lunedì 24 febbraio 2014
lunedì 13 gennaio 2014
«Il rapporto con Gesù salva i sacerdoti dal dio Narciso»
Il vero sacerdote, unto da Dio per il suo popolo, ha un rapporto stretto
con Gesù: quando questo manca, il prete diventa “untuoso”, un idolatra, devoto
del ‘dio Narciso’: è quanto ha affermato Papa Francesco nella Messa presieduta
stamani a Santa Marta. Hanno concelebrato il cardinale Angelo Bagnasco e un
gruppo di sacerdoti dell’arcidiocesi di Genova.
L’omelia di Papa Francesco è tutta dedicata ai sacerdoti. Commentando la
prima lettera di San Giovanni, laddove dice che abbiamo la vita eterna perché
crediamo nel nome di Gesù, il Papa si chiede come sia il rapporto dei sacerdoti
con Gesù, perché “la forza di un sacerdote è in questo rapporto”. “Gesù, quando
cresceva in popolarità – osserva - andava dal Padre”, si ritirava “in luoghi
deserti a pregare”. “Questa è un po’ la pietra di paragone di noi preti – ha
affermato - se andiamo o non andiamo a trovare Gesù; qual è il posto di Gesù
Cristo nella mia vita sacerdotale? Un rapporto vivo, da discepolo a Maestro, da
fratello a fratello, da pover’uomo a Dio, o è un rapporto un po’ artificiale …
che non viene dal cuore?”:
“Noi siamo unti dallo Spirito e quando un sacerdote si allontana da Gesù
Cristo può perdere l’unzione. Nella sua vita, no: essenzialmente ce l’ha … ma
la perde. E invece di essere unto finisce per essere untuoso. E quanto male
fanno alla Chiesa i preti untuosi! Quelli che mettono la loro forza nelle cose
artificiali, nelle vanità, in un atteggiamento … in un linguaggio lezioso … Ma,
quante volte si sente dire con dolore: ‘Ma, questo è un prete-farfalla!’,
perché sempre è nelle vanità … Questo non ha il rapporto con Gesù Cristo! Ha
perso l’unzione: è un untuoso”.
Il Papa ha quindi aggiunto:
“Noi sacerdoti abbiamo tanti limiti: siamo peccatori, tutti. Ma se andiamo
da Gesù Cristo, se cerchiamo il Signore nella preghiera – la preghiera di
intercessione, la preghiera di adorazione – siamo buoni sacerdoti, benché siamo
peccatori. Ma se ci allontaniamo da Gesù Cristo, dobbiamo compensare questo con
altri atteggiamenti … mondani. E così, tutte queste figure … anche il
prete-affarista, il prete-imprenditore … Ma il prete che adora Gesù Cristo, il
prete che parla con Gesù Cristo, il prete che cerca Gesù Cristo e che si lascia
cercare da Gesù Cristo: questo è il centro della nostra vita. Se non c’è
questo, perdiamo tutto. E cosa daremo alla gente?”.
“Il nostro rapporto con Gesù Cristo, rapporto di unti per il suo popolo –
ha esortato il Papa - cresca in noi” sacerdoti “ogni giorno di più”:
“Ma, è bello trovare preti che hanno dato la loro vita come sacerdoti,
davvero, e di cui la gente dice: ‘Ma, sì, ha un caratteraccio, ha questo, ha
quello … ma è un prete!’. E la gente ha il fiuto! Invece, quando la gente vede
i preti – per dire una parola – idolatri, che invece di avere Gesù, hanno i
piccoli idoli … piccoli … alcuni devoti del ‘dio Narciso’, anche … Quando la
gente vede questi, la gente dice: ‘Poveraccio!’. Quello che ci salva dalla
mondanità e dall’idolatria che ci fa untuosi, quello che ci conserva nella
unzione, è il rapporto con Gesù Cristo. E oggi, a voi che avete avuto la
gentilezza di venire a concelebrare qui, con me, auguro questo: ma perdete
tutto nella vita, ma non perdete questo rapporto con Gesù Cristo! Questa è la
vostra vittoria. E avanti, con questo!”.
martedì 31 dicembre 2013
Te deum del cuore (D. Rondoni)
E ora che l’anno finisce, il cuore deve
decidere da che parte stare. Il cuore, che è la sede delle decisioni che
davvero segnano l’esistenza, come dice la Bibbia. E il nostro cuore, adesso che
finisce un anno duro e pieno di fatiche, deve decidere: lamento o gratitudine?
