deve scegliere con una prospettiva del definitivo. E' una parte della cultura che a noi tocca vivere in questo tempo, ma dobbiamo viverla, e vincerla".
L'omelia per San Pietro e Paolo. "Il problema della paura e dei rifugi pastorali", che rappresentano delle tentazioni anche per i pastori di oggi, che rischiano di cercare per questo l'appoggio dei potenti, è stato al centro dell'omelia di Papa Francesco in occasione della festa dei Santi Pietro e Paolo, protettori di Roma e della Sede Apostolica. "Noi, cari fratelli vescovi - ha detto - mi domando: abbiamo paura? Di che cosa abbiamo paura? E se ne abbiamo, quali rifugi cerchiamo, nella nostra vita pastorale, per essere al sicuro?". "Cerchiamo forse - ha continuato il Pontefice - l'appoggio di quelli che hanno potere in questo mondo? O ci lasciamo ingannare dall'orgoglio che cerca gratificazioni e riconoscimenti, e lì ci sembra di stare sicuri? Cari fratelli vescovi, dove poniamo la nostra sicurezza?".
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