sabato 4 agosto 2012

4 Agosto - Lago Santo, Rondinaio

SIGNORE DELLE CIME
(Giuseppe "Bepi" de Marzi, 1958)

Dio del cielo, Signore delle cime 
un nostro amico, 
hai chiesto alla montagna. 
Ma ti preghiamo, 
ma ti preghiamo 
su nel paradiso, 
su nel paradiso 
lascialo andare, 
per le tue montagne. 

Santa Maria, 
signora della neve 
copri col bianco, 
(tuo) soffice mantello 
il nostro amico 
il nostro fratello. 
Su nel paradiso, 
su nel paradiso 
lascialo andare, 
per le tue montagne
.


giovedì 2 agosto 2012

IL PERDONO D'ASSISI

oggi, 2 agosto, il Perdono d'Assisi

All'origine della «Festa del Perdono» c'é un episodio della vita di san Francesco. Una notte del 1216, era immerso nella preghiera alla Porziuncola. All'improvviso entrò una lucefortissima e Francesco vide sopra l'altare il Cristo e alla sua destra la Madonna e gli Angeli. Gli chiesero che cosa desiderasse per la salvezza delle anime. La risposta fu immediata: «Santissimo Padre, benché io sia misero epeccatore, ti prego di concedere ampio e generoso perdono». La sua richiesta fu esaudita così da quell'anno, dopo aver ricevuto il permesso dal Pontefice Onorio III, il 2 Agosto si celebra la «Festa del Perdono» a Santa Maria degli Angeli ma anche in tutte le parrocchie e le chiese francescane.  E' concessa l'indulgenza a chi si comunica, si confessa c prega per il Papa
 
Dal mezzogiorno del 1° Agosto alla mezzanotte del 2 Agosto  si può ottenere, una sola volta, l’indulgenza plenaria della Porziuncola.

CONDIZIONI PER RICEVERE L'INDULGENZA PLENARIA DEL PERDONO DI ASSISI
(per sé o per i defunti)
 
·  Confessione sacramentale per essere in grazia di Dio (negli otto giorni precedenti o seguenti);
·  Partecipazione alla Messa e Comunione eucaristica;
·  Visita alla chiesa della Porziuncola in Assisi, o ad una chiesa parrocchiale, o ad una chiesa francescana dove si rinnova la professione di fede, mediante la recita del CREDO, per riaffermare la propria identità cristiana;
·  La recita del PADRE NOSTRO, per riaffermare la propria dignità di figli di Dio, ricevuta nel Battesimo;
·   Una preghiera secondo le intenzioni del Papa, per riaffermare la propria appartenenza alla Chiesa, il cui fondamento e centro visibile di unità è il Romano Pontefice.
·  Una preghiera per il Papa. 





mercoledì 1 agosto 2012

Furberia


Caravaggio, I bari, 1594 circa.
A parte i casi di difesa e di scampo, la furberia è attitudine e direi qualità dell’animo e modalità del contegno sicuramente infame: quand’anche il vocabolo contenga e serbi una nota di ammirazione, sporca ammirazione per l’eroe della furberia.
Nell’ambito della serietà e della onestà civile, operosa costruzione di una società e di una patria, deve ritenersi una frode: e così nell’ambito stesso del lavoro, del commercio, della produzione dei beni. Un commercio è onesto quando non vende articoli fasulli, non prepara alimenti adulterati: è furbo, e cioè disonesto quando invece di condire il risotto con lo zafferano lo colora coi derivati dell’anilina. La furberia è una evasione dai propri compiti e dai necessari limiti mondiali che definiscono ogni attività: limiti che devono essere ininterrottamente osservati nella loro connessione, nella loro necessaria combinazione logica, e direi logico-matematica. La furberia cospira alla cancellazione e alla distruzione della vita associata, sostituendo l’attività storica con una pseudo-storia, o peggio, con una non-storia: in ogni caso con una fabulazione turpe e ladresca che sfocia all’insensatezza e al nulla-di-fatto. (…)
Anche nella vita estetica, nella galanteria e nell’arte, furbo è quegli che crede di poter utilmente indossare una camicia sporca per il giorno delle nozze, o per il giorno della gloria.