È sempre così. Di fronte a un anno che passa, come di fronte al viso dei propri
figli, o delle persone che ti trovi accanto. Hai mille motivi per lamentarti,
cuore nostro. Mille motivi per dare voce alle ferite. Alle delusioni. Ai torti
subiti. Mille motivi per far parlare la lingua amara della rivendicazione. O
la lingua stanca dell’avvilimento.
Molte notizie
che anche oggi troviamo sui giornali farebbero salire parole dure dal cuore.
Ma come c’è la durezza della pena, c’è anche la durezza della gioia. La
resistenza, la forza della gratitudine. Quella che proviamo per cose che magari
sui giornali non ci finiscono. La gratitudine per le cose da niente che
costellano la nostra vita. Per il respiro che ancora ci viene accordato, e il riso
e anche per il pianto con cui conosciamo il dolore e l’amore. Le cose che non
fanno notizia, come il sorriso di un figlio, l’occhiata della persona che
amiamo, il suo voltarsi quando la salutiamo. Quelle cose da niente che non fanno
notizia, ma che ci suggeriscono una gratitudine invincibile. E noi vogliamo
scegliere di rendere grazie per queste cose da niente. Per la fede dei
semplici, papi nel fulgore del loro ministero o ammalati nella penombra della
loro offerta. Vogliamo ringraziare per tutte le madri che, camminando
lavorando soffrendo, non perdono la speranza. E custodiscono l’amore. Per tutti
quelli che non fanno notizia e fanno andare il mondo, mettendo cura e
pazienza in lavori senza onori apparenti. Gratitudine per la bellezza spaventosa
e dolce di questo posto chiamato Italia, edificato dal genio, dalla fede e
dalla operosità dei nostri padri, sotto i cui cieli abitiamo e vediamo
panorami per cui vale la pena essere venuti al mondo. Il nostro cuore decide
di ringraziare, in questa fine d’anno. Per le cose che ci hanno corretto. Per
quelle che, pure facendoci soffrire, ci hanno legato di più a ciò che vale. E
ringraziare per le cose da niente, i ‘buongiorno’ scambiati per le scale, i
‘se hai bisogno di una mano, ci sono’ che ci hanno detto anche con gesti
silenziosi. Vogliamo rendere grazie per la benedizione dei bambini nostri e
per quelli degli altri. Per i loro visi dove tutto reinizia. E per la pazienza
dei nostri anziani, che onorano il tempo senza sentirlo come una ingiustizia,
ma come un chiarimento. Vogliamo ringraziare per la pazienza preziosissima dei
sofferenti nel corpo, nella mente. Per chi è restato senza lavoro, ma non senza
dignità. Per le cose che non fanno mai notizia, come la cura e l’amicizia
offerta da tanti a chi è solo. Per il mare di bene che con onde silenziose
sostiene il nostro viaggio.
Ora che l’anno
finisce strapperemo il cuore dalle mani del demonio lamentoso che vorrebbe non
farci vedere come i cuori di tutti cercano il bene. Ora che finisce l’anno con
tutte le sue ferite e le sconfitte e le perdite, ringrazieremo per tutti i
doni, e per il segreto bene che si nasconde anche nel patimento se una mano ci
passa sugli occhi come ai bambini. Ringrazieremo per tutti gli abbracci
silenziosi. Per i baci di amicizia e di amore scambiati. Per le cose da niente
che non fanno notizia ma hanno fatto la vita e la speranza per questo anno che
finisce. E ringrazieremo per il dono più misterioso di tutti, la fede. Per le
mani che ce lo hanno offerto, per i volti che lo hanno confermato in mezzo alle
tenebre dell’anno. Per i dolci amici che ci hanno parlato di Lui, Signore buono
dell’anno che va e dell’istante che viene.
sabato 28 dicembre 2013
"La salvezza divina implica la lotta al peccato"
“La memoria del primo
martire viene così, immediatamente, a dissolvere una falsa immagine del Natale:
l’immagine fiabesca e sdolcinata, che nel Vangelo non esiste! La liturgia ci
riporta al senso autentico dell’Incarnazione, collegando Betlemme al Calvario e
ricordandoci che la salvezza divina implica la lotta al peccato, passa
attraverso la porta stretta della Croce.”