Carlo Emilio Gadda, Furberia, in "Almanacco Letterario Bompiani”, 1959.


venerdì 27 luglio 2012

tu mi conosci e in te mi riconosco

Chi sei Signore?
Il tuo mistero chi lo può capire,
io ti ho incontrato al pozzo di Giacobbe
ed il mio cuore continua a interrogarti.


Chi sei Signore?
Cammini sulle strade di Giudea,
ti chiamano profeta,  il messia
Chi può capire sei uomo, forse, o Dio?
...
Chi sei Signore?
Mistero che in me non ha risposta
ricerca e desiderio senza fine
rivela il nome per cui possa chiamarti.


Chi sei Signore?
Presenza immensa e festa ritrovata,
tu sempre atteso e da sempre amato.
Tu mi conosci e in te mi riconosco.
...
Chi sei Signore?
Col cuore e con la mente io ti cerco,
ma le mie dita non ti san toccare,
né le mie mani ti possono afferrare.
...
Chi sei Signore?
S'innalza e vola in alto il mio pensiero
per respirare abissi senza fine:
il tuo mistero non riesco a misurare.
...
Sei Tu Signore,
il desiderio sempre inappagato,
sei tu la nostalgia che non ha fine
sei tu l'attesa che non dà mai riposo.



tx: D. Gianotti - G. Rapaggi
m: G. Mareggini


track 16 - Per te canterò - EDB 2009

lunedì 23 luglio 2012

mai fidarsi di chi contrappone i fiori alle opere di bene


Nei vasi i fiori del matrimonio celebrato nove giorni fa sono ancora belli, impreziosiscono gli altari della nostra chiesa; oggi celebriamo un funerale.
– Non fiori ma opere di bene – mi colpì questa sentenza, ero adolescente inquieto e ribelle in cerca di giuste cause, mi sembrò indice di una superiore moralità, puritana ed integerrima. Dalle opere di bene all'operare per il bene comune all'operare il male a fin di bene fu un tutt'uno: l'incedere di una generazione. Ero già un uomo quando comprai fiori da riempirne l'auto: per mia madre, da portare in chiesa, al cimitero, da regalare e risalendo i tornanti verso casa mi misi a cantare a voce spiegata; una preghiera di ringraziamento, di lode. Quando mai i fiori avrebbero impedito le opere di bene e come potrebbero? Non amo i puritani e credo gli integerrimi incapaci o impossibilitati ad un sereno esame di coscienza.
Pensieri da contemplazione di un pomeriggio estivo, nitido allo sguardo, il sole caldo rinfrescato dal vento. Giusto un anno fa il campanile scandiva le tre e tra le braccia dei familiari la bara di mia madre lasciava la nostra casa per la liturgia funebre che l'avrebbe accompagnata al cimitero; per tutta la vita si era raccomandata ai nostri morti come intercessori, li aveva pregati offrendo per loro le sue preghiere; un dialogo ininterrotto consapevole del mistero che tutto avvolge e, sebbene peccatori, veneriamo come Comunione dei Santi. Oggi il campanile batte le tre e io mi accodo al corteo funebre di Ebe, morta a 94 anni. Barista della mia infanzia, adolescenza, giovinezza poi, ormai sempre più vecchi tutti e due, una cara presenza con cui scambiare poche chiacchiere, molti buoni convenevoli; il piacere della vicinanza con qualcuno che conosci e ti conosce da sempre. Basta sorridere per veder scorrere la vita a ritroso. In chiesa tutta la sua numerosa famiglia: figli, nipoti e pronipoti, parenti; tante storie, qualcuna più difficile qualcuna meravigliosa. Alcuni sono amici, molte presenze abitudinarie, qualcuno nemmeno lo conosco. Matrimoni e funerali scandiscono l'esistenza delle famiglie. I matrimoni sono, nella gioia, promessa di nuova vita e in questo fondanti le comunità. I funerali sono, nel dolore, promessa di vita eterna e in questo rinsaldano le comunità dispensando grazie necessarie a chi resta: molti affanni, molte preoccupazioni, molte incomprensioni, si rivelano ben poca cosa di fronte ad una morte condivisa. Matrimoni e funerali sono buona occasione per fare pace: con sé stessi, con gli altri, con Dio.
La famiglia presiede le necessità vitali della persona, la Chiesa presiede le necessità vitali della comunità; chiesa e famiglia, istituzioni banalizzate, derise, osteggiate sono i due poli su cui si attesta la difesa dell'umanità nel nostro tempo. Contro l'attacco mercantile che negando l'anima riduce l'uomo a materiale organico da laboratorio genetico; contro l'attacco spiritualista che scarnificandolo lo riduce a sentimento mutevole. Come il senso della famiglia necessita di un luogo circoscritto, uno spazio privato, così il senso della Chiesa necessita di spazi pubblici, luoghi sacri per nutrire, in rivoli infiniti, coloro che l'avvicinano. Sono stato pochi giorni fa a Monte Sant'Angelo, nella grotta dell'Arcangelo Michele, meta millenaria di devozione popolare. Una visita a quelle pietre, un'architettura che racconta i secoli in un colpo d'occhio, così come un matrimonio, un funerale a compimento di una esistenza, sono una benedizione, un dono prezioso. Bisogna renderne merito.

Giovanni Lindo Ferretti, da Avvenire, 22 luglio 2012

domenica 15 luglio 2012

Com'è giusta la morte

Giovanni Testori

da L'amore, Feltrinelli, 1968


silenzio che è voce

Dio padre e madre
che ascolta e comprende
silenzio apparente
nel giorno dell'uomo.


Aleggia sul mondo
a donare il respiro
ai cuori atterriti
incapaci a sperare.


Dio padre e madre
che accoglie e consola
rivelati oggi
nel giorno dell'uomo.


Che io possa servirti
a far nascere il canto
che muove a speranza
di nuovo vigore.


Dio padre e madre
che giudica  e chiama
silenzio che è voce
nel giorno dell'uomo.


Irrompi impetuoso
a turbare la quiete
dei cuori assopiti
sepolcri imbiancati.

track 10 - Per te canterò - EDB 2009


tx: D. Gianotti
m: F. Mareggini

mercoledì 11 luglio 2012

11 luglio 2012: SAN BENEDETTO PATRONO D'EUROPA


dalla Regola, Capitolo VI - L'amore del silenzio

Facciamo come dice il profeta: "Ho detto: Custodirò le mie vie per non peccare con la lingua;
ho posto un freno sulla mia bocca, non ho parlato, mi sono umiliato e ho taciuto anche su cose buone".
Se con queste parole egli dimostra che per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni, quanto più è necessario troncare quelli sconvenienti in vista della pena riserbata al peccato!
Dunque l'importanza del silenzio è tale che persino ai discepoli perfetti bisogna concedere raramente il permesso di parlare, sia pure di argomenti buoni, santi ed edificanti, perché sta scritto:
"Nelle molte parole non eviterai il peccato"
e altrove: "Morte e vita sono in potere della lingua".
Se infatti parlare e insegnare é compito del maestro, il dovere del discepolo è di tacere e ascoltare.
Quindi, se bisogna chiedere qualcosa al superiore, lo si faccia con grande umiltà e rispettosa sottomissione.
Escludiamo poi sempre e dovunque la trivialità, le frivolezze e le buffonerie e non permettiamo assolutamente che il monaco apra la bocca per discorsi di questo genere.

giovedì 28 giugno 2012

Abbond'io


- Sotto pena della vita, m’hanno intimato di non fare quel matrimonio.