Papa Francesco – Santo Stefano 2013
venerdì 22 novembre 2013
Legge anti-omofobia: una reale necessità? quali prospettive?
Mercoledì 4 Dicembre 2013 alle ore 20,45
presso il Centro per le
famiglie, Via Caduti sul lavoro 24 a Sassuolo
Relatore: Dott. Pino Morandini
Magistrato, già
vicepresidente nazionale del Movimento per la Vita
Moderatore: Dott. Andrea Zambrano
Giornalista, caporedattore
di Prima Pagina di Reggio
Promuovono l'iniziativa: Centro Aiuto
alla Vita e Associazione Scienza e Vita di Sassuolo
Sostengono l'iniziativa: FederVita Emilia Romagna
Forum delle Famiglie regionale
Centro di Bioetica Moscati
Vicariato di Sassuolo -
Valle del Secchia
Azione Cattolica vicariale
Nuovi Orizzonti di
Sassuolo
Movimento Familiaris Consortio
Fondazione Incendo
Centro culturale L’umana
avventura
Associazione Giovanni
XXIII
martedì 19 novembre 2013
Il sogno della madre: Stefano Dal Bianco
Se state guardando una madre che dorme in poltrona
in un qualsiasi dopopranzo invernale
con il televisore temporaneamente spento
e con in casa l’imperiosa pace
di una raggiunta storia di famiglia,
restate lì, non ve ne andate
e copritela con uno scialle
Stefano Dal Bianco
giovedì 14 novembre 2013
Scusi il disturbo, Ingegnere... buon compleanno!
Nel giorno in cui ricorrerebbe il centoventesimo compleanno di Carlo Emilio Gadda, pubblichiamo le riflessioni di Teofilo, dall'incipit del dialogo intitolato "L'egoista" (1953).
Chi immagina e percepisce se medesimo come un
essere «isolato» dalla totalità degli esseri porta il concetto di individualità
fino al limite della negazione, lo storce fino ad annullarne il contenuto. L’io
biologico ha un certo grado di realtà: ma è sotto molti riguardi apparenza,
vana petizione di principio. La vita di ognun di noi pensata come fatto per sé
stante, estraniato da un decorso e da una correlazione di fatti, è concetto
erroneo, è figurazione gratuita. In realtà, la vita di ognun di noi è «simbiosi
con l’universo». La nostra
individualità è il punto di incontro, è il nodo o groppo di innumerevoli
rapporti con innumerevoli situazioni (fatti od esseri) a noi apparentemente
esterne. Ognuno di noi è limitato, su infinite direzioni, da una controparte
dialettica: ognuno di noi è il no di infiniti sì, è il sì di infiniti no. Tra
qualunque essere dello spazio metafisico e l’io individuo (io-parvenza,
io-scintilla di una tensione dialettica universale) intercede un rapporto
pensabile: e dunque un rapporto di fatto. Se una libellula vola a Tokio, innesca una catena di
reazioni che raggiungono me.