- E vi par codesta una ragion bastante, per lasciar d’adempire un dovere preciso?

- Io ho sempre cercato di farlo, il mio dovere, anche con mio grave incomodo, ma quando si tratta della vita…

- E quando vi siete presentato alla Chiesa, - disse, con accento ancor più grave, Federigo, - per addossarvi codesto ministero, v’ha essa fatto sicurtà della vita? V’ha detto che i doveri annessi al ministero fossero liberi da ogni ostacolo, immuni da ogni pericolo? O v’ha detto forse che dove cominciasse il pericolo, ivi cesserebbe il dovere? O non v’ha espressamente detto il contrario? Non v’ha avvertito che vi mandava come un agnello tra i lupi? Non sapevate voi che c’eran de’ violenti, a cui potrebbe dispiacer ciò che a voi sarebbe comandato? Quello da Cui abbiam la dottrina e l’esempio, ad imitazione di Cui ci lasciam nominare e ci nominiamo pastori, venendo in terra a esercitarne l’ufizio, mise forse per condizione d’aver salva la vita? E per salvarla, per conservarla, dico, qualche giorno di più sulla terra, a spese della carità e del dovere, c’era bisogno dell’unzione santa, dell’imposizion delle mani, della grazia del sacerdozio? Basta il mondo a dar questa virtù, a insegnar questa dottrina. Che dico? Oh vergogna! Il mondo stesso la rifiuta: il mondo fa anch’esso le sue leggi , che prescrivono il male come il bene; ha il suo vangelo anch’esso, un vangelo di superbia e d’odio; e non vuol che si dica che l’amore della vita sia una ragione per trasgredirne i comandamenti. Non lo vuole; ed è ubbidito. E noi! Figli e annunziatori della promessa!

Don Abbondio stava a capo basso: il suo spirito si trovava tra quegli argomenti come un pulcino negli artigli di un falco, che lo tengono sollevato in una regione sconosciuta, in un’aria che non ha mai respirata. Vedendo che qualcosa bisognava rispondere, disse, con una certa sommissione forzata:

- Monsignore illustrissimo, avrò torto. Quando la vita non si deve contare, non so cosa mi dire. …E’ un signore quello, con cui non si può né vincerla né impattarla.

- E non sapete voi che il soffrire per la giustizia è il nostro vincere? E se non sapete questo, che cosa predicate? Di che siete maestro? Qual è la buona novella che annunziate a’ poveri? Chi pretende che vinciate la forza con la forza?

«Anche questi santi son curiosi», pensava intanto don Abbondio.

- Torno a dire, monsignore, - rispose dunque, - che avrò torto io… Il coraggio uno non se lo può dare.

- E perché dunque, potrei dirvi, vi siete impegnato in un ministero che v’impone di stare in guerra con le passioni del secolo? Ma, come, vi dirò piuttosto, come non pensate che, se in codesto ministero, comunque vi ci siate messo, v’è necessario il coraggio, per adempir le vostre obbligazioni, c’è Chi ve lo darà infallibilmente, quando glielo chiediate? Credete voi che tutti que’ milioni di martiri avessero naturalmente coraggio? …Tutti hanno avuto coraggio; perché il coraggio era necessario, ed essi confidavano. Conoscendo la vostra debolezza e i vostri doveri, avete voi pensato a prepararvi ai passi difficili a cui potevate trovarvi, a cui vi siete trovato in effetto? Ah, se per tant’anni d’ufizio pastorale, avete (e come non avreste?) amato il vostro gregge, se avete riposto in esso il vostro cuore, le vostre cure, le vostre delizie, il coraggio non doveva mancarvi al bisogno: l’amore è intrepido.



Alessandro Manzoni, I promessi sposi, Zanichelli, 1987.
Libero estratto dal capitolo XXV.

lunedì 25 giugno 2012

Agostino

Non ti lasci trovare dai superbi, nemmeno se essi riuscissero a contare le stelle.