Egoista è
colui che ignora o trascura la condizione di simbiosi, cioè di necessaria
convivenza, di tutti gli esseri. Egli crede di poter vivere solo, entità eminente
nella vera luce su oscure e dimenticabili premesse. In realtà le sue funzioni
vitali, come ad esempio lo svuotamento dell’intestino, si adempiono col
necessario concorso di altri esseri, in fatto di alcuni miliardi di
microorganismi specializzati che hanno eletto il loro domicilio nell’intestino
stesso. Le radici delle piante devono appropriarsi l’indispensabile azoto sotto
forma di nitrati (sali dell’acido nitrico); e ciò pervengono
a fare grazie alla collaborazione di batteri nitrificatori, o batteri di
Winogradski, che vivono, e infaticabilmente agiscono, aggrumati in popolose
colonie sulla loro scorza. Tali batteri trasformano gli indigeribili nitriti
(sali dell’acido nitroso, presenti nel terreno) in ghiotti nitrati. L’acido
nitroso deriva dall’ozono, infuso nelle piogge da scariche elettriche
cosiddette «oscure», di cui l’atmosfera suole palpitare in silenzio: ma anche
da quelle dirompenti e accecanti.
L’egoista, buon per lui, ignora o trascura
questi nessi, queste correlazioni di fatto. Non ha letto, e non ha meditato a
sufficienza, la monadologia di Leibniz
né i Karamazov di Dostoiewski. Non ha letto o non ha inteso i Vangeli.
C. E. Gadda, L'egoista, in I viaggi la morte, Garzanti, 1988-93.
mercoledì 6 novembre 2013
sabato 2 novembre 2013
bye bye Lou
Jesus, help me find my proper place
Help me in my weakness
Cause I'm falling out of grace
(Lou Reed, 1942-2013)
martedì 29 ottobre 2013
«Voi chi dite che io sia?»
15 Disse loro: «Voi chi dite che io sia?». 16 Rispose Simon Pietro: «Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente». 17 E Gesù: «Beato te, Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue te l'hanno rivelato, ma il Padre mio che sta nei cieli. 18 E io ti dico: Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa. 19 A te darò le chiavi del regno dei cieli, e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli». 20 Allora ordinò ai discepoli di non dire ad alcuno che egli era il Cristo.
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domenica 27 ottobre 2013
S.DAZIERI, Attenti al gorilla - MILANO
Milano non piace quasi a nessuno di quelli che ci vivono. Non amano il ritmo che li spinge sempre di corsa. Hanno problemi di stomaco per i panini alla piastra e i piattini di verdura. Non sopportano la puzza di piscio dei sottopassaggi, l'odore del vomito dei tossici, il lastricato di preservativi nelle viuzze, la moquette di cacche di cane. Sognano il verde e trovano solo qualche albero morente e i parchi strapieni di polizia pronta a dirti che non sta bene sedersi sulla poca erba a farti i cavoli tuoi. Sono disorientati dalla mancanza di punti di ritrovo, dalle poche piazze senza panchine, dagli stili architettonici accrocchiati, dalle case a forma di cubo, di ananas, di pigna, di finto rococò e finto gotico. Non capiscono che Milano non è una città, ma un grumo di lava che ha subito tutte le Furie. Che è sterile, come il deserto, e per starci bisogna essere attrezzati. Che non è adatta ai dilettanti. Per questo la amo.
S. DAZIERI
venerdì 4 ottobre 2013
E il Verbo si fece carne*
![]() |
| M. I. Rupnik, San Francesco bacia il lebbroso, San Giovanni Rotondo (FG) |
Ricordatevi quello che Benedetto XVI ci ha detto:
“La Chiesa non cresce per proselitismo. Cresce per attrazione”.
E
quello che attrae è la testimonianza.
San Francesco diceva ai suoi
frati: “Predicate il Vangelo sempre e, se fosse necessario, anche con le parole”.
dal Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla Catechesi, 27 settembre 2013
*Gv 1,14
martedì 1 ottobre 2013
E Francesco?
«È grandissimo perché è tutto. Uomo che vuole fare, vuole costruire, fonda un Ordine e le sue regole, è itinerante e missionario, è poeta e profeta, è mistico, ha constatato su se stesso il male e ne è uscito, ama la natura, gli animali, il filo d’erba del prato e gli uccelli che volano in cielo, ma soprattutto ama le persone, i bambini, i vecchi, le donne. È l’esempio più luminoso di quell’agape di cui parlavamo prima.
dall'intervista di Eugenio Scalfari a Papa Francesco 1/10/2013 Memoria di S. Teresa di Gesù Bambino
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